Dopo aver difeso senza se e senza ma il poliziotto che a Rogoredo ha ucciso Mansouri, a cui contestualmente chiedeva il pizzo e stupefacenti, il ministro Salvini ha subito fatto scattare la retorica della “mela marcia”, affermando che se le accuse venissero confermate sarebbe un “oltraggio alle divise”.

Non a chi ci ha rimesso la vita, non ai cittadini che dovrebbero poter contare sul fatto che le “forze dell’ordine” non vadano in giro a uccidere, a ricattare, a depistare. Alle “divise”. Allora qui trovate una breve carrellata di alcune notizie che potreste aver letto solo nell’ultima settimana. E ce ne sono tanti di casi del genere.
A queste “divise” si fa oltraggio? Sono a decine le “mele marce”? La realtà è che le “forze dell’ordine” di questo paese sono l’espressione di un sistema marcio, in cui i loro ambienti sviluppano personalità violente, prevaricatrici e spesso affette da delirio di onnipotenza. Questa violenza è utile quando c’è da reprimere il dissenso, lo abbiamo visto col sangue sul volto dei manifestanti di Torino.
A loro è concesso di operare in un clima di impunità che ora viene addirittura sancito per legge, con il nuovo decreto Sicurezza che ha creato una sorta di doppio “registro degli indagati” e un vero e proprio “scudo penale”, fondamentale ora che ai manganelli va dato via libera per azzittire definitivamente i manifestanti che hanno riempito a milioni le piazze nello scorso autunno.
Va fermata questa deriva autoritaria, e il primo passo e la costruzione del NO Sociale verso il referendum del 22 e 23 marzo. Per invertire la rotta sulla repressione e sul riarmo a discapito delle spese sociali, a cui partecipa tanto la maggioranza quanto l’opposizione. Ci vediamo il 14 marzo a Roma, per la manifestazione nazionale del NO Sociale, Piazza della Repubblica ore 14!
* Portavoce nazionale di Potere al Popolo


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