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L’alleanza Epstein ha sbagliato i conti sull’Iran

Superate le prime quattro settimane di aggressione dell’alleanza Epstein è il caso di fare una ulteriore valutazione.

Già molte analisi fondate sono state proposte sull’andamento dell’aggressione (non guerra, chiamiamo le cose per come sono), sui danni attuali prodotte dagli aggressori, su quelli nella zona del golfo Persico, sui danni subiti dai razzisti messianici, sull’economia mondiale attuale, sui danni se perdura l’evento bellico e infini sulle motivazioni dell’aggressione.

Le motivazioni dell’aggressione sono state rivendicate all’inizio come la volontà di un cambio di regime in Iran, con la pretesa di rimettere il figlio dello scià Palevi a capo del paese, sicuri che come il padre, anche il figlio sia un loro fantoccio, con in più essere un sionista senza maschere.

Successivamente tali affermazioni sono state “rimangiate” lasciando il campo dei main-stream nell’incertezza di cosa giustificare a noi in occidente.

E’ chiaro che l’aggressione ha il fine di ridurre l’Iran a uno “stato fallito” per permette il proseguimento della pulizia etnica dei palestinesi e proseguire nella conquista della Grande Israele.

Il cambio regime, perseguito e poi smentito dalla alleanza Epstein, effettivamente era la loro strategia ma perché non ha funzionato?

Eppure gli yankee da molti decenni sono specializzati in questi cambi regime, ma questa volta non ha funzionato ma solo per colpa loro, la loro assoluta arroganza e la fretta dei razzisti sionisti di eliminare il problema palestinese.

Quando questo gennaio l’alleanza Epstein ha scatenato una grande rivolta stile Maidan (inserirsi dentro proteste pacifiche con loro agenti che poi hanno sparato su tutti) facendo tremila morti (e non 50 mila come ha biascicato Stefania Craxi in un misto di livore e di vuoto pneumatico di idee) hanno costretto le autorità iraniane non solo a fermare i violenti, ma anche a individuare uomini e mezzi con cui operavano.

Quando i sionisti hanno scatenato dopo più di un mese l’aggressione, seguiti a ruota dal mafioso biondo, i possibili artefici di un golpe stile Maidan non c’erano più e nonostante omicidi mirati e bombe sull’Iran, anche e  specialmente sulle bambine per terrorizzare la popolazione, metodo sviluppato da anni dai sionisti, l’unica strategia loro rimasta è stata bombardare.

Ora il mafioso alla casa bianca vorrebbe uscire da questo conflitto che rischia di diventare una “guerra di terra”, ma si trova costretto nelle azioni: ha sionisti in famiglia, sionisti, numerosi, nel suo governo e sionisti nel suo elettorato, sia come sionisti cristiani che come sionisti messianici, e per questo continua a sfornare a raffica bugie di una vittoria totale o di una tregua che gli viene chiesta dagli aggrediti, tutto per prendere tempo a una decisione che non sa e non può prendere.

Quelli che una pace con l’Iran proprio non la vogliono sono solo i razzisti sionisti.

Per i sionisti è fondamentale annientare l’Iran e lo possono (o tentare di) fare solo con il sostegno yankee, ma allo stato attuale la vittoria non riesce e quindi hanno necessità di altri alleati e per questo sollecitano l’intervento dei sceicchi arabi e dei governi europei.

Insomma uno scenario sempre più agghiacciante e distruttivo e tutto per il fanatismo di sionisti invasati convinti di poter fare tutto e il contrario di tutto.

Opporsi alla guerra dell’alleanza Epstein, ma anche alla guerra della Nato in Ucraina, è diventato un nostro problema molto pressante perché ha ricadute devastanti sulle nostre vite.

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