Riceviamo e pubblichiamo.
Sul sito di “Contropiano” a firma di Serena Tusini è apparso un articolo molto critico sulla legge d’iniziativa popolare per la difesa civile non armata e nonviolenta.
La critica è ovviamente legittima e benvenuta, ma credo che le imprecisioni e la lettura complessiva che l’autrice fa del nostro testo, stiano generando diversi equivoci e ritengo per questo opportuno fare alcune precisazioni.
Il concetto di “difesa totale” non è un nuovo concetto della Nato o meglio lo è anche, ma riguarda tutte le società contemporanee.
Infatti le guerre attuali si combattono contro i civili e le infrastrutture sanitarie, scolastiche, di accoglienza, gli impianti idrici, gli operatori dell’informazione, quelli umanitari, i luoghi di culto ecc. Gaza e il Libano sono li a ricordarcelo ogni giorno: è la modernità e l’orrore della guerra contemporanea.
Normale che tutti gli Stati abbiano elaborato strategie atte ad integrare alla difesa nazionale, il personale di soccorso, la protezione civile, le strutture sanitarie e quelle umanitarie.
Il problema non è la difesa integrata totale ma è come la si fa’, a quale indirizzo politico obbedisce, se è interna al ripudio della guerra e al diritto internazionale o se invece pianifica la guerra e l’offesa alla sicurezza e alla libertà degli altri popoli.
La difesa civile popolare non armata e nonviolenta ha un discrimine preciso rispetto alla difesa militare: non può trasformarsi in offesa per gli altri.
Chi scrive ha avuto modo positivamente di collaborare con USB Difesa per i diritti dei lavoratori del comparto civile della Difesa, in questo caso subordinati sul serio all’organigramma delle gerarchie militari come nel caso dei lavoratori e delle lavoratrici degli Stabilimenti ed Arsenali Militari.
Così come abbiamo sostenuto tutti il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, “l’unica divisa che ci piace”, che non solo è cardine della protezione civile ma coopera con le Forze Armate sotto la direzione del Viminale.
Il Dipartimento per l’esattezza si chiama “dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile “ed è una struttura centrale del Ministero dell’Interno italiano.
Se si usasse la stessa lente di lettura con la quale l’autrice suggerisce di considerare il “Dipartimento per la Difesa Civile non armata e nonviolenta”, dovremo chiedere coerentemente ai dipendenti civili della Difesa e ai Vigili del Fuoco di licenziarsi per non essere parte di quel sistema integrato di difesa totale che la Nato porta avanti. Sarebbe una proposta sensata? Assolutamente no. Anzi la componente civile è sempre stata nel sistema di difesa un elemento di garanzia democratica, tanto più se sindacalmente ben orientata, con la quale bilanciare e contenere la centralità delle Forze Armate.
L’istituzione di questo Dipartimento e l’afflusso dentro una logica di prevenzione dei conflitti e di ripudio della guerra, di decine di migliaia di ragazzi e ragazze in un servizio civile nazionale che abbia pari dignità costituzionale con quello militare, sarebbe infatti un argine alla militarizzazione della società.
Pari dignità costituzionale – e qui l’autrice ci imputa una sorta di patriottismo sinceramente fuori luogo – che è stato conquistato in due sentenze della Corte Costituzionale grazie alla lotta di centinaia di obiettori di coscienza al servizio militare che hanno conosciuto la galera per le loro idee antimilitariste e delle decine di migliaia di obiettori costretti ad una ferma di 8 mesi più lunga dei loro coetanei reclutati nel servizio militare di leva, semplicemente perché considerato un servizio di serie B.
Sicuramente all’autrice non piacerà, come a noi, Francesco Cossiga, ma è utile ricordare come molti degli argomenti utilizzati contro la pari dignità costituzionale in ossequio all’art.52 della Costituzione, assomiglino alla lettera con cui l’allora Presidente della Repubblica respinse alle Camere la riforma della legge 772 del 1972 sull’obiezione di coscienza, proprio per impedire che tale pari dignità fosse riconosciuta pienamente attraverso una legge della Repubblica. Cossiga non solo rimandò indietro la legge ma sciolse le Camere per impedire che le stesse la riapprovassero.
Credo che il grande pregio della legge d’iniziativa popolare sia proprio quello di ridare piena vigenza a queste storiche conquiste degli obiettori di coscienza, conquiste marginalizzate dalla sospensione della leva ad oggi. D’altronde è proprio il dibattito sul ritorno alla coscrizione obbligatoria che sta spingendo molti Paesi a ripristinarla dimenticandosi di riattivare il diritto all’obiezione di coscienza, percepita come nemico giurato di una macchina militare che ha bisogno di reclutare in poco tempo decine di migliaia di ragazzi pronti ad “uccidere e morire” per la guerra di lor signori.
Anche a noi, come all’autrice dell’articolo, non piace il termine “resilienza” e preferiamo definire le iniziative di soccorso alle popolazioni colpite dai conflitti semmai come “resistenza civile nonviolenta” ai soprusi e ai crimini del militarismo e delle loro guerre.
Ci sembra veramente datato, il giudizio liquidatorio del ruolo delle Ong, considerate comprimarie del sistema di guerra. L’affermarsi di pratiche genocidarie ha dimostrato al contrario che le forze della guerra puntano ad eliminare ogni testimone sul campo e a superare ogni linea rossa del diritto internazionale umanitario.
La campagna di criminalizzazione delle Ong che fanno soccorso in mare o l’impossibilità ad operare nei territori occupati palestinesi con liste di proscrizione e cancellazione delle registrazioni da parte del governo israeliano, imporrebbero a tutti una lettura meno manichea del ruolo delle Ong nell’attuale contesto internazionale.
Lo imporrebbero anche la memoria delle centinaia di morti assassinati tra gli operatori umanitari e della solidarietà diventati insieme ai giornalisti e al personale sanitario, il target privilegiato delle forze armate di occupazione.
Ci paiono errate anche le critiche mosse allo Swedish Civil Contingencies Agency, perché dimenticano che quando venne istituito la Svezia era un Paese neutrale e che la costruzione di un contingente civile di difesa non armata si muoveva nell’ottica della cosiddetta “neutralità attiva”, depotenziando la componente militare.
Certo l’abbandono della neutralità della Svezia e la sua adesione attuale alla Nato può legittimamente sollevare preoccupazioni che la difesa totale si trasformi in una sorta di militarizzazione generale della società, ma l’esistenza di quella agenzia, ha costretto il governo svedese , che ha ripristinato la leva obbligatoria , a riportare in vita anche il diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare contrariamente alla Finlandia, altro Paese neutrale che ha deciso di aderire alla Nato, che invece questo diritto se lo è colpevolmente “dimenticato”.
Quanto ai carrozzoni che la proposta di legge d’iniziativa popolare rischierebbe, se approvata , di produrre, ci permettiamo di ricordare come proprio in Svezia operi il Sipri (Stockholm International Peace Research Institute) la cui funzione di monitoraggio della spese militare e del commercio delle armi globali è un punto di riferimento e di controinformazione fondamentale per chiunque si batta per la pace.
Per ultimo, ma non per importanza, nell’articolo s’insinua che la copertura delle spese necessarie a questo Dipartimento invece di essere allocate al Ministero della Difesa si sia scelto di allocarle a quelle del MEF per non ridurre le spese militari.
In verità s’istituisce una opzione fiscale a favore della difesa civile non armata e nonviolenta che consentirebbe ai cittadini in sede di dichiarazione dei redditi di decidere di finanziare la pace e non la guerra.
Riprende cioè una storica battaglia del movimento degli obiettori di coscienza alle spese militari, la cosiddetta obiezione fiscale, che ha attraversato la società italiana negli anni Ottanta fino ai primi anni Novanta.
In più , il non dipendere dal Ministero della Difesa, sottrae questo Dipartimento proprio al controllo delle Forze Armate le cui gerarchie rappresentano il cervello e l’ossatura dell’intero ministero.
Detto questo ovviamente tutto è migliorabile e ogni consiglio è sicuramente ben accetto. Altra cosa è invece disinformare o avviare una campagna preconcetta.
Noi pensiamo che anche questa proposta di legge possa aiutare a sollevare, nel dibattito pubblico, il punto di vista delle forze della pace proprio adesso che il Ministro Crosetto si appresta a formulare una riforma radicale dello Strumento militare.
Firmare e far firmare questa proposta di legge significa proseguire la lotta per la pace e contro la militarizzazione della società ( e molte cose ci dicono che il Ministro Crosetto non ne sarà contento).
*Coordinatore nazionale della Rete Italiana Pace e Disarmo
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