Menu

L’opposizione complice a Gualtieri

Se hai la pazienza di scorrere le cronache romane di questi mesi, ti troverai davanti a uno spettacolo di rara comicità involontaria. Un teatrino della politica dove la logica abdica felicemente in favore del paradosso più sublime.

Perché, vedi, l’assedio più feroce al sindaco Gualtieri non arriva dai banchi della destra – che quasi annoiata assiste allo spettacolo dalle tribune – ma si consuma interamente nel tinello di casa del centrosinistra.

È un logoramento ai fianchi squisitamente progressista, un esercizio di alta sartoria politica in cui si unisce la prudenza felpata dei partiti di maggioranza al dissenso urlato di chi la città la vive, la gestisce e, di tanto in tanto, la contesta con ammirevole tempismo.

Prendiamo il comportamento di Alleanza Verdi-Sinistra: un capolavoro di equilibrismo statico. Stanno lì, saldi sulle poltrone della maggioranza, firmano delibere, esprimono assessori, ma poi, non appena si spengono le luci dell’aula, si riscoprono anime rivoluzionarie.

Gridano allo scandalo per il Termovalorizzatore di Santa Palomba – quel totem d’acciaio che il sindaco difende come se fosse un’opera d’arte contemporanea – e un minuto dopo si accorgono che la ZTL Fascia Verde è un tantino classista, un lusso per ecologisti con il portafogli gonfio che appieda i lavoratori sprovvisti di auto elettrica di ultima generazione.

E che dire degli alberi? Di fronte ai piani di abbattimento che sacrificano la storia ambientale dei quartieri i consiglieri ecologisti locali si scoprono improvvisamente colti da una crisi mistica, stretti tra l’obbligo di lealtà al capo e i comitati di quartiere che guardano le motoseghe con comprensibile perplessità.

Ma lo spettacolo diventa pura poesia quando usciamo dai palazzi e incontriamo la cosiddetta società civile. C’è qualcosa di delizioso nell’approccio di Nonna Roma, la benemerita associazione guidata da Alberto Campailla. Gestiscono l’accoglienza dei senza fissa dimora con encomiabile dedizione, incassando legittimamente fondi e affidamenti dal Comune, ma poi, con la stessa mano, firmano manifesti di fuoco contro le politiche abitative della stessa giunta che stacca gli assegni.

Denunciano gli studentati privati e la turistificazione selvaggia che trasforma il centro in un immenso bed & breakfast a cielo aperto, rivendicando un’autonomia di pensiero che non si compra un tanto al chilo.

Sulla stessa lunghezza d’onda balla la Fondazione Piccolo America di Valerio Carocci: i ragazzi d’oro delle arene estive, coccolati dalle istituzioni e icone della cultura diffusa, aprono improvvisamente il fuoco sull’urbanistica degli ex cinema, rifiutano i compromessi del Campidoglio con i privati e minacciano nientemeno che una lista civica autonoma per il 2027.

È il fascino irresistibile del dissenso sponsorizzato: ti contesto l’anima, ma gestisco i tuoi servizi. Una melodia a cui si uniscono persino pezzi dello stesso Partito Democratico, con l’ex segretario romano Marco Miccoli che evoca lo spettro della “deriva milanese“, un incubo fatto di cementificazione e grandi capitali che sembra essersi dimenticato della periferia e dei quartieri popolari.

Al fondo di questo grande equivoco ci sono due visioni del mondo che si guardano senza capirsi: da un lato Gualtieri con il suo impeccabile caschetto da cantiere, l’uomo del fare protetto dai suoi scudi commissariali straordinari; dall’altro un mondo che vorrebbe una transizione ecologica fatta di discussioni, pacatezza e partecipazione.

Ma la dinamica più esilarante, il vero tocco di genio di questa commedia, è la reazione dell’ortodossia del “campo largo”, quella casta di guardiani del silenzio che non tollera le sfumature. Non appena provi a sollevare un dubbio, a suggerire che forse sulla casa o sui pini si sta esagerando, scatta immediato e terapeutico l’anatema di rito: “E allora volete la Meloni? State zitti, che se criticate fate il gioco della destra!“.

È il ricatto morale elevato a strategia di sopravvivenza, la bizzarra convinzione che per difendere la democrazia l’unica ricetta valida sia l’obbedienza cieca e muta, trasformando la coalizione in un bizzarro club di subalterni terrorizzati dal nemico alle porte per cui l’unica parola d’ordine è, appunto, tacere.

Eppure, la vera novità che scardina il gioco è che chi critica oggi rifiuta sdegnosamente questo ricatto intellettuale. Non si lascia intimidire dal fantasma dell’avversario e risponde colpo su colpo, mettendo sul tavolo argomenti talmente solidi, logici e persino ampiamente condivisibili che l’unica difesa rimasta ai guardiani del tempio è, appunto, fare finta di non sentire per evitare un imbarazzante confronto nel merito.

Viene da chiedersi, allora, quale sia il vero senso di questo ballo in maschera, ed è una risposta che va cercata sul terreno della pura probabilità politica e dell’interpretazione.

Pensare a una “defenestrazione” immediata del sindaco sarebbe ingenuo: nessuno a sinistra ha intenzione di togliere la fiducia adesso, provocando un commissariamento traumatico proprio mentre piovono i miliardi dei fondi straordinari e del post-Giubileo. Sarebbe un suicidio collettivo decisamente troppo costoso.

È molto più verosimile interpretare questa guerriglia quotidiana come una raffinata strategia di logoramento mirata alle scadenze future. Con ogni probabilità, l’intento primario è disinnescare la ricandidatura automatica di Gualtieri per un secondo mandato, costringendo il Partito Democratico a passare dalle forche caudine delle elezioni primarie o a trattare su un candidato di compromesso più malleabile.

Al contempo, questa pressione costante serve a rinegoziare l’agenda dell’ultimo anno di mandato, agitando la bandiera dell’ambiente e dei diritti sociali per raccattare i voti di quell’elettorato progressista deluso che altrimenti preferirebbe restare a casa.

Chi oggi urla contro il sindaco dall’interno, insomma, non vuole affatto spegnere le luci del Campidoglio; vuole solo assicurarsi di possedere l’interruttore.

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *