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Napoli. Libero fischio in libera piazza

Pensare di venire a Napoli, una città letteralmente devastata dal Campo Largo, a fare una passerella elettorale senza essere contestati significa non avere alcun contatto con la realtà.

Napoli è una città dove, proprio in questi giorni, 1.200 disoccupati che avrebbero dovuto iniziare un tirocinio dopo dieci anni di lotte vengono lasciati a casa per l’incapacità dell’amministrazione comunale e del governo nazionale.

Una città dove due anni fa è stata approvata la delibera sul salario minimo negli appalti e non è mai stata applicata.

Una città dove il diritto alla casa viene sacrificato agli interessi di chi si arricchisce con i B&B, mentre l’amministrazione non fa nulla per regolamentare il turismo.

Una città dove un intero quartiere è stato consegnato ai colossi dell’America’s Cup, rinunciando alla bonifica e al ripristino della linea di costa di Bagnoli. Dove chi ha inquinato non solo non paga, ma riceve appalti milionari.

Una città dove si moltiplicano le zone rosse contro poveri e migranti, mentre si continua a sparare e morire per strada nell’indifferenza delle istituzioni.

Una città dove le morti stradali sono aumentate del 23% in un solo anno, mentre a livello nazionale diminuiscono.

Davanti a tutto questo, Manfredi, Fico, Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli non rispondono nel merito. Preferiscono dare del fascista a chi li contesta.

Dimenticando le parole di chi il fascismo lo aveva conosciuto e combattuto davvero: “Libero fischio in libera piazza”.

E non a caso incassano la solidarietà di Meloni, con la quale sembrano condividere una concezione piuttosto singolare della democrazia.

A chi dice che bisogna contestare la destra e non il centrosinistra rispondo con due osservazioni.

La prima: se dovessi elencare tutti i procedimenti giudiziari che abbiamo subito per le contestazioni a Fratelli d’Italia, Salvini e compagnia, non finirei più. Nelle piazze contro la destra, però, i partiti del Campo Largo non li abbiamo praticamente mai visti.

La seconda: le contestazioni si fanno a chi governa. E a Napoli e in Campania governate voi. Peraltro in piena sintonia con il governo Meloni, come dimostra il caso di Bagnoli.

Come potete presentarvi come alternativa se sulle questioni decisive finite sempre per stare dalla stessa parte?

Infine una nota per Il Fatto e il Corriere: hanno trasmesso il comizio in diretta, ma quando è iniziata la contestazione hanno deciso di interrompere la trasmissione.

Al paese mio il giornalismo racconta ciò che accade. Quando si seleziona ciò che si può vedere e ciò che si deve nascondere, si chiama propaganda.

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