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Piazza Statuto 1962-Bologna 2026: brucia ragazzo brucia

Mi auguro che Bologna possa essere la Piazza Statuto di questa generazione. 7/9 Luglio 1962. Ci siamo pure con il mese. D’altra parte la Dc dell’epoca non è che fosse un’organizzazione prettamente parrocchiale.

Aveva dentro un bel po’ di fautori della disciplina dura e pura, e anche di fascisti. Faceva gli interessi del padronato più retrivo e della borghesia più aggressiva.

Dettava legge nelle questure. E soprattutto i metodi erano quelli della repressione del vecchio Stato Pontificio e dell’ultimo Papa Re. Ovvero quel bastardo di Pio IX. Con buona pace della democrazia appena ristabilita nel segno dell’antifascismo.

Il governo Meloni e Fratelli d’Italia si avvicinano molto all’idea di normalizzazione e controllo sociale di quella Dc. Ovviamente senza più componenti di sinistra e neanche morotee. E questo non è fattore di poco conto.

La corrente andreottiana invece spingeva all’epoca verso il golpe. L’Msi e le forze eversive di estrema destra si facevano come sempre servi del capitale, dei servizi e della stretta securitaria e golpista. Il tentativo di Junio Valerio Borghese del 7/8 dicembre 1970 (Golpe dell’Immacolata) si inseriva in questo quadro.

Non mancava ovviamente anche allora l’annessa celebrazione delle forze dell’ordine da parte dei fascisti. Forze dell’ordine che poi però le frange più radicali del neofascismo italiano avrebbero attaccato. E su cui avrebbero addirittura sparato quando, in ossequio allo stato liberal-democratico, queste si sarebbero fatte – insieme alla magistratura – strumento delle istituzioni, non permettendo la svolta autoritaria.

Nar, Avanguardia Nazionale, Ordine Nuovo, Lotta di Popolo, volevano infatti “lo stato popolare nazionalsocialista“. Al grido di “Europa Nazione Rivoluzione“. O, per dirla con il Freda della “Disintegrazione del sistema”: una scopiazzatura ridicola del “comunismo” rivisto da un aristocratico.

Ovvero un delirio teorizzato tra lo spiritualismo evoliano e una rielaborazione grottesca dei principi del marxismo, che può essere ricompresa nella locuzione “nazimaoista” . Dopo Stefano Delle Chiaie, Terza posizione ne raccolse in seguito l’eredità.

Comunque, nonostante la parziale frattura consumatasi a metà anni ’70 con le divise, quando fu arrestato, Pierluigi Concutelli rese onore alle Forze di Polizia. E questo la dice lunga sull’eterno flirt tra forze della repressione e neofascisti.

In quel contesto, purtroppo il Pci si faceva in piazza strumento della soppressione antagonista e collaboratore sulla strada della normalizzazione. Partito dello stato infiltrato nella classe operaia.

Difatti, proprio Piazza Statuto segnò la frattura nella composizione di classe e nella prassi tra Pci e sinistra antagonista e rivoluzionaria.

Ad ogni buon conto, com’è noto, dalla rivolta di Piazza Statuto al ’68 e all’insorgenza del movimento rivoluzionario passarono circa dieci anni. Nessuno in quel momento avrebbe previsto che in uno dei paesi dell’Occidente a capitalismo avanzato si sarebbe potuto sviluppare un movimento extraparlamentare incline alla pratica dell’illegalità diffusa e alla sovversione, nonché una lotta armata per il comunismo tanto capillare ed estesa.

La storia procede a volte per strappi e accelerazioni improvvise, e le classi popolari in alcuni casi non possono sopportare oltre. In queste circostanze rompono gli argini e la soggettività di classe si impone. Ne tengano conto i ceti dominanti. E anche i compagni che predicano un’interpretazione meccanicistica della storia.

Ciò detto, non sono così folle da equiparare momenti e contesti temporali tanto diversi. Da pensare che siamo alla vigilia di un nuovo sessantotto o di un nuovo movimento rivoluzionario armato.

Non esiste più il Pci, che nonostante tutti i suoi errori sedimentava e socializzava cultura marxista (pesantemente annacquata, certo). È caduta l’Urss. E il movimento comunista antagonista è in una fase di retroguardia e ritirata.

Diviso, confuso, frammentato sul piano della composizione di classe. Ancora nel pieno di una sconfitta tragica... Soprattutto il vento di destra spira fortissimo.

Ma la Storia, ripeto, è strana. E le dinamiche che ne smuovono i processi sul piano dei rapporti produttivi, economici, sociali e culturali non sempre possono essere controllate e indirizzate.

Soprattutto bisogna capire che i popoli prima o poi si ribellano e insorgono contro l’autorità, la tirannide, il sopruso e la dittatura, ancorché spacciata per “democrazia”.

A maggior ragione se viene messa a rischio la propria vita, la propria sussistenza quotidiana e se le norme del diritto cominciano a perdere la connotazione della giustizia per trasformarsi in legge del più forte e del padrone.

Certo il fascismo, il militarismo, la stretta autoritaria e normalizzante sembrano bussare prepotentemente alle porte dell’Occidente.

“Polizia assassina” e “giustizieri della notte e del giorno” sembrano diventati i nuovi eroi di un popolo vassallo, in qualche caso contento di esserlo. Lobotomizzato e colonizzato al punto di credere che gli interessi dello sfruttato e dello sfruttatore, del servo e del padrone, coincidano. Secondo le più classiche leggi del corporativismo.

Anzi, andando persino oltre e immaginando che il servo leccando il culo al suo padrone un giorno potrà ereditarne il posto. Ma il servo resta servo. Senza lotta di classe.

Da qualche parte tuttavia sembra rinascere resistenza, conflitto e voglia di rompere con le compatibilità verso questo capitalismo marcio e corrotto.

Che ha nuovamente appaltato la difesa dei propri interessi al caos, alle forze della reazione, ad una polizia sadica e omicida e ad un fascismo addirittura più pericoloso e volgare di quello storico del ventennio. Un fascismo che ha perso finanche i suoi principi ideali originari.

E allora, per tornare all’inizio, ben venga il piccolo riot di Bologna per protestare contro l’infame omicidio di Farik, commesso da due sbirri vigliacchi.

Ben venga la sacrosanta rabbia di una generazione alla quale stanno togliendo tutto. Sogni e futuro. 

Brucia ragazzo. Brucia…

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