Quello che sta emergendo sul porto di Ravenna è di una gravità enorme.
Oggi il Consiglio di Stato non si è pronunciato sulla sospensiva chiesta dalle Dogane di Ravenna contro l’ordinanza del TAR che imponeva di rendere accessibili gli atti sui traffici di armi nel porto.
Ma dalle parole riportate nel memoriale dell’Avvocatura dello Stato emerge qualcosa che va ben oltre il contenzioso sull’accesso agli atti.
Si sostiene che l’Italia sarebbe coinvolta in una “guerra mondiale a pezzi e ibrida” e che il porto di Ravenna avrebbe una “rilevanza militare” e una funzione strategica nel “dispositivo difensivo marittimo complessivo della Nazione”.
È gravissimo. Da quando l’Italia è in guerra? Chi lo ha deciso? Quando è stato informato il Parlamento?
E soprattutto: da quando un porto civile e commerciale può essere considerato strategico dal punto di vista militare e proprio per questo sottratto alla trasparenza e al controllo democratico?
Da anni denunciamo il passaggio di armi e materiale militare attraverso i porti italiani. E mentre a Gaza venivano uccisi decine di migliaia di civili, i porti hanno continuato a rappresentare snodi fondamentali delle catene logistiche attraverso cui transitano anche armamenti.
Il genocidio a Gaza è stato reso possibile anche da una rete internazionale di complicità, forniture, trasporti e infrastrutture logistiche. E su ciò che è transitato dai porti italiani abbiamo il diritto di conoscere la verità.
Non è accettabile invocare la “sicurezza nazionale” per nascondere informazioni di enorme interesse pubblico.
Se il porto di Ravenna ha davvero una rilevanza militare strategica, il Governo venga immediatamente in Parlamento a spiegare quale ruolo svolge, nell’ambito di quali accordi, quali armamenti vi transitano, verso quali destinazioni e con quali autorizzazioni.
Piena solidarietà alla giornalista Linda Maggiori, all’avvocato Andrea Maestri e al Coordinamento contro le armi dal porto di Ravenna.
Sulle armi che attraversano i nostri porti non accetteremo silenzi.
Su Gaza non accetteremo complicità. La verità deve entrare nei porti. E deve entrare in Parlamento.
* deputata M5S
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