Pianificava nei minimi dettagli due attentati terroristici, uno contro una sinagoga e l’altro contro un luogo di preghiera islamico nell’hinterland milanese. Con l’accusa di addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale, nella mattinata di giovedì 29 ottobre i carabinieri hanno arrestato a San Giuliano Milanese Alessandro G.G., cittadino italiano di 22 anni.
Il giovane è stato portato in carcere in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Milano. Dagli accertamenti investigativi e dall’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati è emerso che Alessandro, che amava ritrarsi con bandiere con l’aquila fascista e la svastica, stesse pianificando il reperimento di varie sostanze chimiche con la finalità di confezionare ordigni artigianali e la modifica di armi da sparo.
Il neonazista aveva individuato due bersagli precisi: la sinagoga milanese di via Guastalla, nel centro di Milano, e la moschea di San Donato Milanese. Sui suoi dispositivi sono stati rinvenuti numerosi contenuti che i carabinieri hanno definito “suprematisti, accelerazionisti, negazionisti della Shoah e xenofobi“.
Alla base del progetto terroristico vi era l’ossessione per una fantomatica “invasione islamica” e il timore per la “fine della razza bianca“. Tra i file acquisiti dagli inquirenti figurano gli scritti di Anders Breivik, il terrorista neonazista autore delle stragi del 2011 in Norvegia, e ben 12 pagine di riflessioni che parrebbero un vero e proprio manifesto o testamento ideologico.
In esse, il 22enne metteva nero su bianco i propri propositi di passaggio all’azione anche in assenza di complici: “è arrivato il momento che qualcuno faccia qualcosa. Ho paura ad agire da solo, ma se nel frattempo che metto a punto un piano non troverò nessuno al mio fianco, lo farò lo stesso. Lo farò per il futuro. Io mi sento un soldato e so che la mia è una guerra già iniziata, anche se la sto ancora organizzando. Ma ci arriverò, credetemi“.
Il suo arresto ha impedito che i suoi piani si concretizzassero, ma in questo caso non si è scatenata la stessa gogna mediatica costruita intorno a Youssef Siher. E per fortuna, diciamo noi, in quello che millanta di essere uno “stato di diritto”. Nonostante il pericolo fosse evidentemente reale, in questo caso, e provenisse il terrorismo antisemita – oltre che islamofobo – provenisse ancora una volta dalle file dell’estrema destra.
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