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Negato l’ingresso nel Regno Unito all’accademico Andreas Malm per un evento sulla Palestina

Il governo britannico ha vietato l’ingresso nel paese ad Andreas Malm, noto accademico svedese e attivista per il clima, sollevando un’accesa polemica sulla libertà di espressione. Malm, docente di ecologia umana all’Università di Lund in Svezia e autore del celebre e controverso saggio “Come far saltare un oleodotto“, si è visto improvvisamente cancellare il proprio visto elettronico il 28 ottobre, a ridosso di una visita a Londra.

Secondo le direttive del Ministero dell’Interno (Home Office), la presenza dello studioso è stata giudicata “non favorevole al bene pubblico“. Alla base del divieto c’è la partecipazione di Malm a un evento pubblico previsto per la prossima settimana nella capitale britannica, a cui l’accademico avrebbe dovuto prendere parte al fianco di Huda Ammori, co-fondatrice di Palestine Action.

Poiché nonostante le varie reprimende di organismi internazionali, i ricorsi vinti e l’assurdità delle enormi operazioni di arresto condotte dalla polizia britannica, Palestine Action è ancora annoverato tra le organizzazioni proscritte secondo la legislazione antiterrorismo del paese, le istituzioni della Corona hanno pensato bene di censurare le opinioni di un affermato ricercatore decidendo per decreto cosa sia il “bene pubblico“.

La reazione di Malm non si è fatta attendere. L’intellettuale ha definito come scandaloso il divieto e si è appellato al governo di Londra affinché ribalti la decisione, ricordando il rispetto delle nozioni basilari della libertà di espressione.

“Faccio avanti e indietro dal Regno Unito da anni, da decenni, per svolgere il mio lavoro scientifico, le mie ricerche d’archivio e per partecipare a conferenze. Questo è lo scopo principale della mia visita anche questa volta“, ha spiegato Malm, aggiungendo che un simile provvedimento, di fatto, gli impedisce di svolgere il suo lavoro intellettuale. Alla faccia degli appelli che parlano di rispetto della ricerca, quando si tratta di opporsi alle richieste di rottura degli accordi accademici con Israele.

A sostegno dello studioso svedese si è mobilitata anche la sua casa editrice, Verso, che ha chiesto pubblicamente al governo britannico di ripristinare l’autorizzazione di viaggio per consentirgli di entrare nel paese. Parole dure sono arrivate anche da testate letterarie come Literary Hub, i cui redattori hanno delineato come vera e propria censura il provvedimento preso contro Malm, affermando inoltre: “quelle idee [quelle di Malm, ndr] continueranno a circolare, ce ne assicureremo noi“.

L’Home Office, interpellato dai giornali sulle motivazioni specifiche della revoca, non ha ancora rilasciato ulteriori commenti ufficiali. Ma il mondo intellettuale ha già deciso espresso larga solidarietà contro l’ennesima censura che mostra lo stato comatoso della “democrazia” nei paesi occidentali.

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