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Per Leopoli il 2027 è “l’anno dell’UPA”. Nuove tensioni tra Kiev e Varsavia

Una delibera approvata lo scorso 20 ottobre dal Consiglio regionale di Leopoli ha riscavato il solco diplomatico tra Varsavia e Kiev, che era già apparso chiaramente lo scorso giugno. Con un voto a maggioranza, l’assemblea legislativa dell’Oblast’ locale ha ufficialmente proclamato il 2027 come “Anno dell’UPA”, l’ala armata dell’OUN, i collaborazionisti dei nazisti guidata da Stepan Bandera nella Seconda guerra mondiale.

Leopoli ha pianificato ampie celebrazioni per commemorare l’85° anniversario della fondazione del gruppo e il 120° anniversario della nascita del suo leader, Roman Shukhevych. La mozione è stata promossa formalmente da Sviatoslav Sheremeta, deputato regionale del partito filoeuropeo e nazionalista Solidarietà Europea (ES), di cui il segretario è l’ex presidente Petro Porošenko, che presiede la Commissione permanente per la cultura e la promozione.

Il Consiglio regionale di Leopoli è governato da un’ampia coalizione che unisce Solidarietà Europea, Servitore del Popolo (il partito del presidente Volodymyr Zelensky) e Patria (guidato da Julija Tymošenko), formazioni che collaborano regolarmente in modo trasversale con partiti minori pro-occidentali per le delibere di forte impronta identitaria… anche perché sono gli unici rimasti legali.

E infatti la votazione ha visto addirittura l’unanimità di tutti e 52 i consiglieri presenti nella proclamazione del 2027 come Anno dell’UPA. Non sono ovviamente mancati i voti dei fascisti di Svoboda. Ma tutto ciò non è passato inosservato a Varsavia, che ricorda bene le migliaia di civili polacchi massacrati con intenti genocidiari dai collaborazionisti ucraini in Volinia, proprio dove nacque l’UPA, e in Galizia orientale, durante l’ultimo conflitto mondiale.

A causa del suo ruolo centrale nell’iniziativa, Sheremeta è stato immediatamente inserito nella lista delle persone indesiderate dal ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski. Alcune fonti ucraine hanno parlato della sospensione o addirittura della cancellazione di un pacchetto di aiuti di Varsavia diretto in Ucraina, ma non ci sono dichiarazioni ufficiali in merito.

I vertici del governo polacco, guidati dal primo ministro Donald Tusk e dal ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz, hanno condannato fermamente il provvedimento del Consiglio di Leopoli. Il primo ha affermato che si tratta di una “tattica suicida” da parte dell’Ucraina, proprio nel momento in cui è evidente che Kiev stia perdendo il benestare dei suoi sostenitori.

Il governo centrale di Kiev ha tentato di arginare la crisi, prendendo le distanze dalla decisione locale. Sia il presidente Zelensky sia il ministro degli Affari Esteri hanno definito la delibera di Leopoli “controproducente” per gli equilibri strategici, geopolitici ed economici con il fondamentale alleato polacco.

Insomma, il problema non è glorificare dei collaborazionisti dei nazisti che hanno fatto pulizia etnica dei polacchi, il pericolo è che a farlo così scopertamente – come da almeno dieci anni si fa in Ucraina – si finisce col mettere un’ipoteca sull’arrivo di altre armi per la guerra con la Russia.

Del resto, a questo equilibrismo rispetto alla retorica nazionalista brandita per sostenere lo sforzo bellico e alle formazioni neonaziste che infestano il paese e che per otto anni hanno sostenuto il peso militare del conflitto in Donbass Kiev ci ha abituato, mentre le capitali europee continuano a definire il paese una “democrazia”.

Molti nodi stanno però venendo al pettine, e anche questa vicenda fa capire la pregnanza del fuori onda captato dalle telecamere a Oslo, quando all’incontro tra Zelensky e l’inviato USA Witkoff il presidente finlandese, Alexander Stubb, ha detto al presidente ucraino di ricordarsi di ringraziare e che l’Ucraina non ha più opportunità. Uomo (e paese) avvisato…

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