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Affoga nel ridicolo “l’attentato” alla base inglese

L’allarmismo guerrafondaio ha superato da tempo i confini del ridicolo, ma i britannici hanno deciso di alzare il livello fino a superare i Monty Pyton nel capolavoro Brian di Nazareth.

La notizia del presunto attentato alla base aerea di Fairford, nel sud dell’Inghilterra, vicino Oxford, era sembrata da subito piuttosto stramba. Per le modalità, se non altro, perché in una guerra sporchissima come quella che Usa, Israele e Nato stanno conducendo contro l’Iran (e la Russia) una risposta “asimmetrica” ci può anche stare.

I sospetti erano altrettanto logici, visto che negli ultimi mesi non passa giorno senza che venga lanciato un allarme sui “droni russi” che poi si rivelano ucraini, stormi di uccelli, oppure su “disturbi elettronici” ascrivibili d’ufficio a qualche “guerra ibrida”.

Però neanche noi, notoriamente scettici su certe cose, potevamo immaginare una pochade così mal congegnata. E dire che tutto doveva sembrare credibile – anche allo sguardo più diffidente – grazie al fatto che comunque c’erano stati ben cinque arresti. La testimonianza di una “agricoltrice” – l’impagabile sforzo politically correct dei media importanti – prontamente protetta dall’anonimato sembrava in un primo momento vaga ma plausibile.

Poi la narrazione ha preso la via della catastrofe. I cinque arrestati sono risultati giovani londinesi tra 23 e i 25 anni, non pregiudicati né noti “estremisti”.

I media hanno subito provato a correggere il tiro senza cambiare bersaglio (“C’è dietro l’Iran”, o “forse la Russia”), spiegando agli ignari spettatori che “spesso le dittature si servono di manovalanza locale per condurre azioni di guerra ibrida”. In pratica quel che l’Occidente fa in modo più professionale per provocare “rivoluzioni colorate”…

Col passare delle ore è crollato tutto. I cinque giovani sono stati scarcerati dopo neanche 24 ore. E non si può neanche dire che sia intervenuto l’antico habeas corpus del diritto liberale inglese (“restar libero fino al processo”), perché è una consuetudine seppellita da tempo.

Per fare giusto un esempio: gli attivisti di Palestin Action, un’associazione contro il genocidio che pratica anche l’”azione diretta” ma pacifica (blocco di alcune aziende che fabbricano armi per Israele, o direttamente contro aziende militari israeliane come Elbit System) vengono arrestati e tenuti in carcere molto a lungo. Ed anche i manifestanti che chiedono la loro liberazione (proprio ieri, guarda caso, sono finiti in guardina 50 partecipanti ad un presidio fuori da una convegno del Partito Laburista, a Liverpool).

Gli autori di una azione a Filton, nell’agosto del 2024, con danneggiamento di materiale, sono stati tenuti prigionieri per oltre 18 mesi prima di essere processati, assolti in primo grado e poi condannati in appello.

Dunque, se i cinque di Fairford sono stati scarcerati subito vuol serenamente dire che non stavano facendo nulla. Anche il “grande quantitativo di esplosivi” è sparito nel nulla. Restano tra le frasche i tre furgoni bianchi, di incerta proprietà ed utilizzo.

Naturalmente, per cercare di continuare a sostenere l’ipotesi di “Attentato! Attentato!” la polizia britannica ha spiegato che sono in corso verifiche e interrogatori approfonditi, ma che questo “non significa che l’inchiesta sia chiusa“. I cinque, accusati di sospetta “pianificazione di un attacco terroristico“, restano sottoposti a “severe restrizioni nei movimenti o contatti con altri“. Ma se ci fosse stato davvero anche un solo grammo di esplosivo restavano dentro anni…

Anche la povera “agricoltrice” ci ha messo del suo (se davvero esiste e non è solo un avatar per giornalisti creduloni). Racconta di aver visto nella notte e in piena campagna “Un folto gruppo di uomini incappucciati“, il che appare quanto meno insensato per dei “terroristi” che di solito cercano di non farsi notare.

Subito dopo aggiunge che “Quando mi hanno visto sono scappati“, il che – altrettanto – stona parecchio con la condotta di chi va ad attaccare nientemeno che una base della Raf da cui partono I bombardieri Usa diretti in Iran.

La comica prende il sopravvento quando rivela che “Ho chiamato immediatamente il ministero della difesa“, mentre qualsiasi cittadino – se proprio decide di far qualcosa – normalmente chiama la polizia, che poi avvertirà chi di dovere.

Fino allo straordinario “Nel giro di 10 minuti il villaggio pullulava di agenti armati“, come se le forze speciali di sua maestà non facessero altro che precipitarsi ad ogni telefonata di sconosciuti nella notte.

Non poteva mancare l’idiota di turno – Nigel Farage – che, fidandosi (unico al mondo!) di quel che dice Trump (“Li seguivamo da tempo, è stata un’operazione eccezionale”) si era precipitato scrivere sui social che i cinque arrestati erano “cittadini iraniani“. Post poi cancellato e ridotto a “enorme problema di sicurezza nazionale“.

Più sobria e vagamente ironica la risposta iraniana che, oltre a smentire qualsiasi rapporto con la vicenda, ha minacciato di far causa nel tribunali inglesi contro il governo britannico, i media e quant’altro. Non sappiamo ancora con quale accusa, ma ci sembra plausibile che possa essere per “circonvenzione di incapace”.

Ovvero il popolo britannico, da cui si salvano certamente i solidali con Palestine Action…

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