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Due fronti della stessa guerra: carri armati in Cisgiordania, bavaglio alle lotte dei giovani in Europa

Quello a cui stiamo assistendo in queste ore non è informazione, è un’operazione. Tutte le testate, tutti i telegiornali, tutti i siti del circuito mainstream stanno uscendo con la stessa linea, le stesse parole, le stesse immagini. Non è pluralismo, è un coro. E quando un coro è così perfetto, vuol dire che c’è un direttore. E il timing non è casuale.

Mentre qui vi tengono incollati al teatrino del terrorismo interno, il governo sionista di Netanyahu sta lanciando in queste ore una massiccia campagna militare per impadronirsi definitivamente della Cisgiordania. Carri, raid, arresti di massa, case demolite. Stanno completando l’annessione strisciante mentre i media occidentali guardano dall’altra parte e vi raccontano che il pericolo è a Roma o a Milano.

E in parallelo c’è l’altro fronte, quello digitale. È in corso un attacco massiccio sui social per demolire il dissenso dei giovani, per colpire le loro manifestazioni, il loro schierarsi apertamente con la Palestina. Bot, account falsi, shadowban, post cancellati, profili segnalati in massa, influencer prezzolati che partono all’attacco. È una vera e propria operazione di guerra ibrida contro la libertà di lotta. Vogliono far passare i ragazzi che occupano le università e scendono in piazza come estremisti, come violenti, come antisemiti, per isolarli e spegnerli.

L’obiettivo è chiarissimo per chi vuole vederlo. Primo: devono applicare il DDL 1004. Hanno bisogno di un mostro. Devono trasformare chi scende in piazza per la Palestina in un terrorista, in un antisemita, in un pericolo pubblico. Solo così possono giustificare una legge che nella sostanza introduce il reato di opinione e che serve a imbavagliare un sentimento anti-sionista che ormai non riescono più a contenere nelle piazze, nelle università, nelle scuole.

Secondo: siamo sotto elezioni in mezza Europa. Sanno benissimo che la gente è stanca della guerra, della UE, dell’economia di guerra. Hanno bisogno di spaventare. Hanno bisogno di farvi credere che fuori c’è il caos, il terrorismo, che senza di loro crolla tutto. È terrorismo mediatico per tenervi legati al guinzaglio dei soliti partiti.

Terzo: e questo è il punto più grave, stanno preparando il terreno per stringere ancora. Più poteri alle questure, più divieti preventivi, più schedature, più criminalizzazione del dissenso. Oggi è il movimento pro-Pal, domani sarà chiunque alzi la testa. Anche per questo hanno votato una legge elettorale truffa che impedisce all’antagonismo sociale di essere presente alle prossime elezioni politiche.

Da una parte sparano in Cisgiordania, dall’altra sparano sul dissenso qui, e in mezzo censurano i ragazzi sui social. È la stessa guerra. Non è una coincidenza. È una strategia.

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