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La campagna di Sarkozy nel 2007 finanziata da Gheddafi”

 

da La Stampa:

Sabato, il sito Mediapart.fr, specializzato in inchieste esplosive contro Nicolas Sarkozy, ha pubblicato un documento-bomba: una lettera datata 10 dicembre 2006 e indirizzata da Moussa Koussa, capo dei Servizi libici, a Bachir Saleh, capo di gabinetto di Gheddafi e soprattutto del Lybian African Portfolio, il fondo d’investimento del regime. Oggetto: un finanziamento di 50 milioni di euro per la campagna elettorale di Sarkò del 2007, deciso durante una riunione del 6 ottobre precedente cui avrebbero partecipato Brice Hortefeux, fedelissimo dell’allora candidato presidente e in seguito suo ministro degli Interni, e il faccendiere Ziad Takieddine, immancabilmente coinvolto in ogni scandalo sarkozysta.

L’accusa è grave ma non nuova. Quando Gheddafi smise di essere per la Francia l’ospite da accogliere con tutti gli onori all’Eliseo e diventò il sanguinario dittatore da eliminare, suo figlio Saif chiese a Sarkò di restituire i soldi. Però adesso spunta un documento su carta intestata della Jamahiriya libica. Ovviamente da sinistra si grida allo scandalo e si chiedono spiegazioni e indagini, altrettanto ovviamente da destra si nega. Sarkò definisce l’episodio «un’infamia, una montatura». Il primo ministro, François Fillon, demolisce Mediapart, «finanziata dai ricchi amici di Hollande» e garantisce che il documento «è un falso e in ogni caso impossibile da autentificare». Idem l’avvocato di Saleh (che vive in Francia con una curiosa protezione semiufficiale), che smentisce tutto. Takieddine, invece, smentisce solo la sua partecipazione alla riunione, ma non esclude che ci sia stata e pensa che l’appunto sia autentico. Quindi il sospetto resta.

 

Nicolas Sarkozy, da parte sua, ha annunciato stamattina alla tv France 2 che denuncerà il sito on line Mediapart. «Presenteremo denuncia contro Mediapart – ha detto Sarkozy – questo documento è un falso grossolano, le due persone in Libia che avrebbero dovuto aver inviato e aver ricevuto questo documento hanno smentito».

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