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Fronte Polisario celebra 40 anni di lotta per l’indipendenza

Il Fronte Polisario (Frente Popular de Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro) festeggia oggi i suoi 40 anni. Si tratta di un doppio anniversario: da un lato quello della creazione del movimento indipendentista e dall’altro l’inizio della lotta armata contro il governo del Marocco, finalizzata alla liberazione della ex colonia spagnola.

Parate militari e civili, oltre a una serie di conferenze e incontri sono in corso nei campi profughi di El Ayoun e Tindouf. Tra le personalità presenti anche rappresentanti del governo algerino, che sostiene la lotta del Polisario, e il primo ministro del Lesotho.

Nonostante sul territorio sia in vigore un cessate-il-fuoco dal settembre 1991, gli sforzi diplomatici per trovare una via d’uscita alla crisi in atto sono miseramente falliti più di una volta. E negli ultimi anni le rivendicazioni del popolo sahrawi hanno trovato sfogo in manifestazioni di piazza e marce puntualmente represse con la forza dalle autorità di Rabat. Un modus operandi che ha contribuito a rafforzare il sentimento di impotenza e la diffusione di movimenti radicali spesso in contrasto con lo stesso Fronte, in un momento in cui la regione è minacciata da gruppi criminali e terroristi attivi nel Sahel.

Di recente, l’ultima sconfitta anche per il diritto internazionale: la proposta statunitense di ampliare alla supervisione del rispetto dei diritti umani nei territori occupati il mandato della missione di pace Onu (Minurso) è stata scartata su pressioni del governo di Rabat.

“Malgrado le avversità e le difficoltà, a distanza di 40 anni siamo qui per dire: eccoci. Non solo abbiamo il diritto di esistere ma siamo dotati di una grande volontà di continuare la lotta per i nostri obiettivi” ha detto nel discorso pronunciato davanti alla folla riunita e El Ayoun il presidente della Repubblica Araba Sahrawi (Rasd), Mohammed Abdelaziz.

Occupato militarmente dal Marocco nel 1975, il Sahara Occidentale è oggetto di un contenzioso tra le autorità marocchine, ferme nella loro proposta di concedere alle popolazioni del territorio – ricco di fosfati – un’ampia autonomia regionale, e il Fronte Polisario che chiede in ottemperanza delle risoluzioni dell’Onu lo svolgimento di un referendum per l’autodeterminazione.

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