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Allarme a New York: “sono arrivati i comunisti”

Silvio Berlusconi, che vedeva comunisti dappertutto, questa volta è arrivato troppo tardi. Per lui, Barack Obama era solo un po’ “abbronzato”, tutto qui. E allora ci hanno pensato i suoi connazionali a fornire la qualifica più appropriata per un presidente a stelle e strisce che, sotto “l’ombrello protettivo” del Nobel per la pace, bombarda e invia truppe in giro per il mondo: è “un comunista”!
L
a russa RT riporta un servizio del commentatore politico del Washington Times, Todd Wood, secondo cui Obama, non solo “alla maniera sovietica” sta limitando la libertà dei cittadini americani e impiantando il comunismo sul suolo USA, ma sta facendo di tutto per indebolire l’influenza del paese fuori dei confini statunitensi. “In Unione Sovietica c’erano molti mali”, scrive Todd, ma “il delitto principale, da cui erano generati tutti gli altri, era l’annientamento dello spirito umano, la trasformazione di tutti, uomini e donne, in schiavi del Grande fratello”. Il comunismo è un metodo di controllo sugli altri, insiste Todd e un analogo principio è alla base sia dell’Islam che dell’attuale politica liberale USA. Obama non ama l’America, dice Todd; tutto il suo corso politico – compromesso nucleare con l’Iran, ritiro dei soldati dal Medio Oriente o farsa della guerra contro l’Isis in Iraq e Siria – è diretto a sminuire l’influenza americana. Dunque, “è del tutto evidente che Obama, nell’animo, è comunista e musulmano. Indubbiamente, sta cercando di cambiare l’America”. Anche il presidente Bush junior, nonostante i suoi errori, era un uomo di principi. Tutto il mondo sapeva che egli, come tutti i suoi predecessori, difendeva la libertà. “Oggi, tra noi sono comparsi i comunisti, i marxisti” continua Todd; “essi tentano di cambiare l’America, il nostro modello di vita, che loro odiano. Purtroppo, sto parlando del Partito Democratico e di tutti i suoi rappresentanti. Essi non esprimono più l’America che io conoscevo; vedono un futuro diverso per il paese, sotto controllo di una élite che si diletterà col comunismo, mentre tutti gli altri dovranno sottostare al loro diktat”. “Aiutatemi, miei concittadini americani, finché non è troppo tardi” conclude Todd.
Aiutiamolo: troviamogli un posto in un ospedale di “Medici senza frontiere”, da qualche parte in Africa o in Medio Oriente; tra l’altro, da lì, potrà anche convincersi che Barack Obama non sta affatto cercando di cambiare l’America.

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