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Parla una No Tav: “A casa non ci torniamo”

“Luca è stabile, nella sua gravità, e comunque i medici sostengono che deve essere tenuto sedato, in coma farmacologico, prima di poter dire qualcosa riguardo alle lesioni che hanno potuto provocare le bruciature della folgorazione. Perchè l’aspetto della caduta più preoccupante riguarda proprio gli effetti delle bruciature all’interno di organi come polmoni e reni. Aspettiamo di sapere altro dai medici. Luca comunque ce la farà, perchè ha intorno tutto l’amore della Valle e di buona parte dell’Italia migliore che c’è. Tutto quello che successo è gravissimo e non sarebbe mai dovuto accadere, e le responsabilità sono precise, sono delle forze dell’ordine”. Lo ha detto Ermelinda, del Comitato di Lotta Popolare contro l’Alta Velocità, intervistata da Mila Pernice ai microfoni di Radio Città Aperta di Roma. 
Sulla dinamica di quello che i media definiscono un incidente o il risultato dell’imprudenza di Luca Abbà sostiene l’attivista: “È difficile farsi un’idea se non si era lì. Personalmente ho seguito la diretta di Luca con Radio Black Out e dopo qualche minuto mi hanno telefonato per dirmi che addirittura era morto, perché con quella caduta non si poteva pensare ad altro…  Non sappiamo se si è mosso male, se ha toccato qualcosa con lo zainetto.. Ieri sera al TG parlavano di un’interferenza del cellulare che usava, insomma, alcuni mirano a dare la responsabilità di tutto a Luca, mentre le responsabilità sono di chi lo ha incalzato da sotto. Anche perché non c’era assolutamente preoccupazione da parte degli agenti, c’era un uomo solo, un ragazzo, su un traliccio. Intorno non c’erano sassaiole, non c’era violenza di alcun genere, c’erano solo le persone assiepate alla baita, solo una ventina peraltro. Era una situazione che Luca stesso al telefono definiva tranquilla, per cui non c’era nessuna motivazione perché lo si incalzasse in una situazione di pericolo come quella in cui si trovava. Le forze dell’ordine dovrebbero essere più responsabili quando sono in servizio, e invece qui c’è stata una sfida al massacro, e i risultati sono stati gravissimi. Per noi il morto non c’è, il morto che invocava Manganelli, e le cose non succedono per caso. C’è un clima, che determina queste situazioni, alimentato anche da alcune dichiarazioni vomitevoli e da alcuni quotidiani. Occorre che la politica prenda in mano la situazione. Luca è un No Tav della prima ora, uno di quelli che ha creato i comitati, è una persona amatissima e conosciutissima. Luca Abbà è uno di noi, ed è stato colpito come poteva essere colpito uno di noi. Noi tutti adesso reagiamo come possiamo, e vi assicuro che c’è una grande determinazione soprattutto nelle persone più anziane, che sono inferocite. In questo momento bisogna contenere anche tutto quello che potrebbe essere l’effetto di una reazione emotiva”.
Aggiunge al termine dell’intervista una delle attiviste più note del movimento No Tav: “Quello che è certo è che noi a casa non ci torniamo. Bisogna esserci in Valle per vedere chi è che spinge a resistere, che non sono centri sociali, black block e tutte le panzanate che dicono su di noi: sono le persone, le donne e gli uomini della Valle. Quello che possiamo fare per Luca è questo: continuare questa lotta, fino alla vittoria. Stateci vicini, e grazie di tutte le iniziative di solidarietà che sono state organizzate”.

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