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Castellanza. Un mostro inquinante sotto casa

Tra poco meno di un mese la Regione Lombardia dovrà decidere se dare il definitivo via libera all’insediamento di un polo industriale per smaltire reflui chimici e farmaceutici. Un’impianto che dovrebbe accogliere ogni anno ben 175mila tonnellate di rifiuti classificati come “pericolosi”.
A proporre il progetto è Elcon Italy Srl, emanazione italiana della Elcon Recycling, una società israeliana con sede ad Haifa, che ha sviluppato una tecnologia per il trattamento e lo smaltimento chimico e fisico dei rifiuti liquidi (pericolosi e non), principalmente scarti di aziende chimiche e farmaceutiche. L’unico impianto esistente è solo quello ad Haifa, in funzione dal 2004. Ma da allora, in tutto il mondo, la tecnologia proposta (che utilizza enormi volumi di acqua per i processi di raffreddamento) non ha trovato altre applicazioni. I progetti presentati dalla Elcon sono infatti stati bocciati sia nella Regione Lazio che nella Regione Toscana.
L’area scelta per realizzare l’impianto è quella dell’ex Montedison di Castellanza, utilizzata negli ultimi vent’anni da altre aziende chimiche.
La Elcon propone di utilizzare circa 10mila metri quadrati dei circa 130mila dell’intera area. All’epoca in cui Montedison insediò il suo stabilimento in questo territorio, gli impianti non si trovavano per al centro dell’abitato cone oggi.
Ma negli anni l’espansione urbanistica ha finito per inglobare il polo chimico in un grande agglomerato che investe nove comuni (comprese le città di Busto Arsizio e Legnano) nel quale vicono circa 300mila abitanti (una zona classificata “A1″, cioé agglomerato ad alta densità abitativa).
Lo studio di impatto ambientale curato da Bp Sec per conto della Elcon e presentato a Regione e comuni interessati, spiega il processo industriale dei reflui chimici: “L’impianto previsto ha come capacità massima annuale di trattamento dei rifiuti 175.000 tonnellate l’anno equivalenti a circa 500 al giorno. L’impianto riceverà rifiuti liquidi e solidi portati all’impianto con mezzi pesanti (prevalentemente autobotti). Le acque reflue in entrata possono essere di diversi tipi e derivanti da differenti tipologie di aziende, tipo: acque reflue farmaceutiche, acque reflue chimiche, acque reflue di industrie cosmetiche e di detergenti, acque reflue di industrie chimiche/veterinarie, acidi, basi e acque di lavaggio per la rifinitura e lavorazione di metalli, fanghi”. Alla fine del documento, in cui Elcon cita l’inquadramento ufficiale dell’area di intervento come A1 (agglomerato urbano) e precisa che si tratta di un’area esente dal vincolo ambientale del d.lgs 42/04 in cui è prevista la tutela dei fiumi.
Pronta la replica dei movimenti che si oppongono all’impianto, secondo i quali la tecnologia utilizzata da Elcon, secondo la relazione redatta dai comitati, “non garantirebbe l’abbattimento degli inquinanti e delle sostanze nocive immesse in atmosfera e in acqua”. Il volume di reflui che verranno trattati dalla Elcon Italy, secondo quanto dichiarato dalla stessa azienda, sarà di 175 mila tonnellate annue. Di questi gran parte è costituito da acqua (che dovrà a sua volta essere trattata da un depuratore prima di essere immessa nel fiume Olona), il 10% da residui organici, il rimanente 10% da residui inorganici che si traducono in 30 tonnellate al giorno di fanghi e sali nocivi da avviare allo smaltimento.
La Regione Lombardia,  completerà la fase istruttoria l’11 luglio (doveva essere l’11 maggio, ma i tecnici si sono presi altri 90 giorni). Solo allora si saprà se il progetto è approvato, sospeso o bocciato.
Intanto i comitati che si oppongono all’impianto della Elcon hanno convocato  tutti in regione per fermare la elcon il prossimo martedì 18 giugno h 9.30 per una manifestazione sotto la sede della giunta regionale in piazza Città di Lombardia in concomitanza con la conferenza dei servizi

 

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