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21 gennaio, tra Lenin e Livorno

Due eventi tra loro quasi contemporanei, in anni in cui la Storia correva a velocità supersonica a dispetto della lentezza dei mezzi di comunicazione. Per dire: gli aerei erano ancora un piccolo mezzo di trasporto locale, con pochi utilizzi militari e nessun ruolo di rilievo nella Prima guerra mondiale. Il telegrafo era l’unico mezzo di comunicazione semi-globale, ma solo tra gli addetti ai lavori. I treni non coprivano che parte dell’Europa e qualcosa degli Stati Uniti, e andavano molto lenti. Le navi erano ancora l’unico modo di andare da un continente all’altro.
Ma la Storia correva sulle gambe degli ultimi, tra una Rivoluzione già vittoriosa che era diventata promessa per gli sfruttati e minaccia per i padroni. In quel breve lasso di anni si afferma in Italia il fascismo, e non è per nulla un caso, ma una “reazione” reazionaria. Cani da guardia stipendiati per mantenere al comando economico latifondisti e imprenditori; una tabe tutta italiana che venne ben presto copiata e “perfezionata” in Germania.

Nel ricordare queste due date vorremmo uscire dalla retorica. Ma da allora è passato quasi un secolo e non si può non vedere come queste due mancanze siano in realtà una sola assenza: la presenza di un’idea radicata nella teoria scientifica e un’organizzazione conseguente radicata nel movimento di classe. Non è una caso, insomma, che oggi – quando l’interconnessione del mondo in tempo reale è una realtà consaputa – la Storia sembri andare con particolare lentezza.
Non è così, naturalmente. “Sembra” nuoversi come un bradipo, ma – dopo sei anni di crisi – la crisi sta minando tutto il sistema di vita, produzione, rappresentazione e coesione che caratterizzava il vecchio “modello sociale”. Il terreno sotto i nostri piedi sta smottando. Non ce accorgiamo perché c’è un serio strato di asfalto che ancora tiene. ma più passa il tempo, più il terreno fluisce via. Più la voragine sarà alla fine grande e “sorprendente”.

Questo ci direbbe un Lenin che, cento anni dopo, posasse gli occhi su questo mondo imbalsamato e febbrile, dove il movimento è ridotto a vibrazione, a “corsa sul posto” di ogni cellula sociale.
Sulle ragioni di Livorno ’21, invece, non ci sembra necessario aggiungere molto. Tra un mondo conflittuale che vedeva la presenza di un Partito e un mondo senza, lo svantaggio è così solare da non richiedere grandi discorsi. Non faremo “appelli” destinati a cadere nel vuoto. Preferiamo invitare a lavorare tutti i nostri compagni di strada, per fortuna in aumento.

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