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Cairo-Parigi, baci rubati

 

Il bacio cairota che ripercorre a un sessantennio di distanza quello, non importa se spontaneo o in posa, reso celebre dall’artistico click di Doisneau all’Hotel de Ville è una testimonianza dell’approccio immacolato e sensuale degli innamorati. I ragazzi egiziani si fidano dell’enclave che il contatto delle labbra crea attorno a loro, s’immergono nella nuvola dell’estasi e ci spariscono dentro, salutando il mondo degli sguardi, della fretta, degli occhi curiosi e indagatori o peggio censori per ragioni di buon costume e religione. Qualsiasi essa sia, con l’aggravio nel caso di fede esasperata dal fondamentalismo. L’approccio è etereo ed eterno, prescinde dalla fase politica che può condurre qualche commentatore a sottolineare una maggiore libertà ora che il governo della Fratellanza è stato scalzato dagli eventi.

 

Due anni or sono incrociavo una simile effusione senza immortalarla, lasciandola al sentimento privato dei giovani. L’obiettivo si posava sul colloquiare fitto, sul corteggiamento gentile, le tenerezze e carezze. Succedeva davanti al Museo del Cairo, dove Samira Ibrahim fu abusata e umiliata. Accadeva a due passi da Tahrir che nei giorni precedenti s’era di nuovo tinta di sangue, registrando la terribile scena dell’attivista spogliata e umiliata dagli uomini in nero. I due ragazzi vivevano quei momenti, forse partecipavano al sogno di cambiamento e se non lo facevano qualcuno lottava per loro. Per permettergli di baciarsi in pubblico con l’hijab o senza e sotto qualsiasi governo. Perché quel gesto, come sa ogni persona che ama, è antico e sacro e va preservato.

 

Enrico Campofreda, 17 settembre 2013

 

pubblicato su http://enricocampofreda.blogspot.it

 

 

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