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“La parola contraria” di Erri De Luca

Erri De Luca, poliedrico e coraggioso scrittore napoletano con un passato di militanza in Lotta Continua, torna a scrivere. E lo fa col suo ultimo testo, la “Parola Contraria”, per denunciare il tentativo da parte dell’azienda francese L.T.F. s.a.s.  di sabotare il suo diritto costituzionale, sancito dall’ art. 21 del supremo testo normativo, di esprimere la propria opinione.

Opinione che si  manifesta in una “parola contraria” all’interesse economico di un gruppo privato, espressa in un’intervista diffusa in rete il primo settembre del 2013 dal quotidiano Huffington Post. Il termine incriminato è “sabotare”, l’oggetto del contendere è la Tav in Val di Susa, un’opera realizzata in un’area definita di “interesse strategico” dagli ultimi governi al potere.

De Luca, raggiunto al telefono dalla giornalista Laira Eduati che gli chiedeva quale soluzione proponesse per la risoluzione della spinosa questione, rispondeva: non so cosa potrà succedere. Mi arrogo però una profezia. La Tav non verrà mai costruita. Ora l’intera valle è militarizzata, l’esercito presidia i cantieri mentre i residenti devono esibire i documenti se vogliono andare a lavorare la vigna. Hanno fallito i tavoli del governo, hanno fallito le mediazioni: il sabotaggio è l’unica alternativa.

Nove giorni dopo, il 10 settembre del 2013, la ditta minaccia contro di lui  denuncia per istigazione alla violenza. De Luca così, finisce sul banco degli imputati. Il rappresentante legale della L.T.F. Sas., nell’ atto depositato al Tribunale di Torino, proponendo denuncia contro lo scrittore, ravvisa che  “il vocabolario della politica democratica non contempla il termine sabotaggio come strumento persuasivo legittimo. Lo conosce invece un altro vocabolario, quello dell’ illegittimità . Le dichiarazioni del De Luca sono un chiaro incitamento alla violenza idoneo a suscitare consenso tra gli attivisti, peraltro distintisi anche di recente con episodi preparatori di azioni violente con armi”.

Ha inizio così la battaglia dell’autore contro quello che lui definisce un tentativo di arginare  la libertà d’espressione: nel suo testo De Luca evidenzia come dietro le quinte del processo giudiziario, vi sia l’intento di isolare e reprimere la libera espressione di un’intellettuale dissidente. La vicenda si intreccia fino a fondersi con la ventennale resistenza di un popolo orgoglioso, quello valsusino che ha sempre avversato a testa alta la realizzazione di un’opera imposta dall’alto, da più parti giudicata pericolosa per la salute e l’ambiente. Al contempo fa da sfondo al tentativo di criminalizzazione, non solo mediatico, del movimento No Tav, in grado solo ieri di portare in piazza più di diecimila persone e ciononostante non ritenuto degno  di menzione dall’ edizione nazionale odierna  di uno dei principali quotidiani nazionali, tradizionalmente considerati vicino agli ambienti della sinistra di governo.

Rivendico il diritto di adoperare il verbo sabotare- scrive De Luca – come pare e piace alla lingua italiana. Il suo impiego non è ristretto al danneggiamento materiale  come pretendono i pubblici ministeri, in questo caso. Per esempio: uno sciopero, specialmente di tipo a gatto selvaggio, senza preavviso, sabota la produzione di un impianto, di un servizio. Un soldato che esegue male un ordine, lo sabota. Un ostruzionismo parlamentare contro un disegno di legge, lo sabota. Le negligenze, volontarie o no, sabotano. L’accusa contro di me sabota il mio diritto costituzionale di dire parola contraria. Il vero sabotare ha vasta applicazione in senso figurato e coincide con il significato di ostacolare. I pubblici ministeri esigono che il verbo sabotare abbia un solo significato. In nome della lingua italiana e del buon senso nego il restringimento di significato. Bastava consultare il vocabolario per archiviare la denuncia sballata di una ditta francese.

Sul banco degli imputati mi piazzano da solo ma solo lì potranno. Nell’ aula e fuori, isolata è l’accusa.

La “Parola contraria” è un libro dalla scrittura semplice, fluida. Il linguaggio espressivo, mai banale dello scrittore, unitamente ai richiami letterari, esercita una forte presa diretta sul lettore, inducendolo ad una profonda riflessione sui limiti che la libertà d’espressione può incontrare quando va a minare  gli interessi dei potenti.

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