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Martin Eden……a spasso per Napoli!

Martin Eden, film di Pietro Marcello, famoso per Bella e perduta, è senz’altro un’opera maestrale che rimarca il livello eccellente della attuale cinematografia italiana, da tutti i punti di vista, originale fotografia, interpretazioni audaci, estrema regia. Possiamo dire che il cinema di casa nostra è quasi tendente ormai, considerati i riconoscimenti degli ultimi anni, al grande cinema del ‘900 italiano, quel cinema apprezzato, emulato, avanguardista, introspettivo, lento, mai noioso.

Ambientato nella Napoli dell’excursus temporale che attraversa tutto il XX secolo, a dimostrazione dell’universalità del personaggio, cambia totalmente contesto storico e sociale del libro da cui è tratto, il Martin Eden di Jack London. Sembra voler raccontare un Martin Eden al tempo del capitalismo e durante tutto il capitalismo, uomo alimentato  dall’esasperato individualismo, tuttavia agognato dalle sofferenze della Napoli del porto,  dei quartieri popolari, del lavoro in fabbrica, dell’emigrazione, dell’immigrazione, della rassegnazione alla povertà ed alle ingiustizie, dell’accettazione passiva di un presente che non può promettere nessun miglioramento futuro.

Il protagonista, Martin Eden, interpretato da Luca Marinelli, attore che veste a pennello il personaggio di Jack London, è in continuo conflitto con se stesso, a causa del dualismo che anima tutta la sua esistenza: individualismo-socialismo.

Da una parte abbiamo un personaggio che cerca di emanciparsi dalla sua condizione di povertà attraverso la cultura, sia prendendo coscienza del fatto che la sua forza fisica sia destinata a decadere e che i lavori pesanti ed usuranti non potranno essere suo mezzo di sostentamento per tutta la sua vita senza tragiche conseguenze, sia per il desiderio di conquistare Elena, ragazza dell’alta borghesia napoletana, che l’accompagnerà nella crescita intellettuale e sociale.

Dall’ altra parte abbiamo un compagno dissidente nelle lotte operaie,  sodalizzante e volenteroso, ma troppo attaccato ai suoi ideali alla Spencer, orientati verso una becera aspirazione alla libertà e all’ elevazione individuale, che non pochi scontri gli procurano con gli operai, che egli stesso intende sostenere, opponendosi incoscientemente al socialismo, ed a tutto quello che possa interferire negli istinti primordiali dell’uomo e del suo essere una creatura libera.

Bella è la parte dedicata al rifiuto della speranza, pecca ipocrita dell’ignoranza borghese, quest’ultima indirizzata verso un positivismo che esclude la realtà delle classi popolari, più disagiate, aspetto che Martin Eden conosce bene, per questo egli rifiuta la speranza, bensì predilige la lotta, a modo suo, ma la predilige.

Presenta un rischio, il rischio di fraintendere la retorica che contrappone l’individualismo del nostro protagonista sia alle lotte operaie socialiste, sia al liberalismo dei padroni. Nell’elogiare Spencer, Martin Eden critica sia i primi che i secondi, si scontra con entrambi, si scontra anche con i liberali, viene deriso da questi, conoscendone l’ideologia, a dimostrazione che le classi dominanti conoscono il nemico, conoscono i loro intellettuali, opportunisticamente si difendono.

Nello scontro con gli operai il rischio è che si empatizzi con il protagonista, associando le ragioni dell’individualismo alla giusta direzione da seguire da chi nella vita intende dedicarsi alla lotta di classe, ribaltando completamente il senso didattico del libro di Jack London, che con questa diatriba intende rafforzare invece le ragioni del socialismo.

Allorché film consigliatissimo, ma da già studiati.

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