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“Un’epidemia è il sogno del tiranno. Tutti diventano obbedienti per propria volontà”

Miguel Benasayag, è un filosofo e psicoanalista di origine argentina trapiantato da molti anni a Parigi.  Sarebbe dovuto venire in Italia per una serie di conferenze promosse dalla Fondazione Feltrinelli ma l’epidemia di coronavirus lo ha tenuto bloccato a Parigi.

In questa intervista Benasayag affronta il tema della paura e della complessità nell’epoca del coronavirus e  sottolinea come l’emergenza di una epidemia sia il sogno di ogni tiranno, una fase in cui tutti diventano obbedienti per propria volontà.

In un’altra intervista ha spiegato come “L’individualismo estremo è l’ultimo lusso che si possono permettere i mega-ricchi dei paesi ricchi”. E ribadisce la necessità del conflitto per una ridefinizione dello spazio comune, perché “se le persone non trovano quel che desiderano, si accontentano di desiderare quello che trovano”. Il dibattito è aperto.

 

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11 Commenti


  • Giorgio

    Sono d’accordo su tutto. Hobbes insegna: la genesi del moderno Stato borghese si basa sull’atomismo individualistico e sulla paura dell’altro come potenziale nemico (homo homini lupus), paura dalla quale deriva la rinuncia a ogni diritto in favore del potere assoluto del sovrano che s’impegna a garantire la nuda sopravvivenza dei sudditi.


  • Paola

    Grazie!


  • Angelo

    Sono d’accordo, tuttavia Hobbes è inapplicabile al tema della servitù volontaria, o involontaria che dir si voglia, al tempo della nostra modernità. Benasayag è uno psicanalista e come tale, tenendo ben fermo davanti a sé Freud (grande studioso della metafisica kantiana e della dialettica hegeliana signoria-servitù), sostiene che la coscienza servile non obbedisce al tiranno per paura di perdere la vita, per timore della sua scure, in altre parole per un conatus essendi, ma, al contrario, in seguito a un “conatus dissolvendi”, a quel Signore assoluto della morte di sé, o del Sé, che scorge fin nei più remoti recessi degli occhi del suo signore. Ora in una contemporaneità in cui il politico si è ritirato dalla scena pubblica, per lasciar posto al regime di potere delle scienze, dei professori, dei tecnocrati, dunque ai game di sapere da questi ultimi instaurati, la coscienza servile cala la testa, obbedisce, come sempre, ma non ovviamente volontariamente, spontaneamente, come succede in un qualsiasi play politico, o di umanità, come in un qualsiasi gioco di libertà, di convinzione/obbedienza, ma in seguito alla coercizione, all’autorità, violenta di un game di sapere. Davanti un sapere non c’è diritto di replica, non esiste margine di dissenso, non c’è libertà di poter acconsentire o meno a una proposta, che a questo punto smette di essere tale, per divenire un discorso di verità. La tirannia tecnocratica gioca dunque sulla coercizione del sapere la verità e sulla paura di chi sa di esserne sprovvista.


  • Pompeo Francesco Marinelli

    Inconsapevolezza che trasforma la fagilità della vita in debolezza. Acutissima osservazione.


  • Carmen

    Grazie della lettura.


  • aristide bellacicco

    C’è a mio avviso una contraddizione decisiva alla base di questa vera e propria etica dell’isolamento con cui gli Stati stanno affrontando l’infezione. Il comando generale che viene emanato, cioè “tutti dentro” (che poi si sfiocca in diversi sotto- comandi: ad esempio “non toccatevi”, “tenetevi a distanza”, e, soprattutto, “separatevi”) viene giustificato sul piano morale come un estremo atto di solidarietà collettiva, come un “sacrificio” che l’individuo deve compiere a favore di “tutti gli altri”. Ognuno deve cioè rinunciare alla propria libertà non per garantire – alla Rousseau- la libertà degli altri ma, al contrario, per contribuire a limitarla. È come se si chiedesse alla società di smettere di esistere per poter continuare a esistere “dopo”, quando “tutto sarà passato”, quando tutto ritornerà ad essere “normale”. Il modello non è la guerra e nemmeno il carcere: si tratta, invece, del meccanismo della penitenza, dell’espiazione di una colpa attraverso la sofferenza purificatrice. È proprio l’opposto del carcere, dove l’ora d’aria o gli spazi di socialità appaiono come un qualcosa che mitiga, o limita, la pena. L” “aria” e la socialità, nel caso presente, sono invece il male da combattere: lo stare insieme diventa “affollamento”, il ritrovarsi per chiacchierare o cenare in compagnia è un “assembramento”. È come se, quasi inconsciamente, il disprezzo delle élites borghesi per la “plebe” e il suo modo di vivere trovi sfogo in una punizione di massa. E si consideri, infine, che la maggior parte dei comportamenti proscritti sono, da decenni, proposti dai media come forme autentiche di vita sociale basata sul consumo di “qualcosa”: alcool, cibo, sesso. Ora, il problema è che non si può consumare il virus: di conseguenza, non c’è più alcun bisogno di stare insieme. Grazie di cuore, monsieur le Capital..


  • aristide bellacicco

    penitenza, dell’espiazione di una colpa attraverso la sofferenza purificatrice. È proprio l’opposto del carcere, dove l’ora d’aria o gli spazi di socialità appaiono come un qualcosa che mitiga, o limita, la pena. L” “aria” e la socialità, nel caso presente, sono invece il male da combattere: lo stare insieme diventa “affollamento”, il ritrovarsi per chiacchierare o cenare in compagnia è un “assembramento”. È come se, quasi inconsciamente, il disprezzo delle élites borghesi per la “plebe” e il suo modo di vivere trovi sfogo in una punizione di massa. E si consideri, infine, che la maggior parte dei comportamenti proscritti sono, da decenni, proposti dai media come forme autentiche di vita sociale basata sul consumo di “qualcosa”: alcool, cibo, sesso. Ora, il problema è che non si può consumare il virus: di conseguenza, non c’è più alcun bisogno di stare insieme. Grazie di cuore, monsieur le Capital..


  • aristide bellacicco

    C’è a mio avviso una strana contraddizione in questa vera e propria etica dell’isolamento con cui gli Stati stanno affrontando l’infezione. Il comando generale che è stato emanato, cioè “tutti dentro” (che poi si sfiocca in diversi sotto- comandi: ad esempio “non toccatevi”, “tenetevi a distanza”, e, soprattutto, “separatevi”) viene giustificato sul piano morale come un estremo atto di solidarietà collettiva, come un “sacrificio” che l’individuo deve compiere a favore di “tutti gli altri”. Ognuno deve cioè rinunciare alla propria libertà non per garantire – alla Rousseau- la libertà degli altri ma, al contrario, per contribuire a limitarla. È come se si chiedesse alla società di smettere di esistere per poter continuare a esistere “dopo”, quando “tutto sarà passato”, quando tutto ritornerà ad essere “normale”: ma così facendo si elimina lo stesso soggetto che dovrebbe piegarsi al comando.
    Il modello non è la guerra e nemmeno il carcere: si tratta, invece, del meccanismo della penitenza, dell’espiazione di una colpa attraverso la sofferenza purificatrice. Nel carcere, l’ora d’aria o gli spazi di socialità appaiono come un qualcosa che mitiga, o limita, la pena. Nell’epidemia, diversamente, l’ “aria” e la socialità sono invece il vero e proprio male da combattere e, nello stesso tempo, la pena da scontare: lo stare insieme diventa “affollamento”, il ritrovarsi per chiacchierare o cenare in compagnia è un pericoloso “assembramento”. È come se, quasi inconsciamente, il disprezzo delle élites borghesi per la “plebe” e il suo modo di vivere trovi sfogo in una punizione di massa. E si consideri, infine, che la maggior parte dei comportamenti proscritti sono, da decenni, proposti dai media come forme autentiche di vita sociale basata sul consumo di “qualcosa”: alcool, cibo, sesso. Ora, il problema è che non si può consumare il virus: di conseguenza, non c’è più alcun bisogno di stare insieme.


  • asd

    La triste verità, mi trova perfettamente d’accordo


  • Bob

    … tutto questo mi pare un inquietante esperimento sociale che potrebbe avere risvolti inusitati ma anche alla lunga molto pericolosi … Chi può escludere che una siffatta società non scivoli inconsapevolmente, alla lunga, verso un’implosione dei rapporti sociali, sottilmente incattiviti e avvelenati da una condizione umana del tutto innaturale … Potremmo scoprire che quando l’Uomo si isola (per forza o per necessità) dai suoi simili rischia di perdere l’abitudine a relazionarsi spontaneamente con il prossimo riportando indietro la sua storia di migliaia di anni … E l’Uomo moderno, rinchiuso in un angusto recinto mal sopportato, potrebbe cominciare a vedere nel prossimo, una sorta di fastidioso antagonista, un impiccio ai propri progetti e a quelli del ristrettissimo gruppo in cui è stato artificiosamente rinchiuso, perdendo così il senso evolutivo di quella che definiamo ancora oggi “società collettiva” …


  • mario

    mio caro Simone Fulciniti mi chiedi e ti rispondo ………penso ….. che ancora una volta l’organico preceda lo psichico (come lo psicofarmaco -che seda, non cura- scavalca e supera ahimè la seduta) ed è un grosso errore: cosa vuol dire? guarda a qualsiasi ora la televisione o ascolta social network: solo i primari i presidenti i capi della medicina parlano e risultano pure (e un po’ lo sono ben inteso) le povere probabili uniche vittime sacrificali ed eroi di questo popolo affannato e “affamato” (vedi supermercati presi d’assalto) che esistano. Psicologi d’emergenza (proposti, gratuitamente, dall’internazionale IAAP di cui faccio parte) molto validi (non parlo di me ovvio, sembra, altrimenti, un osanna a me stesso, odio autorefenzialità, che non si considerino né nelle interviste né in un qualsiasi intervento psico-tranquillizzatorio, pur restando la realtà quella che è. Questo fa capire quanto la professione -Psi- sia non sottovalutata ma scavalcata annullata non considerata (politicamente) e assolutamente. Riguardo la pandemia penso l’ovvio (ma non lo è ancora): che la gente debba sigillarsi in casa uscendo equipaggiata solo una volta la settimana per cibo e farmaci eventuali e solo una persona del nucleo familiare! poi tutti telefono e skype o whereby.com /… , o zoom (fino a 38 persone si possono incontrare: una lezione, un workshop). Il virus è aerobo, cioè a differenza di quello dell’aids, anaerobo, sguazza in aria per ore (anche 8) ci vive come noi (del resto appartiene alla famiglia dei rinovirus: quelli del raffreddore) e non atterra se non teoricamente, uscendo dalla bocca o naso di chi è infetto (sulla plastica resta vivo anche 3 giorni) ben dopo 90 min-2h ore, ma essendo l’aria colma di polveri sottili l’atterraggio è ridotto nel tempo restando in aria moto più e pronto ad essere ospitato da altri. Da noi (Liv) resta poco più tempo sospeso in aria perché siamo inquinati (polveri sottili) meno di brescia (non dico non inquinati) — questo viaggiare meno anche auto ecc è un po’ di salute che il virus ci regala costringendoci a non usarle per i D.M., la conquista di un po’ di salute. Non bisogna toccarci il viso se non dopo abbondante lavaggio (e magari disinfezione ) della mani. Ho assistito in televisione, anche locale, quanto i primari infettivologi siano incapaci per tic, siano incapaci di non toccarsi viso testa e ogni dove dal collo in su (ma non sanno di essere ticcosi ..-brutto modo di dire- ..: patologia curabilissima —per altro) …. immaginate.. il disastro… collettivo che creano. Sono abbastanza spesso con me stesso e ci sto bene ed ho tanti amici: … scrittura, lettura, musica, disegno, arte, pensare, meditare, vedere, stare con i miei pensieri e con me stesso lo faccio da tempo — sto meglio da solo che con gente, pur amando qualcuno di coloro che conosco, pochi in verità, non mi interessano, sono vuoti o troppo pieni (i livornesi in generale, ma non solo) imparare a stare non soli ma con noi stessi è una grossa conquista che il virus -e qui si ringrazia- consente a coloro che ancora non riescono… che imparino e non si vergognino di farsi aiutare dagli psi. I mostri da cui tutti siamo abitati, se non allontanati o elaborati, spesso ce lo impediscono (il saper stare con noi stessi). Impariamo a leggere con attenzione a guardare con calma le cose più piccole, per es. chi ha una pianta, la pianta stessa e la terra da cui prende nutrimento o se abbiamo, i più fortunati un giardino … scopriremo cose meravigliose, vite e vitalità straordinarie— amiche nostre, e nostre compagnie che non ci tradiranno mai …. il disegno la poesia da scrivere, la musica da ascoltare o imparare ad ascoltare sono lì che ci aspettano …. cari auguri mio caro Simone — gran pensatore gran musicista e cantautore (scoperto ora ora) — un abbraccio a cari auguri a chiunque legga (o non legga) queste parole gettate volentieri e non con la cura voluta ma ho in programma diverse cose oggi (i miei passatempo) grazie — di cuore grazie a te che mi hai la possibilità di scrivermi un po’-
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