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Aura battle. Alcune considerazioni dal circolo GAP di Roma

Il nuovo fenomeno delle aura battles, nato su TikTok, sta spopolando tra le giovani generazioni. La sfida è a chi esprime nel modo più spontaneo la propria personalità: gesti, movimenti, pose sono tutti improvvisati per mostrare la propria “aura”. Chi vince lo decide la folla, esattamente come accade coi freestyle.

E come ogni altro fenomeno sociale di massa, parte l’isteria. Sono già stati ripresi da alcune testate e pagine social divieti da parte di presidi di organizzare aura battles nelle scuole perché distraeva gli alunni dai propri impegni dopo le pause.

Uno degli ultimi episodi ci tocca da vicino: sabato 10 ottobre è andato in scena il primo appuntamento organizzato di Aura Battle in piazza Santa Immacolata. Un fenomeno internazionale, nato in Sud America, non poteva scegliere posto migliore per sbarcare a Roma, vista la grande importanza che la “piazzetta” riveste per la movida romana.

L’episodio, che si è svolto in modo assolutamente pacifico, è stato ripreso da un articolo del Messaggero che ne indaga il fenomeno, andando anche a dare spazio agli inquilini insofferenti per i rumori o i locali che non riescono a lavorare per il caos. Positivo certo è che in un quartiere, ma nella città in generale, in cui la socialità è fatta di consumo (preferibilmente alcolico) ci si ritrovi spontaneamente e creativamente in piazza, anche con un pizzico di autoironia.

Aldilà delle polemiche e i pregiudizi cerchiamo da parte nostra di analizzare un fenomeno in crescita, per capirne le ragioni e le criticità.

Non si può ignorare che l’Aura Battle rivela tutto l’impoverimento culturale che TikTok e Instagram esprimono in questa fase di crisi sistemica. Il “Blackout pedagogico” prodotto da i social media che con meme, brainrot e video di pochi secondi hanno un effetto drammatico sulla capacità di concentrazione e di apprendimento per le nuove generazioni. Una vera e propria “Guerra cognitiva”, culturale ed ideologica.

Ma ora che i meme escono fuori dallo schermo, si evidenzia la richiesta di tante persone, a partire dai giovani, di uscire dalle piattaforme digitali e ricreare momenti di socialità spontanea.

Gli stessi ragazzi e ragazze che si sono mobilitati per la Palestina, tanto da essere definiti generazione Gaza, e che in questi giorni stanno occupando le proprie scuole in tutta Italia per chiedere maggiori investimenti nell’edilizia e nella formazione sulla scia di ciò che accade in queste ore in Francia (da cui si diffondono video di aure battle degli studenti nei picchetti davanti scuola). Da questo punto di vista come circolo culturale vogliamo cominciare a porre alcune domande:

Esiste oggettivamente ed è in crescita una richiesta dei giovanissimi di riprendersi spazi di aggregazione alternativi?

L’aura battle è un fenomeno culturale innovativo o semplicemente lo specchio di un mondo social reazionario e senza spazio per una critica sociale?

Questo gioco riproduce delle forme di competizione, sopraffazione e personalismo oppure è una spinta per una aggregazione  sociale che può prendere le forme di nuove espressioni culturali solidali e comunitarie?

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