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“I Diavoli”, la tensione tra “celeste” e “terreno”, e la classe dominante di oggi

È uscito negli scorsi giorni nelle sale la versione restaurata e integrale del film del 1971 “I Diavoli” di Ken Russell. Il film narra la storia realmente accaduta di Urbain Grandier, prelato della Chiesa di San Pietro di Loudun, in Francia, bruciato al rogo nel 1634 per stregoneria. Ovviamente, come ogni condannato a morte dell’epoca, c’è una vicenda dietro ben più profonda.

Nel film, appaiono subito le contraddizioni della figura di Grandier: appena arrivato nella città, per sostituire il governatore morto di peste, mette incinta la figlia di uno del magistrato locale, mentre si innamora della giovane Madeleine, che conosce nel tentativo di salvare la madre dalla peste. Nel frattempo, la sua figura scatena il desiderio delle suore orsoline, in particolare nella Madre Superiore Jeanne des Anges, che verrà poi accusata di essere posseduta, in un clima di totale repressione sessuale nel convento.

A questo punto, Grandier reindirizza il proprio tormento interno con Dio, causato dal suo mancato celibato, verso l’esterno, intestandosi la battaglia popolare contro la demolizione delle mura della città, voluta dal Cardinale Richelieu e commissionata al Barone Laubardemont.

Battaglia che a suo tempo fu degli Ugonotti, i quali avevano completamente interesse a tenere su le mura in quanto rappresentanti della nascente borghesia locale francese, ma che finirono per essere liquidati ed espulsi dalla Francia e costretti a cercare fortuna per il mondo (i loro eredi avrebbero costruito il sistema di apartheid in Sud Africa).

In mancanza di una vera e propria borghesia, la nobiltà si dà il compito di finire di costruire l’assolutismo in Francia e Grandier ne diventa nemico di punta. Appare quindi la figura del padre esorcista Barré, incaricato dal Barone di tirare fuori accuse nei confronti di Grandier. Barré prima tortura Jeanne e, in mancanza di accuse da parte di questa verso Grandier, scatena, nel momento clou, un rituale a sfondo sessuale con le giovani suore. Al termine, Jeanne rivelerà falsamente che Grandier l’ha posseduta tramite il demonio.

A questo punto, Grandier, che nel frattempo si era allontanato per sposare Madeleine, promettendo a Dio di salvare la popolazione di Loudun dalla tirannia, torna in città e viene prima processato, davanti a una corte composta dai propri nemici, che lo accusa delle azioni da loro stessi compiuti, tra cui le possessioni delle suore, e infine lo brucia al rogo.

Significativa è una delle ultime battute di Grandier, che incalzato da Padre Barré nel pentirsi, dice alla folla manipolata “Sarete tutti schiavi”. Mentre finisce di bruciare al rogo, il Barone fa esplodere le mura, decretando il dominio dell’assolutismo sulla città. Il film, che all’epoca poteva sembrare una satira nei confronti del potere ecclesiastico, può essere oggi rivisto come una critica al lampante dominio delle élite nei confronti della maggioranza della popolazione.

Grandier, che nel suo piccolo è tormentato dall’amore di una donna, cerca di trovare la propria via verso Dio, prima tramite il sesso e poi nella salvezza della città dalla tirannia, mentre l’aristocrazia locale si concede qualsiasi tipo di piacere affinché possa abbattere il proprio nemico, autoassolvendosi con la sua uccisione.

Con gli occhi di oggi, potremmo fare un parallelo con il mondo che ci viene rivelato dagli Epstein Files: un vaso di Pandora scatenato dagli istinti più brutali di una classe dominante che non deve rendere più conto a nessuno, se non a se stessa. Una classe che ha fatto di tutto in questi anni per demonizzare il proprio nemico, sfruttando qualsiasi strumento della guerra cognitiva, dai meme fino alla più lurida violenza pornografica.

Ma proprio ora che tutte le contraddizioni del sistema capitalistico, a poco a poco, vengono alla luce, vediamo che ampi settori della società portano avanti battaglie per una migliore e più serena vita personale: dagli studenti e studentesse che richiedono ore di educazione sessuo-affettiva a scuola a donne di ogni età che chiedono la fine dei femminicidi, passando per la fine di ogni discriminazione razzista e contro le persone LGBTQIA+.

Se quindi un monaco nel Seicento si era posto, in solitudine, la questione di risolvere le contraddizioni tra il terreno (i propri istinti e la propria vita personale) e il celeste (i fini ultimi a livello sociale), tutto ciò può essere risolto collettivamente tramite una vera alternativa sociale.

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