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Cile. La polizia arresta 130 studenti e blocca la marcia per l’istruzione pubblica

Il governo aveva deciso di vietare le due grandi manifestazioni in programma oggi, una nel pomeriggio l’altra prevista invece nella notte, hanno ricordato i media, precisando che alla prima marcia hanno cercato di partecipare circa 10 mila studenti mentre i poliziotti intervenuti sono stati un migliaio. I ragazzi si erano dati appuntamento nella Plaza Italia, il tradizionale luogo d’incontro delle manifestazioni politiche e sportive a Santiago, dove la polizia ha tra l’altro chiuso gli ingressi della linea metropolitana proprio per bloccare l’afflusso degli studenti. Le forze della sicurezza hanno d’altra parte circondato le piazze e i viali adiacenti la Plaza Italia. La marcia era stata vietata fin da ieri notte dal governo presieduto da Sebastian Pinera, mentre oggi il portavoce dell’Esecutivo, Andres Chadwich, ha duramente condannato gli studenti, i quali – ha precisato – «non sono i padroni del paese. Le istruzioni che abbiamo dato ai ‘carabineros’ sono quelle di far rispettare la legge». Per disperdere i manifestanti, la polizia ha utilizzato mezzi con cannoni ad acqua e gas lacrimogeni. Secondo uno dei leader degli studenti dei licei, Laura Ortiz, durante i tafferugli «sono stati ascoltati degli spari». La presidente della Confederazione degli studenti del Cile, Camila Vallejo, ha definito «inaccettabile» la repressione della polizia, precisando che «in queste ore il centro di Santiago è sotto stato d’assedio». «Quello in corso è ancora una volta un attacco della destra contro la democrazia», ha aggiunto la Vallejo. Via twitter, la leader degli studenti ha fatto sapere che le autorità «non metterano paura agli studenti neppure con le bombe lacrimogene». I tafferugli di oggi segnano un salto di qualità nel contenzioso tra il governo e gli studenti sul tema dell’insegnamento pubblico. Pinera sta ormai da tempo affrontando una forte ondata di malcontento sociale su più fronti. Era dai tempi della dittatura, si ricorda a Santiago, che non si vedevano tante manifestazioni di studenti, ecologisti, lavoratori e popoli originari, quali i ‘mapuches’, che abitano nel sud del paese. Nonostante l’economia cilena sia ormai da anni una delle più solide del continente latinoamericano, con un tasso di crescita stimato per il 2011 intorno al 7 per cento, in Cile la protesta sociale esplode quasi quotidianamente ormai da qualche mese.

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