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Truppe speciali Usa in Corea del Nord? Ammissioni e smentite

L’incauta ammissione era venuta pochi giorni fa dal generale statunitense Neil Tolley. Mica un militare qualunque: Tolley infatti è nientemeno che il capo delle truppe speciali degli Stati Uniti in Corea del Sud, e la rivelazione è stata spifferata durante un suo discorso alla base del comando della Operazioni Speciali di Tampa, in Florida. Una riunione che avrebbe dovuto essere a porte chiuse ma i cui contenuti sono stati pubblicati da una rivista di politica estera stampata in Giappone – “The Diplomat” – e il cui scoop è stato naturalmente ripreso con grande evidenza da tutti i mezzi di comunicazione in patria. La notizia invece non ha avuto, chi sa perché, grande eco in Italia.

 

Tolley – secondo quanto ha raccontato il giornalista David Axe, un giornalista presente alla conferenza stampa – non ha solo rivelato una violazione gravissima della sovranità nazionale e territoriale della Corea del Nord che potrebbe aumentare la già perenne tensione con Pyongyang, ma si è anche vantato dei presunti risultati della missione spionistica in terra nordcoreana. «Finora sapevamo solo dell’esistenza di quattro tunnel nordcoreani sotto la zona smilitarizzata» mentre grazie all’invio di commandos sarebbero stati identificati «centinaia di depositi di munizioni assieme a migliaia di postazioni sotterranee dell’artiglieria collegate da un complesso network di tunnel che arriva fino alla zona smilitarizzata» ha detto il generale. Non c’è nulla di strano che l’esercito nordcoreano si stia preparando ad uno scontro militare con gli invadenti vicini di Seul, sostenuti da decine di migliaia di militari statunitensi. Negli ultimi anni la pressione e un vero e proprio assedio contro la Corea del Nord, accusata di realizzare un sistema di armamenti nucleare, non sono sfociati in una invasione del paese solo perché Pyongyang ha aumentato le proprie difese e mostrato i muscoli. Ma non sono mancate le provocazioni, le esercitazioni militari congiunte tra gli eserciti della Corea del Sud e degli Stati Uniti realizzate a pochi passi dal confine o addirittura con sconfinamenti.

Quindi che i nordcoreani stiano realizzando un vasto sistema di fortificazioni anche sotterranee nei pressi della linea smilitarizzata è una buona notizia, una mossa che rende almeno per ora più improbabile una guerra che negli Stati Uniti alcuni settori politici e militari hanno da sempre caldeggiato dopo l’armistizio del 1953.

Qualche ora dopo che i quotidiani e i siti USA sparavano la notizia a caratteri cubitali un portavoce delle forze militari USA in Corea del Sud, il colonnello Jonathan Withington, si è affrettato a smentire quanto detto dal suo collega, il generale di brigata Tolley. “Qualche resoconto si è preso molte licenze nei propri commenti, portandoli completamente fuori contesto”. Né gli Usa, né la Corea del Sud – ha aggiunto Withington – hanno mai paracadutato nessun soldato dall’altra parte, anche perché “l’utilizzo di gallerie in Corea del Nord è ben documentato”. Addirittura, “molti dei tunnel conosciuti lungo la DMZ vengono visitati dai turisti ogni giorno”.

Insomma o il reporter si è inventato tutto oppure Tolley ha lavorato di fantasia. Oppure è tutto vero: il portavoce del Pentagono James Gregory, presente alle conferenza stampa ha confermato la versione del Diplomat affermando che forse Tolley parlava a titolo ipotetico. E il “no comment” in cui si sono rinchiusi finora gli alti comandi militari USA la dice lunga, così come la mancanza di dichiarazioni da Pyongyang. 

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