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Usa vogliono riaprire basi in Asia. Per accerchiare Pechino

Gli Stati Uniti vorrebbero ritornare in alcune basi militari abbandonate dopo la sconfitta nella  guerra del Vietnam nell’ambito della strategia di Washington tesa a contrastare l’ascesa militare della Cina nella regione. E nella recente missione in Oriente il capo del Pentagono Leon Panetta ha avviato discussioni in questo senso in Thailandia e nello stesso Vietnam. A Cam Ranh, dove durante la guerra vi era la più grande base navale e aerea statunitense in territorio vietnamita, Panetta ha parlato di “un enorme potenziale”, prospettando un futuro possibile in cui le navi da guerra USA siano di nuovo di casa nel porto del sud del Vietnam. Mentre in Thailandia il capo del Pentagono ha discusso della possibilità di trasformare in un hub per le operazioni di emergenza per disastri regionali una base aerea costruita dagli americani per ospitare i bombardieri B52 negli anni ’60 e ’70.
Il Pentagono ha chiesto al governo delle Filippine di poter ritornare nella Subic Bay Naval e nell’ex Clark Air Base, un tempo la principale installazione militare Usa in tutta l’Asia. Insomma, Washington vorrebbe tornare in una serie di basi militari in Asia da cui le forze armate statunitensi sono andate via o sono state cacciate nei decenni scorsi. E, di fronte alle sempre più minacciose ambizioni regionali di Pechino – giustificate in parte proprio dalla necessità di contrastare le ingerenze e il vero e proprio assedio di Washington – i paesi in questione hanno, anche se con cautela, steso i tappeti rossi agli emissari del Pentagono. 

Ma, riconoscono al Pentagono, si tratta di luoghi “che non hanno ancora perso il forte contenuto simbolico legato alle recente storia”, riferendosi alle tante ferite ancora aperte da una guerra sporca come quella condotta dagli americani in Vietnam. E per chiudere definitivamente questa pagina e aprire un nuovo capitolo con questi paesi “é necessario fare ammenda di questi simboli”, anche con le visite, non solo quella di Panetta, nella regione dei leader militari americani per rafforzare le relazioni e avviare i negoziati. L’idea non é quella di rioccupare in modo massiccio queste basi come é stato fatto nella seconda metà del secolo scorso, e neanche di creane di nuove – non ci sarebbero neanche i soldi – ma di ottenere il permesso di essere ospitati nelle vecchie basi, in prevalenza in modo temporaneo. “Non vado in giro con uno zaino con le bandiere militari per piazzarle nel mondo, vogliamo costruire una partnership con queste nazioni per avere una presenza a rotazione che ci permetta di costruire capacita’ comuni per comuni interessi”, ha detto Martin Dempsy, capo degli Stati Maggiori Riuniti, tornato da una visita in Thailandia, Filippine e Singapore. Forse non andrà in giro con le bandierine a stelle e strisce nello zaino il signor Dempsy, ma sicuramente con il libretto degli assegni.

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