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Siria. Guerra senza limiti

Sono ripresi stamani i combattimenti tra i miliziani ribelli e le forze governative ad Aleppo, nel nord della Siria, dove per tutta la notte l’aviazione e l’artiglieria delle truppe fedeli al presidente Bashar al Assad hanno bombardato le postazioni dei miliziani arroccatisi in alcuni quartieri della città ormai quasi completamente evacuata della sua popolazione. Le forze governative hanno attaccato diverse zone controllate dai ribelli nella parte orientale della citta’. La tv di Stato siriana intanto ha dato notizia dell’uccisione di 25 insorti, definiti ”terroristi”, dopo un attacco a una centrale elettrica. Scontri tra ribelli e truppe fedeli al regime di Bashar al-Assad, secondo fonti dei dei ribelli si sono registrati nelle zone di Bab Antakya, Aziziyeh, Bab Janin e Sabaa Bahrat e vicino al Palazzo di Giustizia, nella parte ovest di Aleppo.

I miliziani jihadisti hanno intanto reso noto che tre dei 48 ostaggi iraniani rapiti a Damasco – e tuttora nelle loro mani – sono stati uccisi ed hanno quindi minacciato di uccidere gli altri ostaggi verranno fermati i bombardamenti. L’Iran riterra’ gli Stati Uniti “responsabili delle vite” dei 48 pellegrini iraniani rapiti in Siria da parte di un gruppo di ribelli, tre dei quali sarebbero stati gia’ uccisi. Una lettera che punta l’indice contro Washington e’ stata inoltrata all’ambasciata svizzera a Teheran, che dalla rottura delle relazioni diplomatiche tra la Repubblica Islamica e Washington, rappresenta gli interessi americani di fronte al nemico storico.

Nella lettera i 48 pellegrini vengono definiti tali e non spie iraniane, come invece denunciato dai ribelli. “Poiche’ gli Stati Uniti manifestano sostegno ai terroristi e inviano loro armi”, afferma la lettera secondo quanto riferito dal vice ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir Abdollahian, “noi li riteniamo responsabili delle vite dei pellegrini”.

Il premier siriano Riad Hijab ha annunciato la sua diserzione e si è rifugiato con la famiglia in Giordania, da dove ha proclamato l’adesione alla causa dei ribelli. La defezione è il risultato di un piano organizzato nei minimi dettagli da almeno due mesi e portato a termine grazie al contributo dei servizi quatarioti ed occidentali. Assad ha designato premier ad interim Omar Ghalawanji, che era ministro delle amministrazioni locali. Mentre il ministro delle finanze Muhammad Jleilati risulta essere stato arrestato prima della sua fuga.

In base all’ordine segreto diramato da Barak Obama (di cui non è nota la data) gli Usa stanno collaborando a un centro di comando gestito insieme a Turchia, Arabia Saudita e Qatar. Si tratta di una base segreta presso Adana, città turca a 100 chilometri dal confine con la Siria (dove si trova anche la base aerea Usa di Incirlik); da qui vengono coordinate le operazioni dei ribelli. Poi c’è il sostegno pubblico: mercoledì il Dipartimento di Stato ha detto di aver stanziato 25 milioni di dollari per assistenza “non letale” all’opposizione.

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