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Wall Street si blocca per l’uragano. Forza Sandy!

La borsa di New York è il cuore dell’economia globale, o almeno della sua parte peggiore.
E Wall Street resta oggi chiusa per Sandy. Per la prima volta dall’11 settembre 2001 e la prima volta in 27 anni a causa di condizioni climatiche avverse, la borsa di New York chiuderà oggi e forse anche domani. Una decisione legata all’arrivo di Sandy, la tempesta perfetta, o ‘Frankenstorm’ come è stata chiamata, che ‘sbarcherà’ in città nelle prossime ore: dalle 13 di oggi, ore 18 italiane, l’allerta sarà massima nella Grande Mela.
«I mercati azionari americani non apriranno lunedì per l’uragano», afferma la Sec in una nota. «La decisione è stata presa dal mercato e dai partecipanti al mercato dopo un’attenta valutazione e consultazione con la Sec». Nyse Euronext appoggia la decisione: «C’è consenso sul fatto che le condizioni pericolose per l’uragano Sandy renderebbero estremamente difficile assicurare la sicurezza, che deve essere la nostra priorità», afferma il Nyse. «Continueremo a lavorare con l’industria per decidere le prossime mosse».
Inizialmente il Nyse aveva deciso la chiusura del trading floor, con scambi solo elettronici. Una decisione che da subito aveva creato dubbi e perplessità fra molti analisti e operatori, convinti che una chiusura parziale non avrebbe fatto altro che creare problemi e risultare più problematica.
Le grandi americane si preparano intanto a Sandy, chiudendo alcuni degli uffici situati nelle aree a rischio della città. I dipendenti di Goldman Sachs potranno – secondo una comunicazione interna riportata dall’agenzia Bloomberg – lavorare da casa. Ma altre banche hanno assunto decisioni analoghe. Alcuni uffici chiusi anche per JPMorgan, che ha annunciato un piano per agevolare i propri clienti nei sette stati esposti a Sandy: per loro saranno abolite le commissioni su eventuali pagamenti in ritardo di carte di credito e finanziamenti. Chiude gli uffici e le filiali nelle aree a rischio anche Citigroup.
Sia chiaro, non pensiamo affatto che questo o altri uragani (che avrebbero logicamente itinerari diversi) possa “bloccare il capitalismo”. Stiamo dicendo che si tratta di comprendere gli avvenimenti anche naturali come “un segnale” di una condizione insostenibile. E il modo di produzione capitalistico, fondato sul principio dell’accumulazione a prescindere, è un automatismo che cerca la “crescita infinita” in un mondo limitato. Che l’intoppo si verifichi per l’esplosione dei problemi climatici ci sembra difficile (i tempi necessari a uno stravolgimento irreversibile sono abbastanza lunghi), mentre la scarsità di risorse energetiche non riproducibili si fa già sentire pesantemente sul prezzo del petrolio e similari.
Quindi, anche se scherzando potremmo dire “Forza Sandy!”, l’invito è agli uomini: riprendiamo in mano il nostro destino, strappandolo dalle grinfie di questo branco di pazzi interesati solo al profitto individuale.

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