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Angela Merkel: tutto il potere alla Commissione Europea

Si apre oggi a Bruxelles un Consiglio Europeo che non sarà come tutti gli altri. Perché Angela Merkel, riconfermata alla grande dalle elezioni tedesche del 22 settembre, nonostante debba chiedere ai socialdemocratici di farle da stampella, è già partita all’attacco con la sua proposta di modificare in maniera consistente i trattati europei. Con l’obiettivo di accentrare e rafforzare il controllo dei paesi dell’Unione Europea e affidare maggiori poteri alla Commissione Europea. Un organo di governo di per sé già antidemocratico in quanto non eletto ma formato dalle espressioni dei vari governi e che, negli ultimi anni, ha cominciato a parlare sempre più tedesco.
La Merkel punta a riformare i trattati europei per concedere maggiori poteri di controllo ed indirizzo alla Commissione soprattutto in materia di politica economica e di bilancio, trasformando il Presidente dell’Eurogruppo in una specie di superministro delle Finanze della federazione dotato di considerevole potere ed autorità. Ancora più che in passato le politiche economiche di ogni singolo esecutivo – tranne quello tedesco, ovviamente – dovrebbero essere vagliate ed approvate dalla commissione, che concederebbe aiuti economici ai governi in difficoltà solo in cambio del rispetto totale delle norme di condotta fissate da Bruxelles.
Secondo i quotidiani tedeschi a Berlino il ministro delle Finanze avrebbe già preparato, per conto della ‘cancelliera di ferro’, una bozza di riforma del ‘protocollo 14’ degli attuali trattati, inserendo nuove regole in materia di controllo della politica economica e di bilancio dei paesi dell’Eurozona, in base alle quali la Commissione Europea avrà la facoltà di trattare – o imporre, viste le differenze di potere all’interno dell’UE – i cosiddetti “contractual arrangements”, ossia accordi specifici con i singoli paesi membri in materia di competitività, controllo degli investimenti, disciplina di bilancio, privatizzazioni. Non più raccomandazioni come finora accadeva, ma veri e propri contratti che nel progetto della Merkel dovrebbero prevedere anche rapide riforme da attuare all’interno dei singoli paesi nei campi del mercato del lavoro, dei servizi pubblici, delle infrastrutture, della previdenza.
Il rispetto delle norme sottoscritte sarebbe periodico e inflessibile e solo in base all’aderenza o meno al ‘contratto’ i paesi in difficoltà riceverebbero o meno i cosiddetti ‘aiuti’. Un vero e proprio commissariamento istituzionalizzato dei paesi più deboli dell’Unione da parte della locomotiva tedesca, una estensione a tutto il continente del modello finora adottato con Grecia e Portogallo, un colpo d’ascia non indifferente alla sovranità politica ed economica dei singoli paesi e popoli, dopo l’introduzione del pareggio di bilancio e del fiscal compact.
La road map della Merkel è già partita nei giorni scorsi, e la leader teutonica ha già iniziato una serie di colloqui sia in ambito istituzionale sia con rappresentanti di altri governi europei per convincerli della giustezza della propria proposta. Berlino dovrà però superare non solo le rimostranze dei governi dei paesi della sponda sud del Mediterraneo – che in questi anni hanno dimostrato assai scarsa resistenza agli appetiti della Germania e dell’UE – ma anche i dubbi di Parigi.

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