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Iraq: Blackwater minacciò di morte investigatore Usa e bloccò inchiesta

Appena una settimana prima che due mercenari della Blackwater sparassero sulla folla uccidendo 17 civili inermi a Baghdad, il 16 settembre del 2007, il Dipartimento di Stato di Washington cominciò a indagare sulle attività della multinazionale della sicurezza privata statunitense, contrattata dal governo per affiancare le truppe di occupazione USA in Iraq dopo l’invasione del paese.

Ma la missione in territorio iracheno degli ispettori statunitensi e l’indagine durò ben poco e venne presto abbandonata dopo che un alto dirigente dell’azienda, il top manager Daniel Carroll, minacciò di morte il capo degli investigatori arrivati da Washington. All’investigatore capo del dipartimento di Stato, Carroll disse “che avrebbe potuto ucciderlo” e che “nessuno avrebbe potuto o voluto farci nulla finché fossero stati in Iraq”.
A rivelarlo sono alcuni documenti diffusi recentemente dal Dipartimento di Stato americano e ripresi dal quotidiano “The New York Times’. Secondo tali documenti i funzionari dell’ambasciata statunitense a Bagdad presero incredibilmente le difese della multinazionale – che ricevette un miliardo di dollari dall’amministrazione Usa – e ordinarono agli investigatori minacciati di abbandonare al più presto il paese, accusandoli addirittura di mettere a rischio le relazioni tra la Blackwater e il personale diplomatico Usa in Iraq. Dopo il suo ritorno in patria, il capo degli investigatori statunitensi scrisse un resoconto di quanto era accaduto e lo inviò ad alcuni dirigenti e funzionari del Dipartimento di Stato denunciando l’inaccettabile condotta dei rappresentanti del governo Usa in Iraq e degli ‘impiegati’ della multinazionale. Secondo il capo degli ispettori L’agenzia di sicurezza privata si considerava “al di sopra della legge”.
Nonostante le rivelazioni, è molto probabile che non ci siano conseguenze giuridiche o politiche nei confronti di quella che dopo il cambio di nome è conosciuta come Academi, e non è neanche scontato che nuovi elementi emergano sulla vicenda ormai vecchia di alcuni anni ma assai compromettenti per gli interessi dell’azienda che fornisce mercenari al governo statunitense in numerosi teatri di guerra: dall’Iraq all’Afghanistan fino all’Ucraina. 

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