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Israele: demolire le case dei ‘terroristi’, via i lavoratori palestinesi dagli asili

Demolire le case degli attentatori palestinesi rischia di essere una risposta non solo inutile ma “controproducente” per Israele, alimentando ulteriormente la tensione. E’ quanto stanno provando a spiegare al governo Netanyahu i rappresentanti di cinque paesi dell’Unione Europea. Gli ambasciatori di Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna si sono recati ieri sera alla sede del ministero degli Esteri a Gerusalemme per cercare di convincere l’esecutivo israeliano a rinunciare ad una odiosa punizione collettiva nei confronti delle famiglie dei due cugini che pochi giorni fa hanno ucciso cinque israeliani all’interno di una sinagoga in un quartiere ultraortodosso di Gerusalemme. Ma non sembra che il tentativo dell’Unione Europea abbia molte chances. Mercoledì scorso l’esercito israeliano ha già demolito la casa dell’autore di un presunto attentato che costò ad ottobre scorso la vita ad un bebè e a una donna. E ieri – nel solco della linea annunciata dal premier Netanyahu – Israele ha avviato le procedure per la distruzione delle abitazioni dei due attentatori della sinagoga.

Intanto fortissime critiche sono state rivolte contro il sindaco della città israeliana di Ashkelon che ha deciso di bandire gli operai palestinesi – definiti ipocritamente arabo-israeliani – dal lavoro negli asili nido della località durante le ore scolastiche. Inoltre – riportano i media – il primo cittadino ha annunciato che guardie armate saranno piazzate all’ingresso degli asili nido dove studiano più di 100 bambini. Sulla sua pagina facebook Shimoni ha spiegato che “sebbene il ministero della pubblica sicurezza sia responsabile per il piazzamento delle guardie” ha dato “istruzioni di mettere uomini armati in ogni complesso di asili nido vicino a luoghi di costruzione nei quali sono impiegati arabi. Inoltre negli asili nido dove sono in costruzione rifugi da parte di lavoratori, questi lavori sono sospesi fino a nuovo ordine”.
La mossa è stata criticata addirittura dal sindaco di Tel Aviv Ron Huldai che si è detto fiero “che il comune della città impieghi centinaia di operai arabi nelle costruzioni e questo è quello che continueremo a fare in futuro”. In realtà è da molti anni che il regime di apartheid israeliano ha progressivamente ridotto al minimo la presenza dei lavoratori palestinesi, anche di quelli con passaporto israeliano, all’interno di alcuni settori chiave dell’economia del paese, sostituendoli con immigrati asiatici.

Oggi il ministero degli interni israeliano ha ordinato al sindaco di Ashkelon di riaprire immediatamente ai manovali palestinesi alcuni cantieri edili della città. L’iniziativa del sindaco – afferma il ministero degli interni – “contrasta con i principi di eguaglianza e di prevenzione delle discriminazioni che sono principi basilari in Israele, ed e’ perfino superfluo addentrarsi nelle ragioni e nella loro importanza”. Ma in un sondaggio condotto dalla emittente televisiva Canale 10 é emerso che il 58% degli israeliani ebrei giustifica la iniziativa del sindaco Shimoni.

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