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Irlanda: la lotta per l’acqua e l’eredità di Bobby Sands

Negli ultimi mesi nella Repubblica d’Irlanda che secondo media e politica si sarebbe lasciata alle spalle la dura crisi economica degli anni scorsi grazie alla cura da cavallo imposta dalla troika, è in atto una consistente mobilitazione popolare a difesa dell’acqua pubblica. Sulla quale il governo di Dublino, in ossequio a una delle solite raccomandazioni dell’Unione Europea, ha imposto una esosa tassa che proprio non sembra andar giù alla popolazione e in particolare alle forze di sinistra e ai movimenti sociali, che si sono subito mobilitati. Alla mobilitazione per l’acqua e contro l’austerity il governo ha risposto con la mano dura e nelle ultime settimane una retata della Garda, la polizia irlandese, ha portato all’arresto di cinque noti attivisti per aver protestato ad una distanza inferiore ai 20 metri da alcuni contatori, la cui installazione sta originando vari momenti di protesta e contestazione. Tre degli arrestati hanno iniziato lo sciopero della fame all’interno della prigione di Wheatfield, dove sono stati rinchiusi in regime di isolamento. 

Il duro intervento della polizia contro gli attivisti del movimento per l’acqua pubblica finiti in carcere, tra i quali c’è anche un deputato socialista del Dáil Éireann, (il parlamento irlandese), evidenzia non solo il timore del governo nei confronti della protesta popolare ma la natura politica stessa del sistema giudiziario e di polizia in Irlanda. Gli attivisti incarcerati hanno infatti denunciato la natura politica del loro arresto chiedendo tra le altre cose le dimissioni del governo. L’uso dello sciopero della fame da parte dei prigionieri politici ha un grande significato in Irlanda, in particolare nei giorni che precedono il primo marzo, l’anniversario dell’inizio dello sciopero della fame del 1981 nella prigione di Maze/Long Kesh da parte dei prigionieri politici repubblicani.

“Il sistema si piegherà prima di noi” era la frase che erano soliti urlare i prigionieri politici in lotta nele prigionieri del Nord Irlanda durante la grande ondata degli anni ’70. Nel corso di cinque anni, questi prigionieri – appartenenti alle organizzazioni nazionaliste, repubblicane e socialiste – contestarono frontalmente, sorretti da un vasto movimento popolare all’esterno, il regime carcerario speciale britannico, anche con azioni eclatanti. Precedentemente imprigionati in un regime carcerario simile a quello dei prigionieri di guerra che permetteva loro di indossare abiti civili e mantenere i contatti all’inteno delle carceri, nel 1976 il dipartimento penale britannico assegnò loro lo status di “criminali comuni” rinchiudendoli in piccole celle e obbligandoli ad indossare le divise carcerarie. Piuttosto che piegarsi a queste condizioni accettando il misconoscimento del carattere politico della loro lotta per l’indipendenza, i prigionieri repubblicani si rifiutarono di indossare le divise carcerarie e di partecipare alle attività dei prigionieri comuni, rimanendo completamente nudi e coprendosi esclusivamente con una coperta nonostante le temperature rigide. Nel 1978 la protesta si radicalizzò ulteriormente con il rifiuto dei prigionieri di lavarsi e con lo ‘sciopero degli escrementi’, alla quale i carcerieri risposero con brutali lavaggi forzati e pestaggi.
Il primo marzo del 1981, a cinque anni dalla negazione dello status di prigionieri politici, Bobby Sands iniziò il suo sciopero della fame a oltranza, durante il quale fu anche eletto deputato repubblicano della Camera dei Comuni del parlamento di Londra. Una vittoria al quale il governo britannico rispose con una legge che impediva ai prigionieri di essere eletti nelle assemblee legislative. Meno di un mese dopo, Bobby Sands morì. Tra il marzo e l’ottobre del 1981 morirono ben dieci prigionieri irlandesi a causa dello sciopero della fame ad oltranza. Una ondata di morti che ricordò a molti i quattordici leader repubblicani e socialisti irlandesi giustiziati nell’arco di nove giorni durante la pasqua del 1916 a seguito del fallito tentativo di sollevazione contro la dominazione inglese.
Le attuali proteste nelle prigioni irlandesi, seppur in un contesto differente, ricordano la lotta di quegli anni e costituiscono atti di resistenza contro la criminalizzazione di chi si rifiuta di giudicare neutrale il sistema giudiziario di uno stato impegnato a implementare misure di austerità contro le fasce più povere della popolazione e a reprimere il dissenso politico. Praticando lo sciopero della fame, gli attivisti in carcere stanno adottando una tattica di lotta con una lunga e importante tradizione in Irlanda. Nelle parole di Terence MacSwiney, sindaco di Cork morto durante uno sciopero della fame nella prigione di Brixton nel 1920: “Non saranno quelli che sapranno colpire più duramente a vincere, ma quelli che sapranno sopportare più intensamente”.

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