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Francia, lo scontro tra i Le Pen spacca l’estrema destra

L’estrema destra d’oltralpe è scossa dalla durissima disputa tra il fondatore del Front National e la figlia che da alcuni anni ne ha preso il posto alla guida del partito tentando di ripulirne l’immagine e di portarlo al governo.

Dopo anni di polemiche e bisticci, ieri il vicepresidente del Front National, Florian Philippot, ha annunciato una “rottura totale e definitiva” con Jean-Marie Le Pen, proprio nel momento in cui Marine Le Pen annuncia ai media il suo no alla candidatura del padre alle regionali. “Verranno prese delle decisioni”, afferma Philippot.

Secondo Bfm Tv, Marine Le Pen ha deciso di opporsi alla candidatura del padre e fondatore del Front National alla presidenza della Regione PACA (Provenza-Alpi-Costa Azzurra) dopo gli ultimi dissensi. La presa di posizione di Marine segue un’ultima intervista provocatoria in cui il padre difende il maresciallo Petain, che fu il capo della Francia collaborazionista con gli occupanti tedeschi durante la Seconda guerra mondiale. “E’ una crisi senza precedenti, il suo obiettivo é nuocermi”, dice Marine Le Pen a Le Monde. Jean-Marie Le Pen, accusa la figlia, “è entrato in una spirale compresa fra la strategia di fare terra bruciata e il suicidio politico. Il Front National non vuole essere preso in ostaggio dalle sue volgari provocazioni”. 

Pur di non essere messo completamente da parte ed espulso definitivamente dalla politica attiva, l’anziano Jean Marie ha ripreso le sue consuete esternazioni. D’altronde nella sua lunga carriera politica ha collezionato una lunga serie di uscite shock e condanne per negazionismo, incitamento all’odio razziale e ingiuria. Uno stile che a lungo ha pagato ma che è ora diventato incompatibile con il nuovo corso del Front National avviato dalla figlia Marine, desiderosa di imporre la sua leadership sul partito di estrema destra e sancirne così la ‘normalizzazione’. La rivalità tra i due serpeggiava da diverso tempo, secondo alcuni addirittura dai giorni della campagna elettorale per le presidenziali del 2012, e da almeno un anno era emersa con evidenza sulla scena politica. Nel giugno 2014, per la prima volta Marine Le Pen aveva pubblicamente sconfessato il padre, facendo rimuovere dal sito del Front National un video un cui lui dichiarava che “avrebbe fatto un’infornata” dei giornalisti che criticavano il partito, tra cui il presentatore radio di origine ebraica Patrick Bruel. In quell’occasione, la critica allo scomodo genitore era ancora velata, mitigata da un’accusa di “interpretazione malevola” delle sue parole da parte di commentatori e rivali politici, ma comunque esplicita.   Ad accrescere le tensioni tra Jean-Marie e Marine era poi arrivata anche una disavventura domestica. A ottobre dell’anno scorso, nella tenuta di famiglia del Domaine di Montretout, il grosso doberman di Le Pen senior aveva sbranato una gattina bengalese della figlia, facendola infuriare e dandole la scusa, secondo alcuni, per lasciare finalmente la dimora storica dei Le Pen e installarsi in una casa nuova, sancendo anche nel privato l’allontanamento dal padre e dai suoi eccessi.   Dietro il fastidio personale, c’è però una chiara strategia politica. Il Front National della gestione Marine vuole essere un partito presentabile, nazionalista ed euroscettico ma non esplicitamente razzista, lontano da dottrine elettoralmente scomode come il negazionismo. Cosa che rende difficile mantenere tra i suoi leader un personaggio che non ha mai esitato a difendere il regime collaborazionista del maresciallo Pétain, a definire l’occupazione tedesca della Francia “non troppo disumana” e le camere a gas “un dettaglio della storia”, a rimarcare che “l’ineguaglianza tra le razze è evidente”, perché i neri “non hanno le stesse capacità, né lo stesso livello di evoluzione storica”. E capace persino, nel 1997, di venire alle mani con un gruppo di contestatori prima di un meeting di campagna elettorale locale, finendo per malmenare anche la candidata avversaria.

La figlia Marine, in realtà, dietro il nuovo corso nasconde una sostanziale continuità ideologica e organizzativa con la tradizione fascistoide dell’organizzazione fondata dal padre, basti pensare all’utilizzo di gruppi di neonazisti e di skinhead delle organizzazioni più oltranziste come proprio servizio d’ordine personale o durante alcuni appuntamenti di piazza. Ma certo le esternazioni sfrontate del padre rischiano di rovinare la festa a un Front National che punta a vincere le prossime elezioni dopo aver raggiunto quota 25% alle ultime europee e poi più recentemente alle cantonali.

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