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Di nuovo manovre Nato a est

A credere che le esercitazioni militari servano davvero a preparare i soldati, verrebbe da dire che il personale in uniforme soffra di un Qi abbastanza scarso: la ripetitiva continuità, praticamente senza interruzioni durante tutto l’anno, delle manovre Nato in Europa orientale lascia pochi dubbi. Con ogni evidenza lo scopo delle esercitazioni è un altro e non è rivolto ai contingenti dell’Alleanza atlantica, bensì a qualcuno più est. Come osserva sarcasticamente il giornalista russo Vitalij Tretjakov, a giudicare dal nome affibbiato alle manovre Nato iniziate oggi in Polonia, “Anaconda”, viene da pensare che l’obiettivo reale sia proprio quello di soffocare l’avversario; un avversario ben preciso. A un mese dall’apertura del vertice di Varsavia, 31mila uomini – 12mila polacchi, 10mila USA, mille britannici, ecc. – di 24 paesi Nato cominciano oggi le più massicce manovre della storia polacca. Estese a quasi tutti i poligoni del paese, le esercitazioni prevedono l’impiego di 3mila mezzi, un centinaio tra aerei ed elicotteri e 12 navi. Parallelamente ad “Anaconda”, sono in programma le manovre “Saber Strike”, che interessano Germania, Polonia, Paesi baltici, Romania e Bulgaria; le “Swift Response” prevedono invece l’arrivo di truppe USA aviotrasportate dal North Carolina in Polonia e la loro incursione anche nei paesi vicini, mentre con le esercitazioni navali “Baltops”, la fanteria di marina sbarcherà sulle coste polacche. Naturalmente, al Ministero della difesa polacco assicurano che “Queste esercitazioni rivestono carattere difensivo e costituiscono una risposta alle minacce del mondo moderno”.

Più a sud, invece, è atteso per oggi l’ingresso nel mar Nero del cacciatorpediniere lanciamissili “Porter”, che deve “effettuare operazioni di routine, per garantire la pace e la stabilità”, hanno detto al comando della VI flotta USA a Napoli. Il “Porter” toccherà le coste ucraine e georgiane e parteciperà alle manovre “Atlantic Resolve”. Appena tre giorni fa, dopo le informazioni secondo cui la Nato si appresterebbe a rafforzare la propria presenza nel mar Nero, anche con la creazione di una specifica flottiglia rumena, sotto comando Nato, il rappresentante di Mosca presso l’Alleanza atlantica, Aleksandr Gruško, aveva dichiarato che il Cremlino non permetterà alla Nato di allungare le mani su quel bacino. Dunque già da oggi, scrive Pravda.ru, la flotta russa del mar Nero, unitamente ai sistemi missilistici costieri autotrasportati “Bastion” e “Bal” (rispettivamente SSC-5 “Stooge” e SSC-6 “Sennight”, secondo la codifica Nato) e all’aviazione, tiene “sotto mira” il caccia USA, come è stato anche in precedenti occasioni. Basti ricordare gli episodi coi caccia lanciamissili “Ross” e “Jason Dunham” nel maggio 2015, o i voli radenti dei Su-24 russi sul caccia “Donald Cook” nel maggio scorso: “Agiscono così tutti i paesi; è un normale “accompagnamento” delle navi da guerra, soprattutto nelle situazioni di tensione politico-militare”, hanno detto i comandi russi e hanno aggiunto che “il principio di libertà di navigazione di un cacciatorpediniere USA, non esclude il principio della libertà di volo degli aerei russi”.

E, oltre che in mare, sulla terraferma, nell’ambito della ridislocazione tattica “Dragoon Ride”, prevista dalle manovre “Saber Strike”, una colonna di circa 400 tra blindati, obici semoventi e altri mezzi del 2° battaglione cavalleggeri USA è entrata ieri in Estonia dalla Lituania. Non è passato molto tempo da quando il Comandante delle forze armate estoni, generale Riho Terras, avava dichiarato che i Paesi baltici necessitano dei complessi missilistici USA “Patriot” per respingere possibili attacchi russi.

In generale, pur se con specifico riferimento alle esercitazioni “Baltops”, che andranno avanti fino al 19 giugno nel mar Baltico, con la partecipazione di 50 navi da 18 paesi, il vice Ammiraglio USA James Foggo, comandante della VI flotta, ha detto che la Nato ha “diritto di condurre manovre in qualsiasi area dell’Alleanza”. E l’ex ambasciatore USA a Mosca Michael McFaul, in un’intervista al quotidiano estone Postimees, ha detto che “gli Stati Uniti devono, in conformità alle esigenze, domare la Russia e darle una risposta concreta”, dato che, secondo lui, sono le azioni russe a costringere la Nato a “rispondere alla minaccia che viene da Mosca”.

A fronte di ciò, il vice presidente della Commissione difesa del Senato russo, Frants Klintsevič, ha dichiarato che la Nato, nelle vecchie basi sovietiche o del Patto di Varsavia in Europa orientale, in cui il numero di militari presenti è aumentato di circa 20 volte, sta attrezzando le piazzeforti per un “colpo globale” contro la Russia.

Complessivamente, oltre al dislocamento di ulteriori 4 reggimenti Nato in Polonia e nei Paesi baltici e all’arrivo di caccia F-22 in vari paesi dell’Europa orientale, i più recenti ampliamenti Nato riguardano il dispiegamento dei dispositivi “Aegis”, con i sistemi antimissile SM-3, in Polonia e Romania; i sistemi radar disseminati dai Paesi baltici alla Turchia; le centinaia di carri, obici semoventi e blindati atti a equipaggiare un reggimento per ognuna delle basi in Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Germania; l’aumento, nel solo 2015, dei contingenti Nato nei Paesi baltici, Polonia e Romania, pari a 8 volte per l’aviazione e a 13 volte per le truppe. In Belgio, Italia, Paesi Bassi, Germania e Turchia si contano inoltre circa 200 bombe nucleari USA, con F-15, F-16 e Eurofighter Typhoon in grado di portarle; oltre 300 aerei Nato, armati di ordigni nucleari, stazionano in permanenza in Lituania, Estonia e Norvegia.

Anche se Klintsevič si è detto convinto della non pericolosità, per Mosca, di tali dispiegamenti, ad ogni buon conto il Ministro della difesa russo, Sergej Šojgù, già a inizio anno aveva annunciato l’avvio di “adeguate misure tecnico-militari, con l’obiettivo di contrastare l’accrescimento delle forze Nato nelle immediate vicinanze dei confini russi”. E, in risposta ai ripetuti incrementi di uomini e mezzi Nato, aveva comunicato per fine anno la formazione di tre nuove divisioni, ognuna forte di circa 10.000 uomini, da contrapporre alla Nato: due nella regione militare occidentale (tra le ipotesi: Smolensk, Voronež, oppure le regioni di Leningrad e di Kaliningrad, vicinissime a Polonia e Paesi baltici che, più di tutti, chiedono la presenza sul proprio territorio di basi USA e Nato) e una in quella meridionale (Rostov sul Don). Intanto, è già in formazione un’intera armata corazzata ed entro il 2016 saranno posti in stato di guardia “pronti al combattimento” altri sei reggimenti missilistici strategici “Jars”. In questo quadro, tre giorni fa Komsomolskaja Pravda scriveva del dislocamento di alcune brigate motorizzate lungo le frontiere occidentali della Russia: una delle prime zone di concentramento è Klintsi, appena 120 km dalla bielorussa Gomel e 85 km dall’ucraina Semenovka.

Se la Nato si allarga sempre più a est, la Russia rafforza le proprie difese alle frontiere occidentali. Contro la minaccia di guerra portata dalla “pacifica Alleanza atlantica”, possono i popoli far sentire la propria voce?

 

Fabrizio Poggi

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