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Istanbul, la polizia attacca il Gay Pride, 71 deputati a rischio arresto

Come prevedibile, oggi pomeriggio la polizia turca presente massicciamente in tenuta antisommossa nel centro di Istanbul ha caricato alcuni manifestanti riunitisi in occasione del Gay Pride, vietato nei giorni scorsi dalle autorità “per motivi di sicurezza”.
Il movimento gay turco, sostenute da molte organizzazioni di sinistra e per i diritti umani, aveva deciso di scendere in piazza lo stesso, evitando però di sfilare in corteo. La tattica indicata ai partecipanti era stata quella di sparpagliarsi a piccoli gruppi in tutto il centro della parte europea della metropoli sul Bosforo sventolando bandiere, indossando magliette e mostrando striscioni. Ma appena su Viale Istiklal, a pochi metri da Piazza Taksim, un gruppo di manifestanti ha esposto uno striscione e un attivista tentava di leggere una dichiarazione da un balcone, è partita la carica da parte dei reparti antisommossa che hanno lanciato anche un gran numero di candelotti lacrimogeni.

Secondo quanto riportano le agenzie di stampa i manifestanti fermati sarebbero 25. Tra loro anche due deputati tedeschi arrivati a dare manforte alle organizzazioni gay dopo il divieto di sfilare da parte del regime islamo-nazionalista dell’Akp. I due parlamentari di Berlino fermati – e poi rilasciati – sono il deputato nazionale Volker Beck e la europarlamentare Terry Reintke, entrambi esponenti del partito dei Verdi. “La polizia mi ha tolto il passaporto e spinto via” ha denunciato lo stesso Beck. “La polizia turca mi ha minacciato, dicendo che se avessi scritto cose negative sulla Turchia mi avrebbero sparato” racconta alle agenzie di stampa Alberto Tetta, giornalista free lance italiano che ha denunciato di essere stato intimidito dopo aver mostrato il suo tesserino da giornalista, rilasciato dalle autorità turche, ai controlli di sicurezza per accedere alla zona rossa creata nel centro di Istanbul.

Fin da questa mattina centinaia di agenti e mezzi blindati della polizia con gli idranti erano schierati nella zona di piazza Taksim per impedire il concentramento. Già domenica scorsa la polizia aveva disperso con violenza il Trans Pride, anch’esso vietato sempre per ‘motivi di sicurezza’ dal governatore di Istanbul. Il corteo del Gay Pride, dopo qualche anno di svolgimento relativamente tranquillo a partire dal 2003, era stato vietato anche lo scorso anno.
Nei giorni scorsi contro la manifestazione del movimento per i diritti degli omosessuali era stata apertamente minacciata da alcuni gruppi di estrema destra e ultra-religiosi. Alla vigilia del Trans Pride la polizia aveva anche arrestato ad Istanbul tre estremisti islamici, due ceceni ed un turco affiliati allo Stato Islamico, in possesso di armi ed esplosivo che avevano intenzione di attaccare la manifestazione e di compiere una strage.

Intanto il clima di repressione nel paese si fa sempre più duro e cupo. Ieri la polizia turca ha realizzato una vera e propria retata che si è conclusa con l’arresto di 28 persone accusate di presunti legami con l’imam/imprenditore Fetullah Gulen, ex padrino di Recep Tayyip Erdogan e negli ultimi anni entrato in conflitto frontale con l’Akp dal suo esilio statunitense, tanto da essere accusato dal regime turco di guidare un vero e proprio ‘stato parallelo’ mirante a rovesciare il governo di Ankara. Le 28 persone, arrestate a Istanbul, Konya e Kayseri, sono accusate di “appartenenza a un’organizzazione terrorista”. La polizia cerca però altre 23 persone fra cui Rizanur Meral, che guida Tuskon, la potente Confederazione degli industriali turchi.

Da parte sua il ministro della Giustizia Bekir Bozdag sarebbe in procinto di decidere se perseguire 71 deputati dell’opposizione, per lo più membri della coalizione di sinistra turca e curda Hdp, per aver violato gli articoli 299 e 301 del Codice Penale che normano i reati di “offesa al presidente” e “offese contro la Turchia, la nazione turca o le istituzioni di governo turche”. La possibilità di procedere contro i deputati si è aperta dopo l’approvazione della contestata norma, voluta dal ‘sultano’ Erdogan in persona, che ha tolto l’immunità ai deputati sotto inchiesta. Oltre ai parlamentari del Partito Democratico dei Popoli, che rappresenta la maggior parte della minoranza curda, nel mirino del regime ci sono anche alcuni deputati del Partito Repubblicano del Popolo, nazionalista di centrosinistra, compreso il leader della formazione Kemal Kiliçdaroglu, ed altri del partito nazionalista di destra Mhp.

Le autorità turche hanno aperto un’indagine su circa 300 persone, accusate di propaganda terroristica e offese al presidente Recep Tayyip Erdogan sui social media. Il “caso” è ora in mano ai magistrati dopo un’indagine durata circa 6 mesi condotta dall’unità per i crimini informatici della polizia di Isparta, nel sud del Paese. La propaganda terroristica, si precisa, sarebbe stata realizzata a favore del Pkk curdo e della rete che fa capo al magnate e imam Fethullah Gulen. Un’indagine analoga condotta in precedenza dallo stesso ufficio aveva portato già all’arresto nelle scorse settimane di 14 persone.

Venerdì scorso alcune decine di attivisti e giornalisti hanno manifestato davanti al carcere di Metris, a Istanbul, per chiedere la liberazione ‘immediata e incondizionata’ del rappresentante in Turchia dell’associazione internazionale Reporter senza Frontiere, Erol Onderoglu, arrestato nei giorni scorsi insieme al giornalista e scrittore Ahmet Nesin e alla presidente della Fondazione Turca per i Diritti Umani Sebnem Korur Fincanci. I tre sono accusati di propaganda terroristica e rischiano una condanna a 14 anni e mezzo di prigione per aver partecipato ad una campagna di solidarietà nei confronti del quotidiano curdo di sinistra Ozgur Gundem minacciato e intimidito dal governo. I tre giornalisti e intellettuali a maggio hanno assunto simbolicamente e a turno per un giorno la direzione del quotidiano, costretto più volte a chiudere. Nell’atto d’accusa un procuratore accusa Önderoglu, Nesin e Fincanci di “incitazione al crimine” e di “propaganda dell’organizzazione”, in riferimento al PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan).

Sempre a dimostrazione del clima che si respira nel paese una ‘buona notizia’. Un tribunale di Istanbul ha assolto dall’accusa di “propaganda terroristica” a favore del Pkk Chris Stephenson, docente britannico di informatica all’Università Bilgi di Istanbul, sottoposto a processo dopo essere stato fermato a metà marzo durante una protesta in sostegno di 3 colleghi turchi, arrestati con la stessa accusa per aver sostenuto un appello contro la campagna militare dell’esercito turco contro le città curde del sud-est del paese. Stephenson, che in Turchia vive da 25 anni e ha famiglia, era stato fermato dalla polizia che gli aveva trovato nella borsa dei volantini di invito al Newroz, il capodanno curdo che si celebra ogni 21 marzo.

 

MS

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