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Il McCain che ho conosciuto

Il quotidiano Die junge Welt dello scorso 29 agosto ha pubblicato una testimonianza sul defunto senatore John McCain, un po’ più “diretta” rispetto alle omelie delle italiche prefiche socialdemocristiane sugli onori da rendere ai “valori del mondo libero”: libero di bombardare.

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Il McCain che ho conosciuto

Un “uomo d’onore” che ha portato la morte ai bambini del Vietnam

I media mainstream celebrano John McCain, morto sabato scorso a Phoenix, in Arizona, come “uomo d’onore”, “eroe” e “uomo coraggioso”. Io l’ho conosciuto diverso ad Hanoi. Ho lavorato là, per l’agenzia di stampa della DDR ADN, dal 1967 al 1970, con reportage sui barbari attacchi aerei condotti dagli Stati Uniti dal febbraio 1965 contro la Repubblica Democratica del Vietnam (Vietnam del Nord). Questo “eroe” era un criminale di guerra che “coraggiosamente” sganciava bombe sui civili, soprattutto donne e bambini.

A fine ottobre 1967, la radio, l’agenzia di stampa vietnamita (VNA) e i giornali del paese riportarono foto e dati personali di 15 piloti statunitensi catturati nei giorni precedenti dopo l’abbattimento dei loro aerei. Tra questi c’era John Sydney McCain, della portaerei “Oriskany”, che il 26 ottobre, con il suo “Skyhawk” A-4E, era stato buttato giù nel cielo sopra Hanoi. Era un ufficiale con una tradizione. Il nonno aveva comandato una portaerei nel Pacifico, durante la Seconda Guerra Mondiale; il padre, la flotta USA in Europa. L’allora 31enne John McCain, fino all’abbattimento, aveva portato 23 attacchi contro il Vietnam del Nord, prendendo così parte alla barbara guerra aerea contro il popolo vietnamita. Egli eseguiva gli ordini del suo capo al Strategic Air Command, il generale Curtis LeMay, che voleva riportare il Vietnam “all’età della pietra con i bombardamenti”.

Ho ancora il mio diario di quel tempo a Hanoi, in cui avevo annotato il terribile attacco sul centro della capitale vietnamita del 14 ottobre 1967: “76 persone uccise nella via Hue e altre 151 ferite. Abbiamo visto una zona residenziale completamente distrutta, vestiti macchiati di sangue, dalle rovine spuntava un passeggino e, accanto, libri di scuola lacerati”. Di questi crimini, commessi anche da McCain, non c’è traccia negli elogi funebri.

Contrariamente a quanto sostenuto a Washington, l’aviazione riusciva a malapena a far fronte alle perdite; McCain aveva allora ammesso che il fuoco della contraerea, soprattutto su Hanoi, era “molto intenso e molto preciso”, come riportava il Nhan Dan, organo centrale del PC del Vietnam. La US Air Force aveva perso il dieci percento, o più, dei velivoli. Secondo Hanoi, 2.194 aerei statunitensi erano stati abbattuti.

Le dichiarazioni di McCain, che suonavano come un pretesto per dire che lui non era scappato, non facevano che confermare quanto detto anche da altri piloti prima di lui. Robin Olds aveva messo in guardia Washington dal sottovalutare la contraerea nord-vietnamita, fornita dall’Unione Sovietica. Essa si era “notevolmente rafforzata, sia per il fuoco dei FlaK, sia per i Mig e anche per i missili terra-aria”. Il tutto era “terribile”. Anche Robinson Risner, che era stato buttato giù il 16 settembre 1965, aveva dichiarato che durante l’attacco cinque dei 18 “Thunderchief” della sua squadriglia erano stati abbattuti.

Dopo l’abbattimento, McCain finì nel lago Truc Brook di Hanoi, si ruppe braccia e gambe e sarebbe annegato se il tenente Mai Van On non lo avesse tirato fuori dall’acqua. Sulla riva, questo ufficiale dell’Esercito popolare del Vietnam del Nord sottrasse il militare americano alle mani degli hanoiani furiosi. Un’infermiera gli fornì i primi soccorsi. Subito dopo, McCain fu messo sotto custodia.

Hanoi cominciò a rilasciare i piloti statunitensi prigionieri, nel quadro dei colloqui di pace con gli USA a Parigi, nel 1968. Nel 1973, anche McCain potè tornare a casa. Dal 1985, il politico repubblicano, eletto al Congresso degli Stati Uniti, ha visitato più volte Hanoi, senza mai chiedere notizie del suo salvatore. Solo nel 1996, da senatore, ha incontrato Van On e gli ha consegnato una “medaglia commemorativa” del Congresso degli Stati Uniti.

Nel 2000 e nel 2008, McCain era in corsa per i repubblicani alla presidenza degli Stati Uniti. L’atto umano del salvataggio da parte di un ufficiale vietnamita non rientrava nella scaletta dei suoi discorsi elettorali. Al contrario, egli sosteneva che i nordvietnamiti lo avevano trattato molto male.

Dalla sconfitta degli USA nella guerra contro il Vietnam, che era anche la sua sconfitta, egli non ha imparato nulla, come del resto anche la Washington ufficiale. L'”uomo d’onore” è rimasto un guerrafondaio.

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