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Russia: ricchezze private e pessimismo diffuso

16 top-manager di “Gazprom” si sono messi in tasca 800 milioni di rubli di stipendio, cui hanno aggiunto un miliardo e trecento milioni di premi: una sciocchezza, in confronto ai 3,3 trilioni (54 miliardi di dollari) di debiti che, secondo finanz.ru, la società avrebbe contratto per la realizzazione dei gasdotti in Europa, Cina e Turchia.

Sull’altro versante, in una cittadina della regione di Rjazan, un’anziana invalida è morta dopo che le era stato chiuso il gas da riscaldamento per il mancato pagamento delle bollette.

Nessuna meraviglia che, sullo sfondo della invisa “riforma” dell’età pensionistica, secondo l’ufficiale VTsIOM cresca il numero di russi che guardano con pessimismo alla situazione economica e politica del paese. Le indagini sociologiche indicano però una contraddizione tra il brusco peggioramento negli umori delle persone (calato di 23 punti, dai 63 del 2017 ai 40 attuali, “l’indice di ottimismo”) e l’aumento del numero di coloro (dal 51% del 2017 al 58% di oggi) che si dichiarano soddisfatti della propria situazione.

D’altra parte, osserva Sofia Sacivko su Svobodnaja Pressa, in un anno è cresciuto dal 19% al 27% il numero di chi giudica peggiorata la situazione economica del paese ed è calato di 15 punti (+6% di pessimisti e -9% di ottimisti) il giudizio sulla situazione politica. L’Accademia economica russa rileva come un quarto di tutti gli occupati temano la perdita del posto di lavoro e l’abbassamento dei salari. Secondo i sociologi, l’influenza maggiore sui dati dei sondaggi è dovuta alla questione del pressoché contemporaneo innalzamento dell’età pensionistica e, secondo le consuete ricette del FMI, delle tariffe sui servizi pubblici e una serie di tasse, a partire dall’IVA (dal 18 al 20%) che, dal primo trimestre del 2019, si porterà dietro un aumento generale su tutti i prodotti di largo consumo, dalla carne, ai latticini, alla benzina.

Anna Sedova ricorda come secondo il Rosstat, nel 2018 i redditi reali siano calati del 1,5% su base annua, mentre il Governo ha già programmato per il 2019 l’aumento del 4,1% delle tariffe domestiche: gas, acqua, elettricità, ecc. Il presidente della Corte dei conti, l’ex Ministro delle finanze Aleksej Kudrin, pronostica una crescita economica inferiore al 1% e un aumento dell’inflazione del 5%. L’economista Andrej Gudkov giudica “bizzarre” le dichiarazioni del governo sulla necessità di aumentare l’IVA per racimolare 620 miliardi di entrate (4.200 rubli a testa: quasi metà di una pensione) che servirebbero per aumentare le pensioni. Secondo Gudkov, infatti, mentre le pensioni dovrebbero aumentare del 7%, l’aumento dell’IVA porterà l’inflazione al 6%: evidentemente, le entrate derivanti dall’aumento dell’IVA prenderanno altre strade che non le tasche dei pensionati.

Secondo Bloomberg, a causa delle sanzioni occidentali, il PIL russo è oggi inferiore del 10% rispetto a quanto lasciavano intravedere le aspettative a fine 2013. A parere di Kudrin, le sanzioni hanno inciso sul PIL russo, all’inizio, per l’1,5% annuo; in seguito, il sistema si sarebbe “adattato” e sembra che il danno si sia ridotto a uno 0,5% annuo. Secondo vari economisti russi, le valutazioni di Bloomberg sono eccessive relativamente al calo del 10% del PIL, ma non lo sono per quanto riguarda i redditi reali della popolazione. The Wall Street Journal ammette che le sanzioni USA hanno impresso un impeto inaspettato all’economia russa e hanno spinto in alto il prezzo del petrolio. Solo che, i maggiori introiti da prodotti energetici si distribuiscono tra “i soliti noti”. I quali, ovviamente, hanno in mente piani tutt’altro che sociali per i propri patrimoni.

Non si arresta infatti il fiume di liquidità che lascia i confini patrii: 42 miliardi di dollari da inizio 2018, cioè tre volte più del 2017; la qual cosa è presentata dalla Banca centrale come “saldo delle operazioni finanziarie private con non residenti … costituito all’incirca in egual misura da operazioni bancarie per il pagamento di obblighi esteri e per l’acquisizione di attività finanziarie all’estero”. La previsione per la fine dell’anno è di 66 miliardi di dollari andati all’estero in 12 mesi.

In questo quadro, non è raro trovare in rete commenti del tipo “pensavamo che la Crimea fosse nostra, ma non è affatto così. La Crimea è di Rotenberg. Semplicemente, prima apparteneva agli ucraini Kolomojskij, Taruta e Firtash; mentre ora al cittadino finlandese Rotenberg. Niente di personale. E’ il capitalismo”.

In realtà, cittadino finlandese è Boris Rotenberg (83° nella classifica Forbes dei 200 russi più ricchi), fratello minore del più celebre Arkadij (40° per Forbes) che controlla il 100% della società “Strojgazmontazh”, che nel 2018 ha ottenuto appalti statali per 88 miliardi di rubli, piazzandosi al terzo posto della classifica di Forbes “I re degli ordinativi statali”. L’accenno alla Crimea si riferisce all questione dell’appalto per la costruzione dei 19 km del “ponte del secolo”, che unisce la regione di Krasnodar alla Crimea attraverso lo stretto di Kerch.

Nel 2014, tra le oltre 70 proposte di appalto (anche italiane), nella cerchia “degli amici di Putin”, favorita era la “Strojtransgaz” di Gennadij Timcenko (5° per Forbes) che però rinunciò al lavoro. A quel punto, appaltatore principale (pare siano state coinvolte un paio di centinaia di ditte subappaltatrici) divenne la “Mostotrest” di Rotenberg. E nel frattempo, i preventivi di costo erano passati dagli iniziali 50 miliardi di rubli, a 150-200, fino 283 miliardi, per fermarsi, alla fine – la parte autostradale del ponte è stata inaugurata lo scorso maggio, mentre si attende l’ultimazione del tratto ferroviario – agli ufficiali 230 miliardi di rubli (circa 3,4 mld dollari). Per fare un raffronto, i 36 km del più lungo ponte oceanico del mondo, sul golfo di Hangzhou, hanno comportato a suo tempo una spesa di 1,5 miliardi di dollari, pari a 41 milioni a km, contro i 173 milioni a km (epochtimes.ru aveva parlato addirittura di 580 milioni di rubli a km) del ponte di Kerch. Per “qualche ragione”, però, l’offerta di appalto della “China Civil Engineering Construction Company”, a costi paragonabili a quelli del ponte di Hangzhou, era stata accantonata e l’appalto era andato alla società di Rotenberg.

A ulteriore beneficio, dopo che nel 2014 anche Rotenberg era finito sotto le sanzioni di UE, USA e Australia, la Duma aveva adottato la cosiddetta legge “sulle ville di Rotenberg” – in Italia gli erano state congelate società, ville e appartamenti per circa 30 milioni di euro -in base alla quale i miliardari russi colpiti dalle sanzioni avevano diritto a esser risarciti, anche retroattivamente, dal bilancio federale.

In un colloquio a tu per tu con Vladimir Putin, il presidente della potentissima (e ufficialissima) Federazione dei sindacati indipendenti, Mikhail Shmakov ha criticato “l’attività distruttiva” sottesa alle scelte economiche del governo che, secondo lui, manifestano una tendenza a provocare una “esplosione sociale” nel paese. Le ultime decisioni, ha detto Shmakov, pur “corrette e necessarie”, sono state presentate in modo tale da indurre un’aspra insoddisfazione sociale.

Solo parole; ma come dargli torto?

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