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Libia. Il governo attacca la Francia: “Insieme a Egitto ed Emirati sostengono nuovi attacchi su Tripoli”

Il Consiglio presidenziale libico e l’Alto Consiglio di Stato di Tripoli hanno lanciato l’allarme su un nuovo, imminente, attacco sulla capitale libica da parte delle milizie fedeli al generale Khalifa Haftar. L’Alto Consiglio di Stato ha dichiarato in una nota che Francia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti sarebbero “le menti” di questa operazione. Il comunicato, di cui riferisce il Libya Observer, rivela inoltre che i tre paesi starebbero fornendo “mezzi aerei e armi sofisticate per sostenere la nuova offensiva di Haftar su Tripoli”.

“Seguiamo con grande preoccupazione le notizie di intelligence ricevute, secondo cui vi è l’assoluta evidenza che precisi paesi sostengono le milizie Haftar con armi e persone, e sono Francia, Emirati Arabi Uniti ed Egitto, che organizzano per un coinvolgimento sempre maggiore con le milizie Haftar per attaccare la capitale Tripoli, usando l’aviazione e armi sofisticate”, si legge nel comunicato diffuso sulla pagina facebook di Consiglio di Stato Libico. “Il Consiglio di Stato ritiene questi paesi pienamente responsabili di ciò che potrebbe accadere in seguito a questo sostegno e invita la Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil), il Consiglio di sicurezza e tutte le parti internazionali a prendere una posizione forte e decisiva e ad assumersi le proprie responsabilità riguardo questi interventi”.

Cinque giorni fa le autorità di Tripoli avevano duramente attaccato la Francia per il suo sostegno militare alle milizie di Haftar. L’ammissione del governo di Parigi sui missili Javelin trovati in una base del generale Khalifa Haftar dimostra che Parigi ha personale sul terreno in Libia a sostegno dell’offensiva militare lanciata da Haftar a inizio aprile per conquistare la capitale libica. Su questo era stato esplicito il ministro dell’Interno del governo di Tripoli, Fathi Bashagha, contestando in un’intervista a Bloomberg le dichiarazioni di Parigi sul fatto che i missili fossero “fuori uso” e riferendo di aver chiesto all’Onu e agli Usa di esaminare le armi.

 

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