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L’Iran denuncia gli Stati Uniti all’Onu, tensione altissima

L’ attesa, e tutto sommato giustificabile rappresaglia all’attacco statunitense, per ora si è limitata ad un razzo lanciato sulla Green Zone di Baghdad (sede delle ambasciate Usa e di altri paesi) che ha fatto cinque feriti. A lanciarlo alcuni miliziani sciiti iracheni. L’Iran sembra aver scelto, per ora, la risposta politica al terrorismo di stato Usa.

La palla, invece che alle armi, sembra essere al momento ancora nelle mani della diplomazia, nel tentativo di scongiurare una guerra che oltre agli Usa e all’Iran potrebbe coinvolgere non solo le altre potenze regionali ( Israele, Arabia Saudita, Turchia) già impegnate in conflitti  in tutto il Medio Oriente. La tensione rimane altissima, aggravata da un ulteriore attacco terroristico contro un comandante della milizia irachena filo-iraniana Hashed Al Shaabi ucciso nella notte di sabato in un nuovo raid aereo Usa a nord di Baghdad. Anche se fonti iraniane e irachene smentiscono che sia stato colpito un leader militare ma un convoglio con personale sanitario.

Migliaia di persone hanno partecipato nella capitale irachena al corteo funebre del generale iraniano Soleimani e del suo luogotenente in Iraq, Abu Mehdi al-Mouhandis al grido di “morte all’America”. Una enorme manifestazione popolare di massa è prevista per martedi a Teheran in occasione dei funerali del generale Soleimaini.

“Gli americani dovrebbero sapere che la vendetta dell’Iran per l’assassinio del comandante del Quds Qassem Soleimaini non sarà affrettata e decideremo dove e quando avverrà la schiacciante risposta” ha detto il portavoce del generale di brigata delle Forze armate iraniane Abolfazl Shekarch.

Ma, al momento, più che rappresaglie militari, abbiamo visto l’ambasciatore iraniano all’Onu Takht Ravanchi inviare una lettera al segretario generale Antonio Guterres e al vietnamita Dang Dinh Quy, presidente di turno del Consiglio di Sicurezza. Nella lettera si legge che “l’assassinio del generale Qassem Soleimani è un esempio evidente di terrorismo di Stato e, in quanto atto criminale costituisce una grave violazione dei principi di diritto internazionale, compresi quelli stipulati nella Carta delle Nazioni Unite. Comporta quindi la responsabilità internazionale degli Usa”.

In un’intervista rilasciata alla Cnn, il diplomatico iraniano ha sottolineato in modo sibillino che “la risposta ad un’azione militare è un’azione militare. Da parte di chi? Quando? Dove? Lo vedremo”. “Non possiamo rimanere in silenzio – ha aggiunto Takht Ravanchi – dobbiamo agire ed agiremo”.

Anche il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif si è sentito telefonicamente con il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. Zarif ha spiegato che la prova di forza degli Usa potrebbe avere “conseguenze incontrollabili” ed ha ribadito che l’azione americana è stata un atto terroristico, e che, per la grande popolarità di Soleimani tra i popoli della regione dovuta al suo impegno contro il terrorismo, “il suo martirio avrà conseguenze che non possono essere controllate da nessuno e la cui responsabilità ricadrà sugli Stati Uniti”.

Da parte sua, il segretario generale delle Nazioni Unite ha espresso la sua preoccupazione per l’escalation della tensione in Medio Oriente, invitando “tutte le parti in campo alla massima moderazione”, un eufemismo diventato inservibile e per di più postumo dopo il doppio omicidio statunitense con i droni contro l’alto ufficiale iraniano e due dirigenti iracheni.

 

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