Menu

Cuba. Un partito, quello di Fidel

E’ iniziato a L’Avana il Congresso del Partito Comunista di Cuba. Per l’occasione pubblichiamo questo articolo di Iroel Sanchez su come il Partito Comunista cubano abbia marcato la differenza con gli altri partiti ispirati al sistema liberale. Buona lettura.

*****

«Ho la più profonda convinzione che l’esistenza di un partito è e dev’essere, per un lungo periodo storico di cui nessuno può prevedere la durata, la forma di organizzazione politica della nostra società»

(Fidel Castro, 27 dicembre 1991, discorso di chiusura della decima sessione della Terza Legislatura dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare)

L’ex agente della CIA Philip Agee, in un’intervista alla rivista Zona Cero nel marzo del 1987, citata da Alfredo Grimaldos a pagina 150 del suo libro del 2006 La CIA in Spagna, pubblicato a Cuba nel 2007, dichiarò:

«All’interno del Programma Democrazia, elaborato dall’Agenzia, si dedica una speciale attenzione alle fondazioni dei partiti politici tedeschi, soprattutto alla Friedrich Ebert, del Partito Socialdemocratico, e alla Konrad Adenauer Stiftung, dei democristiani. Queste fondazioni furono costituite dai partiti tedeschi negli anni ’50 e si utilizzarono per indirizzare il denaro della CIA verso queste istituzioni, come parte delle operazioni di ‘costruzione della democrazia’, dopo la Seconda Guerra Mondiale. Successivamente negli anni ’60, le fondazioni tedesche cominciarono ad appoggiare i partiti fratelli e altre organizzazioni all’estero e cerarono nuovi canali per distribuire il denaro della CIA. Fino al 1980 le fondazioni tedesche hanno avuto programmi attivi in 60 paesi hanno speso circa 150 milioni di dollari.

Operano in un segreto quasi totale… Le operazioni della Friedrich Ebert, del SPD, affascinano i nordamericani, soprattutto i loro programmi di formazione e le sovvenzioni che inviarono ai socialdemocratici in Grecia, Spagna e Portogallo poco prima della caduta delle dittature in questi paesi e immediatamente dopo.

In Portogallo, per esempio, quando il regime di Salazar durato 50 anni fu abbattuto nel 1974, il Partito Socialista al completo, che si trovava a Parigi senza simpatizzanti in Portogallo, sarebbe bastato a malapena per organizzare una partita di poker. Ma con circa 10 milioni di dollari della Ebert Stiftung, e alcune altre sovvenzioni della CIA, il Partito Socialista Portoghese crebbe rapidamente e in poco tempo divenne il partito di governo».

Si supporrebbe che dopo la caduta di una dittatura non dovrebbe giungere il gattopardismo che permette alle stesse poderose forze dominanti, dentro e fuori dell’ambito sociale e nazionale (Fidel dixit), organizzate in partiti esclusivamente con fini elettorali, di perpetuare lo stesso dominio con altri mezzi. Questo non solo è avvenuto nei paesi del sud dell’Europa citati da Agee, ma anche nelle “transizioni esemplari” del Cile e di altri paesi latinoamericani, dove, dopo aver sterminato il numero sufficiente militanti di sinistra, si crearono le condizioni per far sì che mai più un progetto di vera democrazia popolare torni a governare. E se proprio alla fine ci riesce, e prova a realizzare alcune riforme del sistema, senza abbattere quello che Lenin definiva “la macchina dello Stato borghese”, arrivano i banchieri, i mezzi di comunicazione e l’apparato giudiziario per mettere le cose al loro posto, com’è avvenuto in Brasile, Ecuador e Paraguay.

Se questo non fosse sufficiente sono pronti ad agire, come in Honduras e Bolivia, l’esercito e la polizia con capi addestrati nel “Nord”, come non pochi giudici e giornalisti, leaders del – oggi molto esteso – lawfare latinoamericano, che inabilita politici e partiti il cui unico delitto è avere la possibilità di vincere le elezioni. In Grecia, culla della democrazia e della cultura occidentali, il voto popolare non servì minimamente a impedire che dall’Unione Europea i grandi poteri bancari potessero imporre un cammino opposto a quello scelto nelle urne dai cittadini.

Da Nord a Sud, da Est a Ovest, i risultati elettorali sono rispettati sino a che non pongono in pericolo la continuità del capitalismo, in caso contrario il ricatto finanziario, le sanzioni economiche e i colpi di Stato s’incaricano della correzioni necessarie.

Il primo round circense del quale tanto si parla in questi giorni per la nomina dei candidati alla massima magistratura statunitense tra i due partiti che controllano la politica in questa società – sempre in accordo in ciò che è essenziale,  che sia la preservazione del capitalismo o la necessità di cambiare Cuba – non è altro che parte dello spettacolo con cui il negoziato delle contraddizioni tra i grandi gruppi economici si spaccia per democrazia.

Per comprendere come funzionano realmente le cose, ci sono le mail filtrate da Wikileaks a dimostrarlo, nelle quali Michael Froman, alto dirigente di Citibank, “propone” coloro che alla fine occuparono, incarico per incarico, il gabinetto del primo governo Obama. Non è il partito di Trump, ma quello di Biden quello a cui per ben due volte è risultato inaccettabile un programma come quello di Sanders per un capitalismo leggermente più attento al sociale. Supponendo che lo avessero nominato e avesse vinto, vedendo quello che è successo in Grecia, quale reale capacità di governare avrebbe avuto?

La Rivoluzione cubana non proibì i partiti politici preesistenti. Questi, per la loro alleanza con il regime di Batista o per la loro complicità con le aggressioni imperialiste nei primi mesi del 1959, persero alla fine tutta la loro base popolare e la maggioranza dei loro dirigenti abbandonò il paese, sperando che gli Stati Uniti glielo restituisse.

In un processo non esente da tensioni e contraddizioni, le tre forze rivoluzionarie che contribuirono alla caduta della dittatura seppero tessere l’unità con la guida e la pedagogia politica di Fidel, che sfociò nella proclamazione del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, il 3 ottobre del 1965.

Cinquantacinque anni dopo a Cuba abbiamo sempre un Partito dove non comandano banchieri, né militano giornalisti, militari o giudici addestrati a servire interessi stranieri. La maggioranza di coloro che ne fanno parte, includendo una buona parte di donne e uomini che lo dirigono, sono nati dopo il 1959 e per farne parte hanno superato l’approvazione e il riconoscimento di un’assemblea di lavoratori nel loro posto di lavoro, centro di studi, o nell’unità militare di cui fanno parte, rispondendo all’esigenza d’essere esemplari.

Certo in tutti questi anni ci sono stati nelle sue file opportunisti e simulatori; ma sono la lealtà, il sacrificio e la disciplina dell’immensa maggioranza dei suoi militanti che hanno reso possibile che più dell’86% dei cubani abbia approvato una Costituzione[1] che gli assegna il ruolo di “avanguardia organizzata della nazione cubana”.

Sono coloro che abbiamo visto in questi giorni lavorare alla ricerca di soluzioni con cui Cuba stupisce il mondo, per far sì che nessuno resti abbandonato di fronte a uragani e pandemie, e che fanno parte di un Partito che ha dato voce a ogni cittadino nel dibattito sul futuro del paese, sia sulle “Lineamenti”[2] per l’imprescindibile trasformazione verso l’efficienza e la sostenibilità del nostro socialismo, sia in merito alla nuova Costituzione.

Quando le democrazie liberali hanno fatto qualcosa di simile?

Una profonda cultura politica, il permanente contatto con la realtà sociale e un’alta capacità di mobilitazione e produzione ideologica, con una comunicazione priva di burocrazia, sono esigenze di uno scenario sempre più diverso e complesso, nel quale quello che il Presidente Díaz-Canel ha definito “sciame annessionista” finanziato dagli Stati Uniti cerca di articolare un progetto politico che, con la combinazione del blocco economico e la costruzione artificiale di una società civile oppositrice, attraverso un sistema di mezzi di comunicazione privati, faccia retrocedere il paese nel capitalismo.

Le fondazioni che Agee denunciava sono pronte ad approfittare di qualsiasi nostra crepa e hanno dedicato il loro tempo a Cuba in eventi finanziati da organizzazioni come la Open Society Foudations, di George Soros. Lì hanno offerto la loro “esperienza in processi di transizione” sullo stile di quelle realizzate nell’Europa dell’Est dove, più che un regime tornato alla democrazia liberale e al pluripartitismo, hanno imposto la proibizione dei partiti e dei simboli comunisti.

Ma per una volta di più, non è decisivo quello che fanno i nostri nemici, ma quello che saremo capaci di fare noi.

Come ha detto il Generale dell’Esercito Raúl Castro, un Partito sempre più democratico che nelle nuove circostanze continui a essere la garanzia del potere politico dei lavoratori, costruttore dell’unità del popolo sulla base della giustizia sociale, della sovranità nazionale e della solidarietà internazionalista, alle quali ci ha educato Fidel. Nulla meno di questo sarà all’altezza dei suoi fondatori, dell’etica martiana e fidelista, della sua militanza e dell’eroismo del suo popolo con cui ha nutrito le sue fila.

Note:

[1]    Il processo di riforma costituzionale che ha avuto luogo a Cuba tra il 2018 e il 2019 ha visto un esercizio di democrazia diretta e il protagonismo del popolo cubano, alcuni dati:133681 riunioni in luoghi di lavoro, quartieri, scuole e università; 8945521 partecipanti; 1706872 interventi; 666995 proposte di modifica; 32149 elementi aggiuntivi proposti, 45548 proposte di eliminazione. La proposta iniziale di costituzione è stata modificata per il 60% prima di essere votata in un referendum popolare con un altissima partecipazione, 90,15% e approvata a larghissima maggioranza, 86,85% , (n.d.t.)

[2]    Lineamentos de la política económica y social del Partido y de la Revolución,uno dei  due documenti strategici per il futuro politicoroel, economico e sociale di Cuba che ha avuto un processo di analisi e decisionale uguale a quanto avvenuto per la riforma costituzionale, (n.d.t.).

*Da La Pupila Insomne

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *