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A morte il FanQuan

Ieri la Cina ha tenuto botta sui media internazionali con una notizia che non riguarda l’economia, l’Afghanistan o il prossimo sorpasso degli Stati Uniti. La Reuters è uscita con questo titolo: «China cracks down on ‘chaotic’ celebrity fan culture», il Guardian con: «China bans celebrity». Mentre Variety, con poco più di un giorno di anticipo, titolava: «China Moves Against Fan Culture».

Il 15 giugno del 2021, l’Ufficio centrale della Cyberspace Administration of China ha promosso una campagna speciale di due mesi per risolvere i problemi crescenti legati ai Fanquan, ovvero ai Club di Fan che alimentano il circo delle Pop Star in Cina (cac.gov.cn).

Si tratta di un fenomeno che in Occidente conosciamo bene, anche se, ormai, da una prospettiva, per così dire, provinciale. In Cina il giro di affari dalla Fan Culture è stato stimato nel 2020 in 15,6 miliardi di dollari, con un tasso medio annuo di crescita del 31% (vip.stock.finance.sina.com.cn)

Il crackdown è iniziato venerdì, quando le autorità hanno annunciato di aver comminato una multa di 46 milioni di dollari all’attrice Zeng Shuang per evasione fiscale.

Zeng Shuang è una delle attrici più pagate al mondo. Per il suo ruolo nella prossima serie di 50 episodi “A Chinese Ghost Story“, progetto dietro il quale ci sono Tencent e Beijing Culture, ha incassato la bellezza di 24,6 milioni di dollari per 77 giorni di riprese – l’equivalente di 320.000 dollari al giorno (variety.com).

Altre star stanno subendo lo stesso trattamento che, in genere, comprende la completa cancellazione da internet e da altri media, la messa la bando dai programmi di intrattenimento e la sospensione dei programmi già registrati.

Secondo Variety il sistema del Fanquan è alla base della cultura pop. Senza cultura pop lo Star System non esisterebbe. Le autorità hanno infatti preso di mira proprio questo sistema. Hanno vietato le classifiche online delle Star e ostacolato o vietato altri meccanismi di costruzione del consenso.

Si tratta di meccanismi noti, ma che nei Fanquan sfruttano economie di scala. Zeng Yuli, esperto di subculture giovanili cinesi, ha un buon rapporto con il leader di un Fanquan della Star Cai Xukun.

Una volta, scrive (sixthtone.com), “questo leader mi ha detto che se fosse scoppiato online uno scandalo che coinvolgeva Cai, il suo primo passo, anche prima di valutare l’autenticità della storia, sarebbe stato quello di seppellire quell’informazione e impedirle di raggiungere altri fan o il pubblico. Ma – racconta il leader – non è sufficiente sopprimere le informazioni negative e aumentare quelle positive. Nessuna vera celebrità, dice, può sopravvivere a lungo senza drammi, senza un bla bla bla continuo. Non entrare in una Narrazione è peggio che essere oggetto di disgusto popolare.

Agenzie commerciali e leader Fanquan si danno da fare per inventare accuse infondate contro i loro idoli. Si Fabbrica il Nemico come tattica per stimolare stati emotivi e sentimenti nei fan, al fine di radunarli per difendere il proprio idolo.

Al di fuori della polarizzazione Amico/Nemico la star non può sopravvive – e nemmeno il fan. Senza effetti polarizzanti il fan subisce una deprivazione emotiva che porta a stati di afasia e/o agrafia, i quali svaniscono non appena si ritrova la linea divisoria che permette di schierarsi. Schierarsi, trovare un accomodamento su uno dei due fronti, ha lo stesso effetto dell’assunzione di antidepressivi.

Il leader del Fanquan con cui ho parlato – dice Zeng Yuli – mi ha confessato che una volta aveva organizzato una campagna di massa per votare e promuovere il suo idolo, ma la risposta dei fan fu tiepida, quindi ha rilasciato un messaggio falso dicendo che i fan del rivale dell’idolo si stavano mobilitando per schiacciarlo. Il sostegno è aumentato all’istante.”

L’esistenza del Nemico, dice Zeng Yuli, giustifica ogni comportamento. Tanto più il Nemico è cattivo, tanto più il fan si sente tenuto ad incrementare la violenza della sua risposta.

Si tratta di meccanismi che dalle nostre parti conosciamo bene. Le teorie sullo speech act le abbiamo sperimentate e messe in produzione da tempo, ed è familiare anche ai non addetti ai lavori il motto di “Nicce”: “Non ci sono Fatti, ma solo Narrazioni”.

Il prof. Ju Chunyan, associato di sociologia alla Beijing University of Technology, dice che in Cina (sixthtone.com) la cultura del Fandom (Fan KingDom) deve essere fatta risalire al concorso televisivo del 2005 “Super Girl”.

Oggi, dice, il Fandom è definito dai cosiddetti Fanquan. I loro membri offrono volontariamente tempo, energia e competenza per rendere i loro idoli il più popolari e influenti possibile. Spendono migliaia di yuan in album, biglietti per film e concerti e promuovono campagne di crowdfunding per i cartelloni pubblicitari di Times Square.

Dietro il comportamento apparentemente folle dei fan, dice il Prof, si cela una logica aziendale razionale. Il mercato delle celebrità in Cina è altamente incentrato sui dati. Più una star è in alto nella classifica dei social, migliori saranno gli accordi di sponsorizzazione.

Ci sono società di talent scout che lavorano per coltivare basi di fan appassionati, inserendo dipendenti retribuiti nei Gruppi per aumentare l’entusiasmo e l’attività. Tuttavia, un Fanquan di successo fa soprattutto affidamento sul lavoro non retribuito dei fan. Sono loro che organizzano il tipo di presenza sui social necessaria per mantenere le star in cima alla classifica.

I Fanquan, dice il Prof., dividono il loro lavoro tra una serie di plotoni di fan specializzati. Al centro ci sono i cosiddetti Data Team, che trasmettono aggiornamenti sull’idolo e sono responsabili della posizione nelle classifiche e della mobilitazione di altri fan per condividere post positivi e seppellire quelli negativi sui social.

Ci sono poi le squadre dei copywriter che producono modelli di commento che i fan possono usare. I grafici fanno lo stesso per le immagini, mentre i team di sensibilizzazione del mercato diffondono contenuti a blog di intrattenimento.

L’Amministrazione cinese ha preso di mira questo fenomeno – vede nel Fanquan un attacco al socialismo. I giornali nostrani, a partire da Variety, sono stretti in un double bind. Da una parte vedono nella cultura pop e nella libertà di informazione (libertà che la Cina, a loro dire, vorrebbe sopprimere o, perlomeno, controllare), nella libertà individuale, il sale delle repubbliche liberali occidentali.

Dall’altra credono di vedere nelle stesse azioni (nelle strategie di Condimento – Narrazione delle informazioni) la distruzione del feticcio del realismo giornalistico costituito dai fatti veri e propri, dalla realtà nuda e cruda, feticcio che tiene in piedi tutta la baracca.

Questo double bind (o questa contraddizione) è il capitalismo stesso: è il capitalismo che fabbrica notizie come fabbrica biscotti e fabbrica biscotti come fabbrica notizie.

Esso deve creare l’illusione che i biscotti siano fatti con una Materia Naturale, Biologica, Nata spontaneamente, a KM 0. Per vendere biscotti esso deve creare l’illusione di una separazione tra Natura e Cultura, deve creare l’illusione di un Mulino le cui pale sono mosse da una forza indipendente, incontaminata, pura, bianca, divina.

Mentre sappiamo bene, e Marx lo ha ribadito chiaramente – prima di Heidegger – che mentre nel mulino artigianale le pale girano spinte dal vento, ma il soffio prosegue per la sua strada, la centrale elettrica capitalista impiantata (gestell) nelle acque del Reno non è costruita sul Reno come l’antico ponte di legno che da secoli unisce le due sponde.

Qui il fiume, invece, è deviato, costretto in un letto artificiale a servire la centrale. Non c’è più niente di naturale nell’acqua che scorre, nemmeno la sua forza – l’impeto della corrente – che è dosata con dighe e chiuse artificiali.

La materia prima – il fatto – deve subire un trattamento preliminare per poter essere elaborata dalla macchina capitalista.

Scontate queste stronzate sulle libertà individuali e sulle notizie spazzatura, il vero problema che interessa la Cina è un problema noto anche da queste parti. Ci sono settori interi – lo dico in modo in po’ ellittico, vista l’economia di spazio – ci sono settori economici che parassitato le economie di scala di altri settori.

L’industria dello spettacolo e dello Star System ha sempre parassitato la macchina industriale impiantata per altri scopi, ha realizzato un prodotto bypassando la dialettica tra lavoro vivo e lavoro morto.

Anche un liberale radicale come Zingales deve riconoscere che, nel caso dell’agricoltura, un produttore meno efficiente guadagnava un po’ meno del più efficiente. Nell’industria del software, invece, il programmatore un po’ meno brillante rimane a pancia vuota, mentre il più brillante si accaparra tutto il mercato.

Il fenomeno, dice, non è circoscritto ai beni che comportano esternalità di rete (come i software), ma vale anche per i beni che comportano esternalità sociali, ossia beni che agli occhi dei consumatori hanno maggior valore per il fatto di essere popolari.

Questa situazione, dice, non è specifica del software, ma si sta diffondendo ai film, alle canzoni e all’intrattenimento, così come ai farmaci, ai prodotti high tech, alle telecomunicazioni, alle automobili e persino ai libri.

In questi settori il prezzo è fortemente aleatorio. Le ascese (e le discese) repentine nelle classifiche sono un effetto di questa aleatorietà – aleatorietà che ha toccato anche il voto elettorale.

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1 Commento


  • giancarlo+staffolani

    le mode feticiste senza lotta culturale inquinano anche i cinesi, sarà dura sradicare tutte le sottoculture mercantili importate ele conseguenze socio economiche connesse. Il Fronte ideologico e culturale diventerà decisivo.

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