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Umanità a perdere. Sindemia e resistenze

[Umanità a perdere. Sindemia e resistenze  è la prima produzione editoriale curata dall’Osservatorio Repressione per la collana xXx di Momo Edizioni. 

È una riflessione a più voci  su vari aspetti del periodo pandemico, dall’impatto disumanizzante sulla scuola, alla militarizzazione dell’emergenza sanitaria, alla tanatopolitica nei confronti dei migranti, alla crisi pandemica come opportunità di espansione dell’estrattivismo sui territori e di rafforzamento del capitalismo della sorveglianza.

Il libro contiene i contributi di Antonio Mazzeo (“Militarismo e militarizzazione in tempi di pandemia”), di Claudio Dionesalvi (“La scuola ibernata”), del Laboratorio politico Off Topic (“Crisi pandemica e capitalismo della sorveglianza”), del portale Ecor.Network (“Estrattivismo, conflitti e resistenza nel tempo della pandemia”), e di Salvatore Palidda (“La guerra alle migrazioni nel Ventunesimo secolo”), di cui proponiamo il testo.

“Umanità a perdere” può essere richiesto dal sito della casa editrice Momo, oppure inviando una e-mail all’Osservatorio Repressione. Alexik]

La guerra alle migrazioni nel Ventunesimo secolo

Salvatore Palidda

Nel suo commento al quadro di Paul Klee, Angelus Novus, Walter Benjamin scrive: l’angelo “ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta che spira dal paradiso si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo.
Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta”.
L’essere umano è trascinato dal tempo e dal progresso, lasciando alle spalle le tragedie e gli orrori di cui i dominanti sono stati capaci, seminando morte e distruzione ovunque. Redimere questi orrori, cioé dare senso e rendere giustizia alle vittime, non è un compito che viene assunto e garantito dalla divinità o dalla storia dell’umanità. Le macerie della storia restano mute, non trovano giustificazione… la storia dell’umanità è rimasta storia di sangue e morte. Così l’Angelo di Klee guarda angosciato il passato, mentre il vento (il tempo) lo spinge via, quando vorrebbe restare tra quelle vittime per tenerle strette a sé, per garantire a esse un significato di qualche tipo1.

Introduzione

Soprattutto dopo il 1990 articoli, libri, documentari e film sulle migrazioni sono prolificati in quantità e anche in qualità. A parte la letteratura embedded, cioè quella prodotta dalla “scienza delle migrazioni” che come scriveva Abdelmalek Sayad2 propone il punto di vista dei dominanti, ci interessa qui la ricerca di un contributo nuovo sulla situazione che si è venuta a creare in questo primo ventennio del XXI° secolo.

Donne, immigrati come anche i rom (sempre assimilati ad immigrati, anche se talvolta italiani) sono “naturalmente” destinati a essere inferiorizzati per essere esclusi dalla parità dei diritti e quindi trattati come “umanità a perdere”, “umanità usa-e-getta” o da far morire.
A quelli che non riescono a mettere piede nei paesi di immigrazione è riservato il tremendo calvario nei lager libici e nei paesi di transito, o la morte per annegamento, o per stenti lungo tragitti infernali per via di terra.
Cercherò poi di mostrare come la scelta dei paesi dominanti (che oltre i paesi europei e l’America del nord sono anche l’Arabia saudita e gli emirati arabi) appare ormai quella della tanatopolitica, cioè il lasciar morire e sempre meno il lasciar vivere per meglio sfruttare.

Dal 1990 l’inizio della persecuzione del XXI° secolo

Nella storia delle migrazioni i momenti tragici sono stati molteplici. Umiliazioni, razzismo e anche assassinii.

Ricordiamo che gli emigrati italiani hanno conosciuto questo tipo di trattamento negli Stati Uniti, in Francia ma anche in tutti i paesi di immigrazione nel XIX° secolo e nel XX° (alcuni film e documentari vanno rivisti e fatti conoscere ai giovani3).

L’immigrato è sempre stato oggetto di assoggettamento più o meno brutale, quindi inferiorizzato, umiliato e costretto ad essere alla mercé degli autoctoni dei paesi di immigrazione che appunto voglio innanzitutto schiavizzarlo. L’emancipazione degli immigrati, cioè la loro conquista di condizioni economiche e sociali decenti è stata sempre frutto di sacrifici immani, di costi materiali e morali enormi.

Non tutti ce l’hanno fatta, ma la storia ufficiale edulcorata ci parla solo delle buone riuscite e dei self-made-men o gli zii d’America; non si sa gran che dei milioni di immigrati che sono morti prima di arrivare o che sono stati distrutti dal lavoro massacrante, da condizioni di vita malsane e che non sono neanche riusciti a tornare indietro, non solo per la “vergogna” di non avercela fatta.

Nelle scuole si dovrebbe sollecitare gli alunni a cercare di ricostruire le migrazioni fra i loro antenati perché in Italia, in quasi tutte le famiglie, ci sono storie di migrazioni sia dalle campagne alle città (in tutte le regioni) sia verso le grandi città del centro e del nord.

E la storia si ripete anche per gli italiani che oggi di nuovo emigrano sempre più numerosi sia verso le città del nord sia verso l’estero.

Le statistiche sugli spostamenti delle persone sono impressionanti e rivelatori dell’attuale contesto liberista che offre soprattutto lavori precari o al nero anche agli italiani, che quindi si spostano continuamente alla ricerca di qualche impiego più decente4.

Certo, la sorte dei giovani emigranti italiani di oggi è meno tragica di quella dei giovani africani, asiatici, dell’America latina.

L’idea banale dominante è che si tratti di giovani attratti dal miraggio di guadagni facili, di una vita agiata, di divertimenti e piaceri che nel loro luogo d’origine sono irraggiungibili o del tutto mancanti.

Oppure che cerchino un lavoro ben pagato perché aspirano all’emancipazione economica.

Purtroppo la realtà è molto peggiore. La stragrande maggioranza dei migranti di oggi scappano per non morire: restare nel luogo di origine è come morire non solo a causa delle guerre ma spesso perché si tratta di terre devastate dalle attività delle multinazionali dei paesi dominanti.

Basta pensare agli scempi e devastazioni provocate dalle attività di estrazione di carbone, petrolio, gas, uranio. 5

In questi luoghi massacrati dall’estrattivismo non cresce più neanche un filo d’erba, non ci sono più animali domestici di allevamenti, non si può più coltivare la terra né pescare. Si veda per esempio qual è la situazione nel delta del Niger6 in Congo7, in Nigeria e un po’ in tutti i paesi.

A questo si aggiunge il sistematico impoverimento dei paesi africani per opera delle multinazionali.8
In Kenya e altrove sono le grandi lobby finanziarie che comprano territori sterminati espellendone la popolazione (quello che si chiama
Scramble for Africa e Land e water grabbing: il volto aggressivo del neocolonialismo in Africa9).

Sono queste devastazioni che, fra altre conseguenze nefaste, provocano la diffusione di malattie infettive come l’Ebola, come è successo in Congo, in Sierra Leone, in Guinea, in Liberia e altrove.10

Il Congo è il paese che si trascina in una guerra permanente interna da oltre venti anni e a questo si aggiungono i disastri ambientali e le epidemie.11

Ma chi ha ridotto il Congo in questa situazione? Chi ha ucciso Patrice Lumumba che avrebbe potuto guidare il Congo verso la pace e il progresso effettivo, se non gli uomini sostenuti dai servizi segreti statunitensi? Chi alimenta la guerra permanente in Congo come altrove?12

Quali sono le lobby che producono e vendono armi persino ai terroristi?

I primi produttori e venditori di armi sono le famose otto potenze mondiali fra cui l’Italia.13

Le numerose prove schiaccianti sulle responsabilità delle multinazionali dei paesi dominanti nella devastazione, rapina e massacro dei paesi di emigrazione mostrano che le migrazioni di oggi sono di fatto più tragiche di quelle del passato.

Esse sussumono tutti i disastri sanitari, ambientali, economici e politici che il liberismo di oggi ha ancor più aggravato.

Non è il clima in quanto tale che produce “rifugiati climatici”, i migranti sono vittime dei disastri sopra citati. Non è l’aumento della popolazione mondiale (che secondo i dominanti sarebbe incontrollabile) a provocare emigrazioni “disperate”.

Anche dieci miliardi di persone potrebbero vivere decentemente sul pianeta Terra se ci fosse equa distribuzione delle ricchezze, delle scoperte scientifiche e tecnologiche, se fossero eliminate tutte le attività devastatrici delle multinazionali dei dominanti.14

È la logica dei dominanti che spinge a pensare che l’aumento della popolazione mondiale andrebbe a sovrapporsi ai cambiamenti climatici generando migrazioni violente e l’invasione i paesi ricchi.

A parte il fatto che i cambiamenti climatici sono provocati dalle attività delle multinazionali dei dominanti, è ovvio che le migrazioni vanno da territori devastati verso terre dove c’è più benessere. E purtroppo i migranti non hanno la forza di far pagare ai dominanti i danni che hanno provocato nel loro paese di origine e invece sono lasciati morire.

In realtà la logica dei dominanti è che ormai c’è eccesso di umanità, e che quindi se ne può fare “uso-e-getta”, i migranti possono essere trattati come “umanità a perdere”, super-sfruttati sin quando sono validi schiavi e poi eliminati, espulsi, cioè lasciati morire.

In altre parole, le migrazioni di oggi non sono più volute come manodopera stabile, e quindi ingabbiata per disciplinarla e renderla servile e supina.15

Questa era la biopolitica tipica della società industriale. Il liberismo invece ha fatto diventare questa pratica spesso violenta appunto perché mira a super-sfruttare i migranti e poi disfarsene come umanità di scarto o in eccesso.

I migranti e ancor di più le donne migranti prime vittime del liberismo violento

Soprattutto dopo il 1990  in tutti i paesi di arrivo gli immigrati sono stati sempre più usati per i lavori precari, al nero o da neo-schiavi.

Il dispositivo di dominio per praticare questo assoggettamento è consistito sia nel rendere precario o difficilmente raggiungibile lo statuto giuridico stabile (permesso di soggiorno), sia nell’accentuare i controlli delle polizie al fine di costringere gli immigrati a subire passivamente il super-sfruttamento legale (o solo semi-legale) e quello al nero.

In Italia (come altrove) i caporali che reclutano e inquadrano gli immigrati possono fare quello che vogliono perché questi non hanno alcuna protezione da parte delle polizie e delle autorità, anzi a volte diversi agenti delle polizie sono complici di caporali.

Di fatto in Italia (ma anche in altri paesi dominanti) gli immigrati e ancora di più le immigrate, in regola e peggio se senza permesso di soggiorno, sono la categoria più a rischio di essere vittima di angherie, abusi e violenze16 e a volte addirittura di omicidi come è successo ai polacchi in Puglia.17

Centinaia sono i casi noti di vittimizzazione degli immigrati e questo anche nelle grandi imprese para-statali come Fincantieri .18

L’opinione pubblica di tutti i paesi di immigrazione e in particolare in Italia è invece bombardata da continui discorsi che additano gli immigrati come i responsabili di atti di delinquenza e criminalità.

La falsità di questi discorsi è flagrante ma ignorata. Da quasi venti anni le stesse statistiche dei reati che le polizie hanno perseguito mostrano che c’è stato un calo molto rilevante nonostante queste siano state aizzate ad accanirsi nei confronti di immigrati, rom, marginali e presunti sovversivi.

È lampante il fatto che mentre tutti i reati diminuiscono c’è stato un aumento degli immigrati che in Italia sono passati da neanche 900 mila nel 1990 a quasi sei milioni oggi. Si può quindi dire che l’aumento degli immigrati ha fatto diminuire i reati.19

Ma questa constatazione evidente resta ignorata e spesso immigrati, rom, marginali e presunti sovversivi sono costantemente presi di mira, perseguitati e talvolta arrestati per presunti reati o per piccoli atti illeciti.

Sono infatti la “prede facili” delle polizie (anche locali) che così vogliono dimostrare che gli italiani sono trattati da cittadini mentre gli altri da persone senza diritti.

Gli immigrati vittime di reati non si rivolgono alle polizie perché sanno che non saranno protetti e che anzi rischiano di essere perseguitati ancora di più se senza permesso di soggiorno.

La tendenza all’approdo alla tanatopolitica

Da circa 20 anni la politica europea così come quella degli Stati Uniti, dell’Australia e di altri paesi di immigrazione è stata quella di esasperare sempre più la guerra alle migrazioni. Una guerra praticata con mezzi militari e di polizie oltre che da dispositivi di controllo e repressione a cominciare dai muri. Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, la proliferazione dei muri è stata spaventosa.20

Quando avvenne questa caduta del Berliner Mauer si contavano nel mondo 15 barriere fisiche, una decina in più rispetto a quante ne esistevano alla fine della Seconda guerra mondiale: oggi queste sono 70, con altre sette già finanziate e in via di completamento.21

In questi ultimi anni e in particolare da quando è scoppiata la crisi della pandemia la situazione dei migranti nei lager libici come nei centri espellendi in Grecia e altrove e alle frontiere nei Balcani è diventata sempre più drammatica.22

Il fatto più vergognoso è l’evoluzione di Frontex. Un recente articolo del quotidiano Le Monde23 riprende il reportage del canale pubblico tedesco ZDF con la collaborazione dell’ONG Corporate Europe Observatory (CEO), un’indagine sui legami tra l’Agenzia europea Frontex e l’industria della sorveglianza e degli armamenti.

Decine di documenti dimostrano violazioni delle regole delle istituzioni europee sul lobbismo, una mancanza di trasparenza e una quasi totale assenza di preoccupazione per il rispetto dei diritti umani.

Come da anni documentano anche Statewatch e Migreurop, Frontex è di fatto diventata una sorta di associazione di funzionari in combutta anche con mercenari e bande criminali (come quelle libiche) e pratica la tanatopolitica (il lasciar morire).

Non sono solo i Salvini, Orban, Trump e altri a puntare sulla guerra alle migrazioni sia per nascondere le loro malefatte sia per avere consenso facile da quella parte della popolazione fagocitata dal discorso suprematista-fascista.24

Di fatto i soldi dei cittadini contribuenti europei sono spesi per un crimine contro l’umanità. Una campagna di tutte le associazioni che si battono contro il liberismo e per i diritti umani dovrebbe quindi battersi per la soppressione di questa agenzia di crimini contro l’umanità.

L’Unione Europea a parole pretende essere un’istituzione che difende i diritti umani e nei fatti diventa responsabile di crimini contro l’umanità. Purtroppo, la pervasività dei discorsi dominanti è tale che anche tante associazioni non si rendono conto di questa tragica eterogenesi della pseudo-democrazia, un fatto politico totale che il liberismo ha imposto al mondo intero.

Minniti, Salvini e ora Draghi: la continuità della tanatopolitica italiana

Il discorso tenuto da Draghi a Tripoli il 5 aprile 2021 è una nuova pagina vergognosa sia perché un orrendo insulto ai tanti migranti morti, torturati e massacrati in Libia, sia perché di fatto sigilla un vero e proprio rilancio del neocolonialismo italiano.25

Il neo-capo del governo italiano conferma la sua coerenza liberista e fa sua anche la volontà di continuità dell’intento italiano di difendere a tutti i costi gli interessi delle multinazionali italiane all’estero. ENI e Leonardo sono così rassicurati: gli impianti petrolchimici saranno protetti, il commercio di armamenti sarà sostenuto, le mire per l’accaparramento delle “terre rare” e altre risorse naturali in Libia come in Africa e altrove saranno incoraggiate.

Va da sé che questi obiettivi non saranno per nulla infastiditi da preoccupazioni umanitarie. Con sfacciato sprezzo per i diritti umani, mister Draghi s’è premurato esprimere “soddisfazione per il lavoro della Libia sui salvataggi”26, ha quindi dato prova di incarnare appieno lo spirito liberista contemporaneo che rinnova il principio: business is business; tanto poi lui non manca di andare dal Papa per farsi benedire, così come non manca di elogiare le ONG che in Italia distribuiscono cibo ai poveri, ma non certo le ONG che salvano i migranti.

Staremo a vedere se il Papa e la chiesa cattolica avranno il coraggio di denunciare il liberismo neocoloniale. E’ evidente che con il governo Draghi l’Italia sembra approdare a una coalizione nazionale che ambisce alla ripresa delle velleità neocoloniali. Il destino dei migranti appare quindi ancora più oscuro … la necessità di una nuova mobilitazione per i diritti umani, contro il neocolonialismo è più che mai urgente.

Conclusioni

Le migrazioni sono un fatto politico totale27 che da sempre fa parte della storia della formazione e delle trasformazioni delle società. Il liberismo pretende farne carne da macello e di fatto usa questa pratica di dominio anche contro quella parte della popolazione autoctona che vuole escludere dai diritti che dovrebbero essere garantiti a tutti. In effetti il liberismo di oggi è soprattutto distruzione, devastazione, crimini contro l’umanità.

I dominanti disprezzano l’umanità e sembrano non avere alcun interesse per la posterità, cioè per il futuro.

Ne sono prova le loro mire a crearsi dei bunker iper-sicuri, dotati di ogni sorta di marchingegno postmoderno, mentre alcuni puntano sulle navette spaziali in cui scappare in caso di cataclisma terrestre (non è fantascienza vedi i diversi reportage).

E non mancano militari, geo-ingegneri esperti in nuove tecnologie che pretendono di sperimentare nuovi dispositivi per le “guerre climatiche” che qualcuno pensa come mezzo per eliminare qualche miliardo di umani.

Tuttavia, i migranti di oggi come quelli di ieri hanno una straordinaria capacità di resistenza nonostante, purtroppo, tanti non riescono a sopravvivere.28

La mobilitazione dei migranti e di quella parte della popolazione dei paesi ricchi che è oppressa potrà arrestare questo nuovo genocidio del XXI° secolo.

Nei mesi di presidio No Borders a Ventimiglia (2015), durante una delle tante assemblee di quel periodo, un giovane sudanese, Faruk, rifugiato nel campo profughi Mai Aini in Etiopia e da lì scappato in quanto attivista politico, un giorno “prese parola pubblicamente” (non l’avrebbe potuto fare nel dispositivo creato per lui e quelli come lui) e disse:

Se l’Unione Europea e i suoi Stati membri non prenderanno provvedimenti per risolvere tutte le situazioni di illegalità da loro stesse create, allora saranno gli stessi migranti a determinare un cambiamento sociale, proveniente dal basso che si alimenterà nel tempo e per questo avrà grande probabilità di essere tramandato di generazione in generazione fino a radicarsi nelle nuove generazioni africane in un’aspirazione al riscatto sociale in un’Europa che accetti i giovani migranti, accogliendoli e integrandoli nella società di arrivo”.29

* da Carmilla online

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  1. Michael Löwy, Alternative all’abisso 
  2. A. Sayad, La doppia assenza, Cortina, 2002, Milano.  
  3. Vedi in particolare:  Il cammino della speranza, Pane Amaro, Emigranti. Salvatore Palidda, Mobilità umane.Introduzione alla sociologia delle migrazioni, Raffaello Cortina Editore, 2008, pp.222.  
  4. Dal 2000 al 2018 nelle anagrafi dei comuni italiani ci sono stati 33.381.047 nuovi iscritti e 27.547.087 cancellati (queste variazioni sono forti sin dagli anni ’70 a seguito della fine delle grandi industrie e del loro indotto non solo nel triangolo industriale Torino-Milano-Genova, ma in tutti i siti di grandi fabbriche). Inoltre si hanno oltre 5 milioni di residenti all’estero: gli iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) al 31/12/2017 erano 5.114.469 cittadini. Nel 2000 erano 2.353.000, nel 2005: 3.521.000, nel 2010: 4.115.000, nel 2016; 4.973.940. Un crescendo continuo. Vedi: Salvatore Palidda, Non-paradossi delle mobilità umane del XXI secolo 
  5. Valerio Bini, Petrolio e miniere. Il pozzo dell’Africa, 21/05/19.  
  6. Viviana D’Onofrio, Il Delta del Niger, tra sfruttamento delle risorse, povertà e degrado ambientale, 12 Dicembre 2015.  
  7. Valentina Oliveri Elibelinde, Congo: multinazionali, guerre e risorse, 12 giugno 2018.  
  8. Franza Roiatti, Multinazionali in Africa: lo sfruttamento che spiega perché è così povera, 26 novembre 2020.  
  9. I primi paesi neocoloniali responsabili dello Scramble for Africa e del Land e water grabbing in Africa sono Stati Uniti, Regno Unito, Russia, Cina e Arabia Saudita. Vedi anche: Nanjala Nyabola, Il nuovo volto del colonialismo, 7 dicembre 2018; R. Mastro, L’Africa del tesoro. Diamanti, oro, petrolio: il saccheggio del continente, S&K, 2006  
  10. Africa: devastazione ambientale, sfruttamento ed Ebola, 18 settembre 2014.  
  11. Vedi l’eccellente articolo di Raffaele K. Salinari, In Congo una guerra permanente per materie prime e diamanti.  Aggiungo anche l’uranio tirato fuori a mani nude da ragazzini e venduto tramite intermediari mafiosi alla Francia per il suo nucleare: Investigations et Enquêtes, Trafic illégal d’uranium, 11 gennaio 2016, e anche:  Marco Omizzolo, Non c’è pace per la Repubblica democratica del Congo, 19 Febbraio 2021.  
  12. Daniele Mastrogiacomo, Congo, l’uranio dietro la guerra, 16 novembre 2008.  
  13. Si chiama IDEX la fiera internazionale degli armamenti dove accorrono tutti i produttori e commercianti di armi fra cui gli italiani, ultima edizione il 21-25 febbraio 2021. Alla 23° edizione della fiera Intersec, su Sicurezza, Cybersecurity, Safety & Fire protection, in gennaio 2022 saranno presenti 1400 espositori e visitatori di 135 paesi.  
  14. Salvatore Palidda, Non-paradossi delle mobilità umane del XXI secolo 
  15. Yann Moulier-Boutang, Dalla schiavitù al lavoro salariato, Manifestolibri, 2002, Roma  
  16. Fra altri articoli e documenti vedi: Adragna, Bagnariol, Monaco, Nencioni, L’Italia del lavoro nero, 2013. Drogarsi per lavorare la neo-schiavitù dei braccianti sikh alle porte di Roma. A. Mangano, Violentate nel silenzio dei campi a Ragusa. Il nuovo orrore delle schiave rumene, 15 settembre 2014. A.Mangano, Schiave romene nei campi in Sicilia, per il gouvernement è un fenomeno ‘non significativo, 10 aprile 2015.  D. Perrotta, Vite in cantiere. Migrazione e lavoro dei rumeni in Italia, 2011. A. Leogrande, Uomini e caporali. Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud, 2008. Marco Omizzolo, Campi di sfruttamento, 20 settembre 2020.  
  17. Giuliano Foschini, Lorenza Pleuteri, Quei 119 spariti dalla Polonia e adesso scomparsi in Puglia, 13 settembre 2006.  
  18. Giovanni Giovannelli, Turi Palidda, Il furore di sfruttare e di accumulare, 9 gennaio 2020  
  19. Salvatore Palidda, Polizie sicurezza e insicurezze, Meltemi, 2021.  
  20. Christian Elia, Oltre i muri. Storie di comunità divise,  Milieu Edizioni, collana  Frontiere, 2019, Milano.  
  21. Annalisa Girardi, Tutti i muri nel mondo 30 anni dopo Berlino, 7 novembre 2019.  
  22. Nello Scavo, Sulla via balcanica dei migranti morta anche la pietà per i disabili, 10 gennaio 2021.  
  23. Jean-Pierre Stroobants, Frontex, l’Agence européenne de garde-frontières, à nouveau mise en cause pour ses liens avec des lobbyistes, 5 febbraio 2021.  
  24. Turi Palidda, Negazionismo, scetticismo o resistenze: dove va l’ecologia politica?, 17 ottobre 2019.  
  25. Mario Draghi a Tripoli: “Momento unico per ricostruire un’amicizia. Sui migranti siamo soddisfatti dei salvataggi in mare della Libia”, 6 aprile 2021.  
  26. Tommaso di Francesco, Draghi libico e soddisfatto, 7 aprile 2021.   
  27. Il concetto di fatto politico totale si rifà a quello di fatto sociale totale di Marcel Mauss, che a sua volta ridefinisce così il concetto di fatto sociale definito da Durkheim (a rischio di meccanicismo e determinismo). Oggi più che mai l’accezione politica appare opportuna perché “tutto si tiene”, ogni fatto del mondo contemporaneo è intrecciato con molteplici altri. È in questo senso che le migrazioni sussumono tutti i disastri provocati dalle multinazionali a livello locale e mondiale.  
  28. Salvatore palidda (a cura di), Resistenze ai disastri sanitari ambientali ed economici nel Mediterraneo, Derive&Approdi, 2018, Roma.  
  29. Tratto dalla tesi di dottorato di Francesca Martini, “Aporie e metamorfosi o eterogenesi dell’accoglienza degli immigrati in Italia Etnografia dei mondi dell’immigrazione nel frame liberista”, Scuola di Scienze Sociali, Università degli Studi di Genova, 2019-2020.  

 

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