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Abu Mazen incontra ministro della Difesa israeliano Gantz. Proteste delle altre organizzazioni palestinesi

Il ministro della difesa israeliano Benny Gantz ha ricevuto martedì sera nella sua abitazione di Rosh Ha’ayin il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen, che non aveva più avuto colloqui con un alto esponente in Israele dopo l’ultimo incontro ufficiale del 2010 con l’allora primo ministro Benjamin Netanyahu (a parte l’atto di presenza ai funerali dello statista Shimon Peres a Gerusalemme nel 2016).

All’incontro di martedì erano presenti anche il coordinatore delle politiche governative israeliane nei Territori Ghassan Alian, il suo omologo palestinese Hussein al-Sheikh e il capo dell’intelligence dell’Autorità Palestinese Majed Faraj.

In un editoriale il quotidiano israeliano Jerusalem Post sottolinea che “Abu Mazen non è un amico del sionismo e che la sua continua diffamazione contro Israele è indecente”, ma lo stesso editoriale scrive che Abu Mazen e l’Autorità Palestinese che presiede “sono comunque meglio, dal punto di vista d’Israele, rispetto all’alternativa Hamas.

Non nascondiamocelo. Se l’Autorità Palestinese dovesse crollare, quelli che ogni probabilità le subentrerebbero non sarebbero soggetti più bendisposti. Basta guardare cosa è successo a Gaza.

Israele ha interesse a sostenere l’Autorità Palestinese, per quanto scadente e corrotta sia, perché la cooperazione in materia di sicurezza con l’Autorità Palestinese è importante per tenere sotto controllo la violenza in Cisgiordania, e perché deve esserci un recapito a cui rivolgersi se e quando verrà il momento delle discussioni diplomatiche serie. Quel recapito può essere solo l’Autorità Palestinese. Non può essere e non sarà Hamas”.

Diverse organizzazioni palestinesi, come Hamas, Jihad Islamica Palestinese e Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, hanno condannato come un “vergognoso tradimento” e una “provocazione contro il popolo palestinese” l’incontro tra Benny Gantz e Abu Mazen.

L’incontro con il ministro della guerra israeliano è indecente e inaccettabile” ha affermato Hamas in una nota con cui condanna l’incontro come una “pugnalata all’intifada” di Cisgiordania.

Questo comportamento della dirigenza dell’Autorità Palestinese – continua la nota di Hamas – approfondisce la spaccatura politica palestinese e incoraggia coloro che vogliono normalizzare le relazioni con Israele indebolendo la posizione palestinese che si oppone alla normalizzazione”.

Il governo di Israele, che riscuote le tasse per conto dell’Anp, ha sbloccato 100 milioni di shekel (28 milioni e mezzo di euro) per l’Anp, e presto emetterà nuovi permessi di ingresso per uomini d’affari palestinesi. Abu Mazen ha anche chiesto l’abbassamento delle tariffe sui carburanti, in un momento di evidente crisi economica dovuta alla pandemia.

Ma Israele appare preoccupata soprattutto della propria sicurezza in diverse aree della Cisgiordania dove proteste popolari e attentati contro coloni e militari sono in crescita.

Il Jerusalem Post lamenta però la scelta più logica sarebbe stata un incontro di Abu Mazen con il primo ministro Naftali Bennett e non con il ministro della Difesa. “Ma Bennett ha già detto che non intende incontrare il leader palestinese… in quanto è contrario a una soluzione a due stati perché ritiene che sia irrealistica e anche un terribile errore, e non intende fare nulla per promuoverla. Ma Bennett capisce anche che non può semplicemente aspettare che la questione palestinese scompaia.

Dunque, quello che fa è sostenere una politica volta a ‘restringere il conflitto’ cercando di migliorare la situazione economica dei palestinesi, di agevolare la loro la vita quotidiana, di rafforzare le condizioni economiche in Cisgiordania. Ma anche per fare tutto questo dovrebbe incontrarsi con Abu Mazen”.

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