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Spiati i dirigenti della Catalogna. Il governo spagnolo elusivo nel dare risposte

Anche il presidente della Generalitat della Catalogna e altri dirigenti indipendentisti sono stati spiati attraverso il sistema israeliano “Pegasus”. Pegasus è un software concepito per aggirare le difese degli iPhones e degli smartphone Android. Gli attacchi lasciano pochissime tracce.

Le tradizionali misure – password ordinarie e complesse – sono scarsamente utili. Pegasus può insinuarsi rubando foto, registrazioni, dati relativi alla localizzazione, telefonate, password, registri di chiamata, post pubblicati sui social. Il programma può anche attivare telecamera e microfono dello smartphone.

I ricercatori di Citizen Lab hanno scoperto che il famigerato spyware Pegasus è stato utilizzato per infettare gli smartphone di almeno 65 politici catalani, tra cui alcuni membri del Parlamento europeo. Ciò è avvenuto tra il 2017 e il 2020, sfruttando vulnerabilità di iOS e SMS. Il Parlamento europeo sta istituendo una commissione d’inchiesta sullo scandalo Pegasus. Ci sono sempre più prove che questo programma sia stato per spiare politici, giornalisti e attivisti in diversi Stati-membri.

Pegasus è il prodotto di punta della NSO Group, un’azienda israeliana leader nella produzione di spyware, ed è stato concepito per insinuarsi negli iPhone e negli apparecchi Android.

Il cosidetto ‘Catalangate’ è diventata uno dei più grandi casi di spionaggio politico nell’Europa occidentale e probabilmente in tutti i paesi democratici del mondo” scrive il quotidiano spagnolo Publico.

Forse le conseguenze politiche non saranno paragonabili ad altri precedenti che hanno segnato la storia contemporanea, come il Watergate, ma avrà senza dubbio un impatto sulla politica spagnola con una probabile tensione nella maggioranza che sostiene il governo del PSOE e dell’UP. E minando il rapporto tra Generalitat e Moncloa. A meno che non vengano fornite spiegazioni e non vengano eliminate le responsabilità”.

Il presidente della Catalogna, Pére Aragones, nonostante quanto emerso, non pensa di interrompere il tavolo di dialogo intrapreso con il governo spagnolo ma chiede “spiegazioni”. In un’intervista all’emittente radiofonica “Cadena Ser”, Aragones è intervenuto sul caso di spionaggio nei confronti di diversi dirigenti indipendentisti catalani attraverso il programma Pegasus.

Allo stesso tempo il presidente della Catalogna ha chiesto all’esecutivo spiegazioni che finora sono state “insufficienti e controproducenti” per recuperare la fiducia.

Aragones ha accusato il governo di essere stato “elusivo” fino a questo momento. “Immaginate se il presidente spiato fosse quello della Galizia, cosa accadrebbe? Tutti possono immaginare che ci sarebbe uno scandalo molto più grande e si chiederebbero spiegazioni”, ha sottolineato il leader catalano che a Madrid ha incontrato i rappresentanti dei partiti coinvolti nel presunto caso di spionaggio.

Ieri la ministra delle Difesa spagnola, Margarita Robles, aveva dichiarato che le azioni del Centro nazionale d’intelligence (Cni) sono sempre soggette alla legislazione vigente, respingendo in questo modo le accuse mosse “senza prove” dato che tutte le azioni del Cni sono segrete e “non possono essere difese”.

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1 Commento


  • Gianni Sartori

    L’ESTATE SI PREANNUNCIA CALDA IN IPAR EUSKAL HERRIA

    Gianni Sartori

    Sono previste entro un mese le udienze dei baschi Ion Parot e Jakes Esnal, entrambi con più di 70 anni di età. Detenuti da oltre 32 anni (così come un altro prigioniero basco, Unai) dovrebbero già essere in libertà, ma nei loro riguardi sono scattate misure restrittive ulteriori e particolari (“d’eccezione”) così da mantenerli ancora dietro le sbarre.

    Anche per questo, qualora non venisse loro concessa la libertà condizionale, ma rimanessero ancora in carcere, le organizzazioni che esprimono solidarietà ai prigionieri baschi (in particolare Bake Bidea e gli “Artigiani della Pace”) preannunciano di voler bloccare (letteralmente) tutto il Paese basco Nord (Ipar Euskal Herria, sotto amministrazione francese). Il comunicato risale al 19 aprile (a pochi giorni di distanza dal giorno 8 aprile, quinto anniversario del disarmo di ETA) e annunciava in particolare iniziative pubbliche per il 13 maggio (a Bayonne) e il 19 maggio (a Saint-Jean-de- Luz) nei giorni previsti per le le due udienze. Un’altra azione di protesta è prevista per l’11 giugno a Lauga che dovrebbe diventare “l’espressione di massa di questo territorio e di tutte le sue componenti per sostenere il processo di pace e sorvegliarne i progressi”.

    Nelle intenzioni dei promotori dovrebbe trattarsi di vere e proprie “azioni di disobbedienza civile”, così come per altre già annunciate (ma in data ancora da definire, forse “a sorpresa”) e che dovrebbero caratterizzarsi come maggiormente “significative e impattanti”.

    Nel comunicato non mancava un riferimento alle elezioni francesi. “Vogliamo convincere il futuro governo – se leggeva nel comunicato – a inserire urgentemente la questione dei prigionieri nell’agenda politica”.

    Invitando quindi i candidati alle prossime elezioni legislative a “partecipare pubblicamente e attivamente al processo di pace”.

    Gianni Sartori

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