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Il Messico porta in un tribunale aziende di armi statunitensi legate al narcotraffico

Il Messico fa causa nel tribunale del Massachusetts ad 8 colossi dell’industria bellica statunitense per il ruolo svolto nel traffico illegale di armi verso il paese utilizzando prestanomi, imprese fantasma e triangolazioni illegali.

Attraverso la denuncia, riferita dal quotidiano El Universal, il governo messicano del presidente socialista Obrador ha accusato otto compagnie statunitensi che producono armi di non rispettare le leggi federali di protezione e controllo nella vendita per ottenere maggiori profitti, e di sapere che le loro armi raggiungono il Messico favorendo la criminalità organizzata.

Le autorità denunciano che le aziende imputate non solo sanno che i loro prodotti sono oggetto di tratte illegali ma producono anche armamenti disegnati appositamente (cioè facilmente modificabili) secondo le esigenze del narcotraffico.

Per progettare, distribuire, vendere e commercializzare prodotti altamente pericolosi, le imprese produttrici di armi sono obbligate a firmare l’impegno a garantire che tutte le loro armi siano vendute legalmente e con cura, nel rispetto delle leggi applicabili e sono impegnate a non eludere tali leggi attraverso le loro pratiche commerciali.

I produttori di armi sono quindi obbligati a garantire che i loro prodotti non siano distribuiti in modo sconsiderato o illegale nel mercato criminale messicano“, recita il testo della denuncia.

Secondo il rapporto, a causa di questa assenza di controlli, a cui le imprese sono obbligate, le armi vengono usate come moneta di scambio coi cartelli messicani ricevendo droga da far giungere negli Stati Uniti.

A questo proposito, il consulente legale del Ministero degli Affari Esteri del Messico, Alejandro Celorio, in un’intervista a El Universal, ha affermato che il suo Paese ha subito gravi danni diretti o indiretti a causa della negligenza di tali imprese.

Stiamo citiamo in giudizio le compagnie che rappresentano circa il 62% delle armi di origine illecita che sono state trovate in Messico, tra il 70% e il 90% delle armi illegali presenti in Messico provengono dagli Stati Uniti e ben il 62% corrisponde alle imprese che abbiamo denunciato”, ha affermato.

Nell’ottobre del 2019, durante l’operazione fallita per catturare Ovidio Guzmán, figlio de El Chapo, furono rinvenute armi come il Barrett calibro 50, in grado di abbattere elicotteri, in mano di membri del cartello di Sinaloa.

Secondo le autorità messicane, ogni anno oltre 500.000 armi entrano illegalmente nel Paese attraverso il confine degli Stati Uniti, una cifra che nel solo 2021 è stata responsabile di 17.000 omicidi nel Paese azteco.

Il 31 gennaio scorso il Messico aveva già presentato una citazione in tribunale contro altri undici produttori di armi statunitensi, che erano stati individuati per il loro commercio negligente che facilita l’ondata di violenza che sta vivendo il Paese latinoamericano.

I rappresentanti legali delle imprese produttrici d’armi hanno risposto che “la denuncia, seppur presentata in un tribunale statunitense, non ha base legale poiché ad essere denunciate sono imprese che operano sul territorio statunitense e quindi protette dalla legislazione USA, che non prevede la regola della denuncia extraterritoriale“.

La segreteria del Ministero degli Esteri messicano ha affermato che, nonostante le obiezioni degli avvocati della controparte “la denuncia civile (di risarcimento) andrà avanti poiché non esiste immunità quando si viola una legge statale; inoltre, siccome le imprese d’armi statunitensi non hanno sedi in Messico, la notificazione della denuncia va fatta obbligatoriamente in un tribunale USA. Infatti se queste imprese venissero condannate da un tribunale messicano si rifiuterebbero di pagare e non ci sarebbe modo di obbligarle a farlo“.

Si stima che la vendita illegale di armi da parte di produttori causi, attraverso i crimini e le vittime generate, un danno alla economia dello Stato messicano fino al 2% del PIL e questa è la richiesta di risarcimento fatta in tribunale.

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