Menu

Accordo segreto con Israele, l’altra faccia del lodo Moro

Questi documenti, presenti nell’ultimo versamento depositato in aprile presso l’Archivio centrale dello Stato precisano meglio quello che fu il cosiddetto «lodo Moro»: una linea di politica estera parallela che prevedeva una serie di accordi informali e riservati con i vari attori del teatro mediorientale. Vennero coinvolti Stati come Israele e organizzazioni politiche che incarnavano forme di Stato nascente, come l’Olp, ma anche altre formazioni minori che vedremo più avanti, con l’obiettivo di smilitarizzare lo scontro e ripoliticizzare il conflitto mediorientale.

*****

Nel 1975 Italia e Israele stipularono un lodo segreto con lo scopo di rafforzare la sicurezza dei confini dello Stato ebraico prevenendo eventuali attacchi militari nei suoi confronti.

Si tratta dell’ultima clamorosa novità venuta fuori dalla seconda tranche dell’incartamento Sismi-Olp versato lo scorso 19 aprile 2023 presso l’Archivio centrale dello Stato.

Il Servizio segreto militare, grazie agli ottimi rapporti intrecciati con le maggiori organizzazioni palestinesi e alla rete di informatori messa in piedi in Medioriente, aveva il compito di raccogliere informazioni sui dispositivi militari di alcuni paesi arabi, in particolare Libano, Siria, Iraq e Egitto. Notizie che poi avrebbe trasmesso al Mossad.

Una sorta di contrappeso all’accordo riservato raggiunto tempo prima con l’Olp e che aveva come obiettivo la messa in sicurezza del territorio italiano e dei suoi interessi oltre i confini nazionali evitando che l’Italia fosse travolta dal conflitto israelo-palestinese, come era già accaduto in più circostanze. In cambio, le autorità italiane avrebbero fornito sostegno internazionale e riconoscimento politico all’attività dell’Olp.

Del “lodo Israele”, definito in codice «Operazione Venti», si trova una prima traccia in una dichiarazione inviata al Cesis dal generale Silvio Di Napoli il 19 settembre 1985 (doc. 192).

Questo documento, il cui contenuto è confermato da una lettera dell’Ammiraglio Fulvio Marini, Direttore del Sismi, al Presidente del consiglio Bettino Craxi e al Cesis, del 1 ottobre 1985 (doc. 193), consente di precisare meglio quello che fu il cosiddetto «lodo Moro»: una linea di politica estera parallela che prevedeva una serie di accordi informali e riservati con i vari attori del teatro mediorientale.

Vennero coinvolti Stati come Israele e organizzazioni politiche che incarnavano forme di Stato nascente, come l’Olp, ma anche altre formazioni minori che vedremo più avanti, con l’obiettivo di smilitarizzare lo scontro e ripoliticizzare il conflitto mediorientale.

1975-1985 dieci anni di diplomazia parallela

Questo secondo versamento, più voluminoso di quello depositato lo scorso anno, conta 429 fogli, pari a 163 documenti, anche se quelli indicizzati sono in realtà 193.

Ne mancano all’appello 30, solo in parte compensati dai precedenti 32 che smentivano clamorosamente la narrazione tossica diffusa dalla destra su un presunto ruolo palestinese nella strage di Bologna: si veda in proposito l’approfondita analisi svolta da chi scrive insieme a Paolo Morando su Insorgenze.net (1, 234).

Considerando i doppioni (ne abbiamo contati tre) e i sei documenti mancanti all’appello, nel complesso gli studiosi hanno a disposizione un bacino di 186 documenti che sul piano cronologico si integrano perfettamente coprendo circa un decennio, dal 21 novembre 1975 al 3 ottobre 1985.

Non ci sono le informative utili a comprendere il periodo di formazione della politica dei lodi, se è vero – come riferisce Giovannone nel suo interrogatorio del 20 giugno 1984 (doc. 191) davanti al pm Giancarlo Armati – che su mandato del Sismi nel 1972 allacciò rapporti con i vertici palestinesi «disponibili a intavolare un dialogo».

Manca ancora un nucleo documentale di almeno tre anni molto importante per capire come lo Stato italiano ha costruito questa diplomazia parallela, il cui attore principale in loco non era l’ambasciatore ma il capocentro del Sismi a Beirut.

Vicenda Toni-De Palo

Un paio di dispacci accennano di sfuggita alla vicenda dei due giornalisti, Italo Toni e Gabriella De Palo, scomparsi in Libano nel settembre del 1980. Anche se molto più interessanti sono le dichiarazioni del colonnello Giovannone rese davanti al magistrato che indagava sulla loro scomparsa e nelle quali riferisce di un flusso di informative inviate dall’ambasciatore italiano a Beirut, D’Andrea, che seguiva personalmente le indagini.

Dispacci intercettati da Giovannone per conto del Sismi. Documenti, non presenti in questo versamento, nonostante le rassicurazioni della presidente del consiglio Giorgia Meloni, ma che dovrebbero trovarsi presso l’archivio del ministero degli Esteri e, almeno quelli intercettati, presso l’archivio dell’Aise che ha ereditato le carte del Sismi.

Abu Nidal e la messa in sicurezza dell’Olp

Un altro tema rilevante riguarda la figura di Abu Nidal, ovvero Sabri Khalil al-Banna, l’esponente palestinese che fu rappresentante dell’Olp al Cairo. Brillante, ambizioso, profondo conoscitore della situazione egiziana, prima della sua rottura con i vertici di Fatah a causa della svolta «moderata» impressa da Arafat, fu individuato da Giovannone come una potenziale fonte da arruolare per ottenere informazioni di prima mano.

Le carte raccontano dei primi contatti con Nidal, forse addirittura una sua iniziale collaborazione col Sismi, e poi la lunga caccia condotta in stretta collaborazione con l’Olp per prevenire i suoi attacchi in Europa e in Italia e mettere in sicurezza la sede diplomatica palestinese a Roma e i suoi esponenti.

L’«Operazione Aquila»

Il grosso del carteggio è una integrazione dei dispacci e degli appunti sulla vicenda del sequestro dei due lanciamissili del Fplp a Ortona nel novembre del 1979 e l’arresto dei tre autonomi romani e del palestinese Abu Anzeh Saleh.

Le nuove carte arricchiscono i passaggi dell’inchiesta inizialmente condotta dal Sismi per comprendere la natura dei fatti e verificare la veridicità della versione palestinese, quindi la laboriosa trattativa che ne seguì e la realizzazione di una seconda operazione speciale, l’«operazione Aquila», finalizzata alla scarcerazione di Saleh.

Documentazione che conferma il fitto intreccio intessuto dal Sismi e che vede il coinvolgimento diretto degli avvocati degli imputati, ma soprattutto la scansione temporale della trattativa con l’Fplp dettata dai passaggi processuali.

Quello che ne esce fuori è una quadro arricchito da numerose altre conferme che ribadisce, senza possibilità di appello, l’assoluta estraneità dei palestinesi nella vicenda dell’attentato alla stazione di Bologna e il naufragio della operazione di intossicazione messa in piedi dalla destra da oltre un decennio.

Gli Armeni e il lodo Cossiga

In questa ultima tornata di documenti si parla anche del “lodo armeno”, messo a punto sempre dal Sismi con l’Asala, l’organizzazione armata segreta armena – grazie alla supervisione decisiva dell’Olp – per prevenire eventuali suoi attacchi contro gli interessi turchi presenti sul suolo italiano e contro sedi diplomatiche o aziende italiane estere.

Nell’aprile del 1980 – scrive il generale Ninetto Lugaresi, allora capo del Sismi, in una lettera al ministro dell’Interno Scalfaro del 19 agosto 1983 (doc. 189) – «allo scopo di bloccare le azioni terroristiche armene contro l’Italia, sono stati presi contatti tramite l’Olp, con l’Asala, conclusi nel dicembre dello stesso anno».

Le date sono significative poiché l’accordo venne stipulato sotto la presidenza del consiglio Cossiga nello stesso arco di tempo in cui avvenne la strage di Bologna. Si tratta di una ulteriore prova, indiretta e logica, della assoluta assenza di sospetti da parte del Sismi e delle autorità politiche italiane nei confronti dei palestinesi, in caso contrario difficilmente sarebbe stata riposta tanta fiducia verso i palestinesi, addirittura incaricandoli di una missione volta a prevenire rischi per la sicurezza interna dell’Italia.

L’Asala, in realtà, non aveva commesso grosse azioni contro l’Italia, solo l’incendio di un magazzino della Mondadori per rappresaglia nei confronti di una intervista poco apprezzata uscita su Panorama.

Gli attentati più gravi vennero realizzati a Parigi nel 1981, con l’attacco all’ambasciata turca, e nel luglio 1983 con l’assalto all’aeroporto di Orly. Episodio che spiega il ritorno di attenzione da parte del Sismi diretto da Lugaresi e la messa a punto del lodo stipulato tre anni prima.

Anche in Francia si attivò un’azione politica simile da parte delle autorità che avviarono una trattativa segreta per accogliere e ricondurre su canali politici le rivendicazioni del gruppo armeno. La vicenda è raccontata da Louis Joinet, il consigliere giuridico di Mitterrand, che fu uno degli artefici principali di questa trattativa, nel suo libro Mes raisons d’Etat, La Découverte, 2013.

Il “lodo Israele”

Sia il colonnello Giovannone che il generale Di Napoli, avevano opposto il «segreto di Stato» davanti ai magistrati che li avevano interrogati tra il 1984 e il 1985, segreto poi confermato dal presidente del consiglio Bettino Craxi.

In una informativa inviata al Cesis, del 19 settembre 1985 (doc. 192), Di Napoli spiegava il contenuto delle «operazioni speciali» di cui era stato a conoscenza nel periodo tra il 30 aprile 1979 e l’11 ottobre dello stesso anno.

Si trattava – scrisse al Cesis – della «Operazione Venti condotta dal col. Giovannone di concerto con l’allora Direttore del Servizio, gen. Santovito, finalizzata ad acquisire notizie politico-economiche e militari (con specifica attenzione ai dispositivi militari) a riguardo del Libano, della Siria, dell’Iraq ed Egitto. Tali notizie venivano raccolte a favore del Servizio Israeliano (Mossad) nell’ambito di un particolare rapporto di collaborazione».

Il 3 ottobre successivo in una informativa diretta alla presidenza del consiglio, l’Ammiraglio Marini, nuovo capo del Sismi aggiungeva, «Nel 1975 dopo la guerra del Kippur fu concordato con il Servizio israeliano un accordo di collaborazione in campo intelligence finalizzato alla raccolta di dati prevalentemente militari nei paesi circondanti Israele.

In detto accordo venivano individuati prevalentemente gli “indizi di attacco” che avrebbero potuto segnalare una operazione militare congiunta di sorpresa contro Israele creando una situazione analoga a quanto avvenuto prima della Yom Kippur. Detta operazione fu chiamata “Operazione Venti”».

Attività che nel 1985 – precisava Martini alla luce della mutata situazione internazionale dopo gli accordi di Camp David – era «limitata alla sola Siria».

* da Insorgenze.net

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *