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Il Cremlino prova a “normalizzare” la crisi. Kiev delegittima Putin sui negoziati

Per l’ex capo della Cia “Putin deve guardarsi le spalle”

Il presidente russo Vladimir “Putin ora deve guardarsi le spalle”. E’ quanto afferma l’ex capo del Pentagono e poi della Cia Leon Panetta in una intervista a “Repubblica”. Sulle conseguenze della tentata insurrezione di Prigozhin, Panetta osserva che : “Non bisogna mai sottovalutare Putin, perché è un ex colonnello del Kgb, è stato a lungo al potere e sa come sopravvivere, però credo che ora debba guardarsi le spalle”. Come prima cosa, “ha evidenziato spaccature molto gravi all’interno del regime. Poi Putin ha detto che Prigozhin è un traditore, ma almeno finora non lo ha punito, perché evidentemente non si sente pronto a farlo o non lo ritiene conveniente. Questo è un grave segnale di debolezza, che in una monarchia assoluta invita i suoi avversari ad approfittarne per attaccare il re”.

Lukashenko. “L’Occidente colpirà i nostri punti dolenti”

Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha affermato che il tentativo di ammutinamento della compagnia militare privata Wagner darà l’opportunità all’Occidente di colpire nei punti dolenti in Russia e Bielorussia. “Affrontiamo il peggio, stiamo attraversando tempi difficili”, riferisce l’agenzia di stampa bielorussa BelTA. “I funzionari occidentali trarranno sicuramente alcune conclusioni dalla marcia di Wagner su Mosca” –  ha affermato Lukashenko – “Coordineranno il loro lavoro, si concentreranno e colpiranno nei punti più dolenti”.

Il presidente bielorusso intanto ha firmato la legge sulla ratifica del protocollo all’accordo con la Russia sul gruppo di forze militare regionale.

Il protocollo è stato firmato dai ministri della difesa dei due paesi, Viktor Khrenin della Bielorussia e Sergey Shoigu della Russia. Il documento è volto ad adeguare il quadro giuridico per la cooperazione bilaterale in ambito militare. Specifica la procedura di pianificazione e le misure finanziarie per garantire il funzionamento del gruppo di forze regionale.

Il 10 ottobre 2022, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha annunciato la formazione di un gruppo di forze regionale composto al suo interno da militari bielorussi, in base al suo accordo con Mosca. Le prime unità russe sono arrivate in Bielorussia a metà ottobre. Dopo i colloqui con Lukashenko a Minsk il 19 dicembre 2022, il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che Mosca e Minsk continueranno la pratica delle esercitazioni congiunte, anche all’interno del gruppo di forze regionale. All’inizio di gennaio, il ministero della Difesa bielorusso ha affermato che il gruppo regionale era rafforzato e pronto a difendere lo Stato dell’Unione.

Il Cremlino al lavoro per normalizzare la compagnia Wagner

Secondo il Wall Street Journal, che cita funzionari anonimi e “disertori” della milizia russa, nelle ore successive alla rivolta di Progozhin il viceministro degli Esteri russo, Andrej Rudenko, è volato a Damasco per consegnare personalmente un messaggio al presidente siriano Bashar al Assad: le forze del gruppo Wagner nel Paese non opereranno più in quel Paese in maniera indipendente. Il ministero degli Esteri russo avrebbe riferito telefonicamente lo stesso messaggio al presidente della Repubblica Centrafricana, Faustin-Archange Touadera, Mosca avrebbe inoltre assicurato al presidente che la crisi dello scorso sabato non arresterà l’espansione della presenza russa in Africa. Nei giorni scorsi – prosegue il “Wall Street Journal” – aerei governativi russi hanno fatto la spola dalla Siria al Mali, un altro dei teatri internazionali della presenza della compagniaWagner.

Il “Wall Street Journal” stima che circa 6mila mercenari e dipendenti del gruppo Wagner operino attualmente al di fuori del territorio di Russia e Ucraina, svolgendo una molteplicità di funzioni più o meno legali e regolamentate: da servizi di protezione e difesa di siti minerari, petroliferi e industriali, a operazioni militari contro gruppi islamisti a fianco delle forze armate siriana e di diversi Paesi africani.

Negoziati di pace.  Il Cremlino apre, Kiev chiude

Il cardinale Zuppi, segretario della CEI, sta lavorando ad una “missione di pace” facendo la spola tra Kiev e Mosca. Finora non è trapelato molto sui risultati di questa visita. L’inviato speciale del Papa, il cardinale Matteo Zuppi, ha visitato la Russia con proposte per risolvere il conflitto ucraino, riporta l’agenzia russa Ria Novosti, sebbene non siano stati raggiunti risultati concreti dalle parti, “gli esperti ritengono che questa e altre iniziative simili costituiranno alla fine la base per una cessazione delle ostilità”.

In un’intervista al network Russia Today, il portavoce del Cremlino russo Dmitry Peskov ha affermato che la Russia era e rimane pronta a discutere qualsiasi iniziativa di pace.

Ha osservato che diversi paesi hanno espresso la loro intenzione di agire come mediatori per risolvere la crisi intorno all’Ucraina, comprese le iniziative della Cina, del Vaticano e dei paesi africani. Peskov, riferendosi alle parole di Putin, ha affermato che ora si stanno formulando iniziative specifiche e la Russia rimane aperta a discutere eventuali proposte.

Dall’Ucraina arriva l’ennesima doccia gelata sulle possibilità di un negoziato.

“Abbiamo già ripetuto che non ha senso prendere iniziative che non portino alla fine della guerra a condizioni eque, bensì congelino il conflitto. Ciò condurrebbe alla ripresa della guerra nel futuro. Ecco il motivo per cui sosteniamo unicamente i passi di chi non va oltre la formula della pace avanzata da Zelensky” ha dichiarato Il consigliere presidenziale ucraino Podolyak, vera e propria anima nera dello staff di Zelenski.

“L’Ucraina – aggiunge – non ha bisogno di essere persuasa a porre fine alla guerra, non l’abbiamo iniziata noi, le chiavi si trovano al Cremlino e le mediazioni devono partire da lì: occorre che i russi abbandonino le terre occupate. Credo che il Vaticano possa coordinare il monitoraggio delle condizioni di detenzione e di ritorno dei prigionieri ucraini e dei bambini deportati in Russia”.

Quanto a Putin, secondo Podolyak  “Emerge un leader debole a capo di un sistema di potere fragile e questo stravolge la tesi di chi pensava che la guerra dovesse finire con la sconfitta russa. Ciò per il fatto che sono a rischio gli arsenali nucleari di un Paese dove diversi attori oscuri stanno già pensando alla redistribuzione del potere. Ormai è iniziato il caos interno. Putin ha perso il controllo, il re è nudo. Dunque, il mondo democratico dovrebbe comprendere che non è più lui il partner con cui negoziare”.

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