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Navi per il grano. Il vero e il falso nei media

Dunque, la questione dei porti, cioè la seconda parte del post che ho scritto ieri pomeriggio.

L’altro giorno nel NAFO-verso (insieme degli amici della Nato, ndr)  si era diffuso grande entusiasmo: sei navi mercantili avevano “forzato il blocco russo” ed erano entrate nel Mar Nero, in direzione dei porti ucraini (qui la versione trionfalista dell’ANSA: https://www.ansa.it/…/sei-navi-civili-nel-mar-nero…).

È stato subito un gran parlare, come sempre, di “schiaffi”, “umiliazioni” e “punizioni” a Putin, perché come ho già detto ci tengono molto a farci sapere quali sono le loro parafilie.

In realtà, altrettanto come sempre, le cose stanno un po’ diversamente.

Non c’è nessun blocco navale russo del Mar Nero: le navi, mercantili e militari, entrano ed escono come più aggrada loro e nessuno può dire o fare nulla, nemmeno la Turchia, figuriamoci quindi la Russia.

Il “blocco” riguarda i porti ucraini, non la navigazione nel Mar nero. E infatti le sei navi che Markus Jonsson, un “investigatore dell’Open Source Intelligence” – addirittura – ha “scoperto” NON sono entrate nelle acque territoriali ucraine, ma si sono fermate nel gruppone di navi che da giorni ormai staziona al largo del Delta del Danubio, davanti al porto romeno (e non ucraino, come scrive l’ANSA) di Sulina (lo potete vedere qui: https://www.marinetraffic.com/…/cen…/centery:44.8/zoom:9 , e nella prima foto).

Sono, per la precisione, la Sahin 2 (Vanuatu), la Yilmaz Kaptan (Vanuatu), la Afer (Panama), la Sealock (Tanzania), la Bosphorus Queen (Panama), e la AMS 1 (Sierra Leone). Teniamo presente soprattutto quest’ultima.

Per quanto riguarda le destinazioni, tre di queste navi dobbiamo toglierle dall’elenco delle forzatrici del blocco: la Bosphorus Queen e la Afer hanno destinazione Sulina, appunto in Romania, e la Yilmaz Kaptan va a Galati, sempre in Romania. La Sahin 2 non ha specificato una destinazione, mentre la Sealock e la AMS 1 hanno destinazione Izmail, porto ucraino nel Mar Nero.

La Sealock però è anch’essa ferma davanti Sulina. Solo la sesta nave, la AMS 1 (Sierra Leone), si trova nel Danubio invece che nel Mar Nero (foto 2, all’estrema destra in altro), ma non ha dove andare perché la notte scorsa c’è stato un altro attacco missilistico russo sul porto di Izmail, che ha distrutto quello che c’era ancora da distruggere: la stazione marittima di Izmail, l’edificio amministrativo della compagnia di navigazione del Danubio, un deposito di petrolio e un granaio (nella foto 3).

Non è escluso che gli attacchi della notte scorsa siano stati provocati proprio dal piano di navigazione della AMS 1 e della Sealock, che non potevano essere ispezionate dalle navi russe perché navigavano nelle acque territoriali rumene.

Il blocco è “facile” per i porti marittimi ucraini, ma per quelli fluviali sul Danubio c’era il rischio di farsi scappare un bel po’ di naviglio: quindi a Mosca si è deciso, molto pragmaticamente, di distruggere i porti fluviali, che tra l’altro sono molto più piccoli di quelli di Odessa o Yuzhni.

Quindi, ricapitolando: nessun “blocco del Mar Nero“, ma effettivamente dal 19 nessuna nave è attraccata nei porti ucraini, marittimi o fluviali che siano.

Questo stato di cose durerà, come ha chiarito la conversazione telefonica tra Putin ed Erdoğan di oggi, finché non verranno accolte le richieste russe, come abbiamo già detto giorni fa.

PS. Se però andiamo a guardare in dettaglio i porti marittimi ucraini, vediamo che ci sono due navi, la Cengiz Bay (Barbados) e la Polarstar (Panama) che sembrerebbero avere attraccato rispettivamente a Mykolaiv il 26 luglio e a Odessa il 31 luglio, in “violazione del blocco”.

Se però andiamo nel dettaglio degli ultimi spostamenti, e per questo non ci serve più marinetraffic.com ma vesselfinder.com, notiamo che sono ferme in porto rispettivamente dal 12 luglio (foto 4) e dal 5 luglio (foto 5), ma ogni tanto aggiornano la posizione e sembra dunque siano in movimento.

PS2 – Delle otto navi ho indicato solo la bandiera che battono, non a quale compagnia di navigazione appartengono. La maggior parte appartiene a compagnie navali turche.

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