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Il “G77 più la Cina” per una riforma multipolare dell’architettura finanziaria globale

Riunito a Cuba, nella dichiarazione finale del vertice, il “Gruppo dei 77 più la Cina” ha mostrato la volontà di rafforzare il proprio ruolo nel contesto internazionale con la richiesta di “una riforma dell’architettura finanziaria globale”, e ha denunciato “l’attuale ordine economico internazionale ingiusto” e le “sanzioni unilaterali” con “le ripercussioni negative e devastanti delle misure coercitive sul godimento dei diritti umani, compreso il diritto allo sviluppo e al cibo”.

Il forum ha chiesto un approccio più inclusivo e coordinato alla governance finanziaria globale, con maggiore enfasi sulla cooperazione tra i paesi.

Nel documento, articolato in 47 punti, è sottolineato che “le sanzioni unilaterali non solo minano i principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite e dal diritto internazionale, ma costituiscono un serio ostacolo al progresso della scienza, della tecnologia e dell’innovazione, e alla piena realizzazione dello sviluppo economico e sociale”.

Le 134 nazioni che fanno parte del blocco hanno riaffermato “l’impegno a rafforzare l’unità e la solidarietà per raggiungere i loro obiettivi e rafforzare il loro ruolo nell’attuale contesto internazionale”.

Il testo, di 9 pagine, inizia con un appello alle 134 nazioni che fanno parte del blocco ad “agire insieme” e riafferma “l’impegno a rinsaldare l’unità e la solidarietà per raggiungere gli obiettivi comuni e rafforzare il proprio ruolo nella l’attuale contesto internazionale”.

In concomitanza con quanto dichiarato nei quasi cento discorsi pronunciati dai capi delegazione nei due giorni di dibattito nel Palazzo dei Convegni dell’Avana, il documento esprime infine “una profonda preoccupazione” per “l’attuale ingiusta situazione economica internazionale”.

Di seguito pubblichiamo il commento sui lavori del vertice preparato dalla Scuola Decoloniale Marxista di Economia Critica Antropológica fondata da Luciano Vasapollo

Il “G77 più la Cina” è un organismo, meglio un’area di confronto, che rappresenta quelli che vengono erroneamente chiamati i paesi in via di sviluppo e che più correttamente possiamo definire il Sud globale.

Nasce nel 1964 con 77 paesi del Sud: Africa, Asia e America Latina. E si allarga man mano ed oggi ne fanno parte 134 paesi più la Cina.

Paesi che si confrontano proprio per cercare di trovare delle strategie per limitare l’influenza delle multinazionali e le coercizioni e le imposizioni che le stesse multinazionali con gli Stati Uniti e l’Unione Europea svolgono per mantenere le diseguaglianze nel mondo e per mantenere il dominio del mondo.

Per questo è molto importante che il Vertice si sia volto all’Avana e con un ruolo centrale di Cuba cui è affidata attualmente la presidenza del pro tempore del “G77 più la Cina”.

Va messo in rilievo, nel commentare il vertice che si è concluso ieri, il ruolo importante di Cuba come “perno” di relazioni internazionali rinnovate e paritarie, nell’ambito di un nuovo progetto ispirato esattamente alla visione comune del pluripopolarismo.

La questione importante è quella di aver portato avanti in questi giorni di dibattito e di confronto la questione dell’avanzamento, nelle priorità internazionali, dei Sud globali attraverso uno sviluppo a compatibilità sociale e compatibilità ambientale.

In effetti il “G77 più la Cina” era stato convocato proprio perché questi 134 paesi (che rappresentano l’80% della popolazione mondiale e i 2/3 degli Stati membri delle Nazioni Unite) ponessero al centro la questione della scienza, della tecnologia e dell’innovazione.

La scienza infatti non può essere interpretata come vuole la cultura del capitale, ovvero l’economia imperialista e capitalista, come una ‘scienza neutrale’.

La scienza neutrale non esiste; la scienza viene utilizzata per fare le guerre, per interessi di parte e nel G77 a L’Avana si è posto il problema di un impegno per la scienza e la tecnologia e l’innovazione come strumento imprescindibile per superare le differenze, cioè per la trasformazione economica, per uscire da quelle che sono le logiche del profitto a tutti i costi, utilizzate per aumentare la produttività e la competitività, perseguendo invece uno sviluppo sostenibile o uno sviluppo sociale sostenibile, quindi per il benessere delle popolazioni, per facilitare proprio l’inserimento pieno, cioè a pieno titolo, di tutto il Sud globale all’interno dell’economia mondiale.

E questo inserimento va ricercato con un ruolo autonomo e indipendente dei paesi che hanno fatto dei passi avanti in questi giorni per conquistare appunto un connubio fra evoluzione e uso della scienza, della tecnologia e dell’innovazione, e sviluppo a compatibilità sociale e ambientale.

Al vertice tutto questo è stato visto come una prova di forza perché fino adesso il binomio scienza e sviluppo è stato vietato, negato a gran parte dell’umanità, a quell’umanità che non fa parte dei grandi Imperi.

Perché la gran parte dell’umanità ha dovuto sopravvivere, e continua a lottare semplicemente per la sopravvivenza. Infatti questo livello di sottosviluppo è voluto, non è casuale: è voluto, è imposto dal colonialismo e dagli interessi imperiali.

Lottare per cambiare questa logica significa lottare per creare una nuova futura umanità, un mondo in cui l’elemento della giustizia sociale sia coniugato con la democrazia partecipativa, la democrazia includente, la democrazia di base che pone al centro la sovranità dei Sud, cioè la sovranità dei paesi e dei popoli, e la solidarietà, con una visione della cooperazione internazionale che possa appoggiare tutti gli sforzi per conseguire uno sviluppo autonomo dei Sud, che è impedito ormai da secoli, non da anni, con sfruttamento bestiale e genocida perpetrato con vere e proprie forme di saccheggio. Uno sfruttamento che è coloniale e imperiale.

Il “G77 più la Cina” si è molto soffermato nel dichiarare i grandi danni dell’unipolarismo imperialista nordcentrico e se si è mostrato, con proposte concrete, come il Sud globale sia con il pluricentrismo il polo di un’internazionalismo più adeguato e più avanzato, per poter mettere al centro le aspirazioni dei popoli della Tricontinental.

Al vertice di Cuba su questo si sono trovati dei punti di maggiore convergenza, per vedere quali sono appunto i meccanismi, gli strumenti, della complementarietà fra i Sud, e verificare come appunto l’interesse e l’azione del singolo paese del Sud può essere convergente non con quelli che sono gli interessi di una parte, invece con quelli di gruppo, cioè con gli interessi fondamentali dei popoli.

E nella dichiarazione finale si è messo al centro anche la questione dell’emarginazione tecnologica e dei saperi, dell’emarginazione dagli sviluppi scientifici.

Rappresenta oggi una priorità il riappropriarsi della scienza per difendere i paesi e i popoli: perseguire gli interessi popolari per dare un impatto allo sviluppo complementare, sostenibile, a compatibilità sociale oltre che ambientale.

In questo senso Cuba ha svolto un ruolo centrale quando ha deciso appunto di portare al centro la questione dell’innovazione come obiettivo del vertice.

Così il G77 ha aperto e consolidato un dibattito sulla sfida principale, quella dello sviluppo sostenibile e quindi ha messo al centro, per prima cosa, l’innovazione tecnologica e la sicurezza alimentare, insieme alla salute pubblica e gratuita, ai nuovi processi di produzione compatibili con l’ambiente che chiudano questa maledetta contrapposizione tra sviluppo dell’economia e sviluppo dell’interesse parziale, del capitale.

Si tratta di privilegiare quelli che sono appunto gli equilibri della natura, gli equilibri ambientali, in quanto il centro deve essere il benessere sociale, umano, ambientale: promuovere insieme un ambiente sano, in un mondo sano e una gestione da parte dei governi che anche coniugando il settore pubblico al settore privato contribuisca allo sviluppo dell’umanità.

E’ stato importante in questo contesto il riconoscimento arrivato al vertice di Cuba dal segretario dell’ONU Antonio Guterres che ha sottolineato come il “G77 più la Cina” sia “da sempre sostenitore del multilateralismo” e ha chiesto di impegnarsi affinché “si utilizzi il potere di questo gruppo per combattere fortemente, come paesi in via di sviluppo, per un mondo che funzioni, però che funzioni per tutti”.

E bisogna appunto sostenere la causa dell’uguaglianza per difendere un sistema pronto a invertire questa deriva centrata sull’ingiustizia, sull’abbandono, sullo sfruttamento che ormai avviene da secoli.

Guterres ha anche messo in evidenza che le centinaia e centinaia di milioni di persone che sono ridotte alla povertà assoluta e che aumentano sempre più negli ultimi decenni, aumentando anche le aree, non più le sacche, della fame.

Con i prezzi degli alimenti alle stelle, con il debito che aumenta, con i disastri climatici, la situazione si presenta sempre più insostenibile e serve un cambiamento per creare un nuovo mondo che non può seguire ancora i dettami delle strutture globali degli organismi internazionali, che a detta di Guterres stesso sono stati deludenti, perché il mondo è incatenato da soggetti come le multinazionali e i paesi imperialisti.

Sovrastano tutto, le aree imperialiste dell’unipolarismo e del nord centrismo che hanno deluso i paesi in via di sviluppo. Dunque c’è necessità di nuove istituzioni internazionali che siano multilaterali, di quel pluripolarismo di cui ha parlato Hugo Chavez che se n’è fatto portatore e stimolatore nella comunità internazionale. E che Fidel Castro ha saputo difendere per 50 anni dall’attacco USA alla rivoluzione cubana.

Al vertice del “G77 più la Cina”, il grande abbraccio leale e sincero fra Maduro e Diaz-Canel ha dato immediatamente il senso, la profondità di quella che è la continuità della battaglia delle idee dei due comandanti eterni, Fidel e Chavez, per un mondo che si distacca, combattendolo, dal dominio coloniale, e che possa dare finalmente senso alla propria battaglia di giustizia, di uguaglianza e per costruire una nuova futura umanità basata su fondamenta solide, cioè sul senso forte della solidarietà e della cooperazione, della complementarietà e dell’innovazione, perché la tecnologia stessa deve essere un obiettivo di sviluppo sostenibile, per superare, per combattere le diseguaglianze.

E questo ha bisogno di una battaglia non solo di vertice ma di lotte dei popoli che pongano al centro il problema della sovranità, dell’autodeterminazione dei paesi del Sud globale.

Quanto al tema del debito estero, esso è uno strumento di coercizione e di controllo da parte del Nord sui Sud, per cui bisogna riprendere la grande battaglia che nel 1989 ha fatto Fidel Castro per l’azzeramento del debito dei paesi cosiddetti in via di sviluppo.

Un tema che oggi è ancora più urgente perché si stanno vedendo gli effetti della pandemia e della crisi globale dell’inflazione. Sono i poveri che pagano l’aumento del costo della vita e gli impatti climatici, mentre il conflitto capitale ambiente pone all’ordine del giorno uno sviluppo equilibrato i cui tempi non possono essere dettati dallo strozzinaggio del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, istituzioni al servizio in effetti dei paesi del Nord.

I paesi dei Sud vanno messi in grado di procedere per la propria sovranità per la propria autodeterminazione, promuovendo dei progressi reali che nascano dalle lotte popolari per la transizione al socialismo e quindi per cercare di porre le modalità dello sviluppo fuori da quell’ordine mondiale basato sull’architettura finanziaria globale che non rappresenta assolutamente gli interessi dei popoli e anzi è coercitiva verso verso i Sud stessi.

Ed è importante per costruire un futuro di pace e inclusione il ruolo che possono svolgere i paesi dell’Alba, l’Alleanza Bolivariana fondata da Fidel e Chavez: Cuba, il Venezuela, la Bolivia e il Nicaragua, che rappresentano un punto di riferimento di sviluppo per il nuovo mondo possibile e necessario.

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